Un’Italia non più subalterna ma complementare al duo Francia-Germania nella costituzione delle nuove rotte strategiche su cui l’Europa baserà le sue politiche e le sue scelte nei settori critici negli anni a venire, con un occhio particolare alle filiere industriali ed economiche più salienti per la determinazione delle rotte degli equilibri di potenza e del potere economico di domani. Questa la visione che il Ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti ha prospettato intervenendo nella giornata del 30 marzo all’evento “Sovranità tecnologica” in cui il Centro Economia Digitale guidato da Rosario Cerra ha presentato il suo position paper.

Il ruolo delle nuove tecnologie

Il titolare leghista del Mise, “regista” del governo Draghi su diversi dossier critici per il futuro economico e industriale del Paese e anello di congiunzione tra la componente politica dell’esecutivo e la struttura di ministri tecnici scelti dal premier, rilancia sulla partecipazione italiana ai grandi tavoli guidati da Parigi e Berlino. E l’occasione è delle più significative, dato che il Ced ha dato alla luce una pubblicazione in cui si afferma chiaramente che nelle nuove tecnologie si trovano i driver principali per la determinazione degli equilibri di forza di domani. E che l’Europa deve giocare, nel loro sviluppo, un ruolo di primo piano.

Il Ced scrive che “la sovranità tecnologica e la sovranità digitale rappresentano i driver fondamentali della sovranità economica e dell’autonomia strategica”: non c’è sicurezza economica senza certezze sulla filiera legata alla tecnologia, si afferma, ricordando il vecchio adagio già caro ad Adam Smith sul predominio della sicurezza sulla prosperità. “Il potenziamento della sovranità tecnologica europea può svolgere un ruolo cruciale per aumentare la competitività dei prodotti europei nei mercati extra-Ue, e rafforzare il posizionamento dell’economia europea nel commercio internazionale e lungo le catene globali del valore”.

Il peso dell’autonomia strategica

L’autonomia nel settore tecnologico, insomma, serve all’Europa per essere una viva forza motrice degli equilibri globali ora plasmati da Cina e Stati Uniti. E Giorgetti, intervenendo all’evento, precisa che a suo avviso questa autonomia strategica non è in contrasto con l’appartenenza del nostro Paese al campo euro-atlantico: “Dobbiamo partire da un sistema di valori liberal-democratici che ci portano a guardare da una parte e a tutelarci dall’altra. Sovranità non vuol dire difendere il sovrano ma i valori da noi condivisi in questo nostro mondo libero”. Si riafferma dunque il principio dell’autonomia strategica europea vista dall’Italia come complementare e funzionale alle traiettorie strategiche dell’Alleanza Atlantica, già affermato a dicembre dal ministro degli Affari Europei Enzo Amendola.

Dichiarazioni che non sorprendono, quelle di Giorgetti, se pensiamo alla natura strettamente atlantista del nuovo esecutivo, all’avanzamento dei progetti tecnologici che in vista del Recovery Fund non danno lo spazio del passato a colossi come Huawei e all’esperienza personale del ministro leghista, considerato particolarmente vicino agli Stati Uniti e alla Germania.

La strategia di Giorgetti

Usa e Germania sono i due riferimenti tradizionali di Giorgetti, che da ministro sta lavorando in sintonia con Palazzo Chigi per costruire una nuova intesa a tutto campo con la Francia che permetta a Roma sia di ottenere il massimo dai partenariati strategici nei settori comuni sia di evitare gli effetti della naturale postura “napoleonica” di Parigi nei confronti del nostro capitalismo. Visto più come terra di conquista che come potenziale alleato in diversi circostanze. L’asse con il ministro dell’Economia Bruno Le Maire e con il commissario europeo all’Industria Thierry Breton si è, sotto il profilo politico, costituito grazie agli incontri portati avanti da Giorgetti, in cui il tema dell’autonomia strategica ha fatto capolino espandendosi ben oltre la tecnologia: vaccini, aerospazio, energia, telecomunicazioni rientrano in questo ampio e strutturato dossier.

Giorgetti ha ribadito “che l’Italia deve avere l’ambizione di costruire il triangolo portante dell’impalcatura europea insieme a Germania e Francia, soprattutto dopo la Brexit”. In quest’ottica un terreno di prova potrà essere la partecipazione di Roma all’attiva strutturazione del cloud sovrano europeo Gaia-X, a cui l’ex ministro dell’Innovazione Paola Pisano ha fortemente puntato e in cui sono presenti realtà italiane del calibro di Leonardo, Poste, Enel ed Eni. “Dunque”, ribadisce Giorgetti, “dobbiamo compiere una riflessione per aggiornarci ed essere protagonisti, a partire dalla regolamentazione del mercato interno e degli aiuti di stato”, che la finestra della pandemia di Covid-19 ha dimostrato essere spesso un fardello e non fattore di equilibro per l’Unione.

La sponda Usa per aiutare l’Italia

Sul tavolo ci sono dunque riflessioni approfondite. Nell’ultimo anno Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno avviato un ragionamento di elevata complessità geo-economica. Le tecnologie abilitanti e la sovranità digitale sono pensate come funzionali a un ampliamento delle prospettive dell’industria europea e a una sua rincorsa alle quote più redditizie e strategiche delle nuove catene del valore. Una sorta di sovranità “abilitante” per tutte le altre, che anche l’Italia può e deve coltivare.

Portando chiaramente la propria sensibilità strategica che, come dimostrato nel discorso della Difesa europea dal ministro Lorenzo Guerini, coincide con l’ampliamento delle prospettive operative europee nel quadro chiaro delineato dalla Nato. Questo perché, perno più debole di un triangolo sbilanciato sul fronte economico (verso Berlino) e strategico-militare (verso Parigi) Roma vede il fattore equilibrante di Washington come la vera garanzia per un’autonomia che vada nei suoi interessi. Giorgetti ha lanciato sfide ambiziose che il governo Draghi ora dovrà promuovere per rafforzare il coinvolgimento della nostra politica, del nostro settore industriale e dei nostri apparati nell’elaborazione delle filiere produttive e di ricerca continentali che daranno concretezza ai piani inizialmente proposti da Francia e Germania.

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