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Di chi sono i soldi congelati a Muammar Gheddafi? Può sembrare una domanda banale, scontata, quasi retorica. Nella realtà non lo è. Quando nel 2011 la Nato ha fatto scattare la no fly zone in Libia avviando di fatto l’era del rais verso la fine, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha congelato miliardi di Dollari appartenenti alla Lia, il fondo sovrano libico dove negli anni sono confluiti gli ingenti proventi del petrolio. Una decisione motivata dalla necessità di far scattare sanzioni contro la famiglia Gheddafi. Tuttavia quelle non erano somme personali del rais, bensì dei libici. Forse l’ex leader aveva un suo personale tesoro, di cui però non c’è traccia. Ma a prescindere dalla proprietà di quelle somme e di quei beni accumulati in tanti decenni, oggi la caccia a quell’enorme patrimonio è aperta. Perché fa gola a tutti: attori internazionali, milizie libiche, leader di oggi e leader di domani. Nessuno vuole privarsi di una fetta di torta lasciata in eredità da Gheddafi.

La pista sudafricana di mister Goaied

C’è un uomo che più di tutti è ossessionato dal tesoro di Gheddafi. Sta impiegando tempo e denaro per trovarlo e portarlo alla luce. Si tratta di Erik Goaied, anche se sul nome per la verità non sembrano esserci certezze. Lui, uomo d’affari tunisino con origini svedesi, nelle regioni tunisine in cui è cresciuto è noto con il nome di Skander Goaied. Ufficialmente, come sottolineato dal sito Jeuneafrique.com, è un agricoltore specializzato nel settore delle patate. Ma è da tempo che non si fa vedere dalle sue parti. Appare invece come Erik Goaied in altri documenti con i quali si è fatto conoscere in ambito internazionale. In particolare, l’agricoltore è entrato in affari con la Libia nel 2008 ai tempi di Gheddafi. Questo grazie alla vicinanza a uno dei fedelissimi del rais, il colonnello Mohamed Tag, il quale gli ha permesso di iniziare a importare verso la Libia diversi prodotti dall’estero.

A un certo punto non è stato soltanto il comparto agricolo ad essere al centro dei suoi affari. Goaied ha iniziato anche a favorire l’ingresso di armi sudafricane, divenendo un riferimento per la società Denel. Una circostanza che aiuta a comprendere i rapporti dell’uomo tunisino con il Sudafrica. Nonostante il crollo di Gheddafi nel 2011, la sua avventura economica e la sua vicinanza con Mohamed Tag non sono terminate. Anche perché Goaied ha buoni rapporti pure negli Stati Uniti, dove risulta essersi addestrato per un anno come pilota. Con il colonnello ex fedelissimo del rais nel 2013 ha quindi fondato il Washington African Consulting Group e in veste di rappresentante del gruppo si è recato quell’anno in Sudafrica chiedendo al governo aiuto per rifornire di armi un esercito libico oramai allo sbaraglio. La richiesta di armi sarebbe stata però solo un pretesto. A Pretoria l’uomo d’affari ha chiesto ben altro: avere accesso a carte e documenti in grado di accertare la presenza in territorio sudafricano del vero tesoro di Gheddafi. Non somme accantonate e congelate nella Lia, bensì ingenti beni personali trasferiti in Sudafrica poco prima del crollo del suo regime. Da allora la “caccia” di Goaied al tesoro non si è mai fermata. E continua ancora oggi con l’uomo prudentemente trasferitosi negli Stati Uniti sotto copertura per evitare possibili attacchi.

Perché Gheddafi avrebbe trasferito il tesoro in Sudafrica

A rivelare all’uomo d’affari tunisino l’esatta ubicazione dei beni di Gheddafi sarebbe stato proprio Mohamed Tag. Quest’ultimo avrebbe parlato di un trasferimento di almeno 12 miliardi di dollari da Tripoli a Johannesburg effettuato dal rais già nel dicembre 2010, prima dello scoppio della guerra. In Sudafrica del resto Gheddafi era ben voluto. Negli anni ’80 il suo governo era attivo a livello globale nel sostenere le cause che l’ex leader libico riteneva giuste. Tra queste quelle dell’African National Congress di Nelson Mandela contro l’apartheid. Oggi le persone aiutate all’epoca da Gheddafi sono al potere. Quando il rais ha fiutato i venti di guerra, non è strano possa aver trovato nel Sudafrica un Paese in grado di accogliere il suo tesoro. Quantificare il valore di quei beni è forse impossibile. Si parla di 400 miliardi di Dollari, tra contanti, diamanti e lingotti d’oro. Cifre che a soltanto citarle non possono non mettere in tentazione decine di attuali attori impegnati nello scacchiere libico.

Del tesoro però non c’è traccia. Goaied non ha trovato nulla, nemmeno uno straccio di documento capace di dimostrarne l’esistenza. Ma la sua caccia personale prosegue. Nel 2015 ha anche sfruttato i suoi contatti con alcune lobby di Washington per provare a far mettere pressione al governo sudafricano affinché rivelasse i dettagli sul tesoro. Senza però importanti risultati. La corsa ai beni di Gheddafi è ancora aperta. E coinvolge non solo l’uomo d’affari tunisino ma anche una miriade di milizie e capitribù desiderosi di mettere le mani su un bottino enormemente ricco.