Il 2 gennaio del 2019 la missione Chang’e 4 ha portato la Cina a effettuare il primo allunaggio della storia sul lato oscuro del nostro satellite naturale. La sonda, che ha toccato il suolo del cratere di Karman, ha poi rilasciato un rover, lo Yutu 2, che ha esplorato la superficie della Luna.

Chang’e è il nome cinese per la divinità lunare mentre Yutu è il nome del coniglio di giada che vivrebbe sulla Luna e che viene identificato dalla sagoma delle porzioni scure sulla superficie nostro satellite, ovvero dai mari lunari. L’esplorazione lunare cinese però, sebbene nominalmente intrisa di millenaria tradizione, non deve essere fraintesa o ancor peggio sottovalutata: la tecnologia di Pechino ma soprattutto i suoi progetti per la Luna sono assolutamente avveniristici e pari, se non superiori per certi versi, a quelli della Nasa.

Il programma Chang’e, la via cinese per la Luna

Chang’e non è solo il nome di una sonda ma quello di un intero programma spaziale volto all’esplorazione della Luna e agli studi per l’installazione di una base lunare permanente, come vedremo.

Le prime due missioni, Chang’e 1 e 2, hanno visto due sonde raggiungere il nostro satellite solamente per restarci in orbita e sono avvenute rispettivamente nel 2007 e nel 2010. La terza, Chang’e 3, avvenuta nel 2013, ha visto il primo allunaggio con la presenza di un rover, lo Yutu. Dopo una parentesi di poco più di 5 anni è stata la volta della già citata missione Chang’e 4 che ha portato un oggetto fatto dall’uomo ad allunare sulla superficie nascosta della Luna per la prima volta nella storia.

Questa missione ha avuto lo scopo di studiare la superficie dell’altra faccia della Luna con particolare riferimento alla sua morfologia: questa infatti è assai diversa da quelle rivolta verso la Terra dove i mari, ovvero le pianure basaltiche, sono molto più estesi rispetto al lato nascosto.

La prossima missione, prevista per quest’anno, sarà la Chang’e 5 che sarà caratterizzata dalla 2 chili di campioni di roccia lunare che verranno riportati sulla Terra. Qualcosa che non accadeva dal 1976 quando l’Unione Sovietica la missione Luna 24, atterrata nel Mare Crisium, riportò a casa 170 grammi di terreno. Chang’e 5 sarà composta da 4 moduli: un lander, un modulo di servizio, un veicolo di ascesa e una capsula di ritorno e toccherà la superficie lunare nell’Oceano delle Tempeste (Oceanus Procellarum) nella parte visibile della Luna. Il lander perforerà la superficie, si pensa sino ad una profondità di due metri, e raccoglierà due chilogrammi di regolite che sarà riportata sulla Terra per essere studiata con un fine ben preciso: studiare la possibilità di utilizzare il suolo lunare per la costruzione in stampa 3D di strutture sulla Luna.

Sulla falsa riga di questa missione sarà anche quella di Chang’e 6, che è prevista per il 2020, ma che toccherà la zona del Polo Sud lunare dove il lander raccoglierà altri campioni di suolo da rispedire sul nostro pianeta.

Sempre rivolta al Polo Sud sarà la missione successiva, prevista per il 2021, la Chang’e 7 ma questa volta con un occhio molto più attento rivolto alla rilievo della superficie della Luna in quella particolare porzione: la sonda infatti raccoglierà dati geologici, morfologici e andrà a cercare in particolare l’acqua, fonte fondamentale per un insediamento umano lunare e come carburante per razzi. Questa missione vedrà per la prima volta un robot volante che esplorerà il polo avendo a bordo sensori per la ricerca di acqua e isotopi di idrogeno per la ricerca in situ di depositi di acqua nelle zone permanentemente in ombra.

Forse la più interessante risulta essere l’ultima missione di questo tipo, la Chang’e 8, che dovrebbe avvenire tra il 2022 ed il 2023 e che dovrebbe condurre direttamente ad una missione con equipaggio prevista nel 2030. Chang’e 8 infatti prevede l’installazione sulla superficie della Luna di una base di ricerca scientifica totalmente robotica sempre nella zona del Polo Sud.

Oltre all’utilizzazione delle risorse in situ, agli esperimenti sulla stampa in 3D, e all’estrazione di gas rari come l’elio-3, questa missione sarà finalizzata allo studio delle condizioni ambientali, con particolare riguardo all’effetto dei raggi cosmici e dei venti solari, in previsione di un futuro insediamento umano permanente o semi permanente.

Una sfida spaziale agli Usa?

Sicuramente il programma per l’esplorazione lunare cinese si pone in aperta competizione con quello americano, sebbene quest’ultimo sia diverso per concezione ma non per questo superiore.

Questo non vuol dire però che la Cina preveda di fare tutto da sè: non è infatti esclusa l’apertura a cooperazioni internazionali che prevedano l’ingresso nelle varie missioni anche di partner potenzialmente avversari come la Nasa.

Al momento però esiste uno scoglio burocratico non da poco: gli Stati Uniti non possono cooperare con la Cina in campo spaziale come prevede l’emendamento Wolf del 2011 approvato dal Congresso.

Pertanto la Cnsa (China National Space Administration), per voce del suo segretario generale Li Guoping, è più possibilista in merito ad una collaborazione con la Russia e con L’Esa in vista della missione Chang’e 8 e alle soglie della missione russa Luna 26.

Nonostante questo c’è chi, negli Stati Uniti, auspica che l’emendamento venga abrogato per poter cooperare attivamente con la Cina verso l’esplorazione umana della Luna: si tratta di Charles Bolden, ex capo della Nasa che vorrebbe si togliessero le limitazioni del caso per poter lavorare congiuntamente per il bene dell’umanità.

Riteniamo che al momento questa opzione sia alquanto remota dall’essere attuata: le tensioni tra Pechino e Washington sono tali che una cooperazione di questo tipo in un settore tecnologicamente sensibile come quello spaziale, dove c’è grandissima concorrenza tecnologica dai risvolti anche militari, sia del tutto improponibile.

Le risorse lunari poi, come acqua, elio-3 e Terre Rare, sono troppo importanti per l’economia di un Paese per poter essere messe in gioco, pertanto una collaborazione tra Nasa e Cnsa in questo senso è da escludere al momento.

Anzi, in un’eventuale partnership solo la Cnsa ne trarrebbe i maggiori benefici sia in termini di bilancio sia in termini di condivisione della tecnologia, pertanto riteniamo che Washington continuerà a fare da sé nella sua corsa alla Luna.