A marzo gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato uno dei quattro reattori della stazione nucleare Barakah (letteralmente, “Benedizione divina”), la prima di tutta la Penisola arabica. Il progetto fa parte del più grande piano di Abu Dhabi per diversificare la propria economia, puntando sulle rinnovabili. La scelta di passare dall’energia solare – negli Emirati è stato costruito il più grande campo di pannelli solari del mondo – a quella nucleare ha però destato non poche preoccupazioni e l’intenzione dell’Arabia Saudita di intraprendere lo stesso percorso non fa che aumentare i timori sulla stabilità della regione.

La centrale Bakarah

Nel 2012, dopo aver ottenuto la Licenza di costruzione dell’Autorità federale per il regolamento nucleare (Fanr) e il Certificato di non obiezione da parte del regolatore (Ead), gli Emirati hanno avviato la costruzione della centrale nucleare Bakarah. Lo stabilimento sorge a sud ovest della città di Ruwais e una volta terminato sarà in grado di produrre il 25% dell’energia elettrica necessaria per soddisfare il fabbisogno energetico del Paese, abbattendo anche le emissioni annue di carbonio. L’azienda che si è occupata della realizzazione dell’impianto è la sudcoreana Korea Electric Power Corporation (Kepco), che ha vinto con un’offerta del 30% inferiore rispetto alla proposta arrivata seconda. Si tratta del primo impianto nucleare che la compagnia esporta al di fuori della Corea del Sud e diversi analisti hanno evidenziato seri problemi nella sua realizzazione. Uno degli ultimi report stilati dal Nuclear Consulting Group ha sottolineato la mancanza in primis del core catcher che entra in funzione in caso di fusione del nocciolo ed evita che quest’ultimo violi l’edificio di contenimento. La centrale realizzata da Kepco manca anche delle difese necessarie in caso di incidente o di attacco, una prospettiva nemmeno troppo improbabile se si considera la regione in cui sorge. Come se non bastasse, il Gruppo ha anche scoperto alcune crepe negli edifici di contenimento del reattore: Abu Dhabi ha ammesso l’esistenza di quest’ultimo problema sono di recente, assicurando che era stato risolto. Ma senza dimostrarlo. Ovviamente in caso di attacco o incidente a pagarne le conseguenze non sarebbero solo gli Emirati Arabi, come sanno bene in Qatar. Doha ha più volte espresso le sue preoccupazioni anche attraverso una lettera inviata Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), ma le sue parole sono cadute nel vuoto anche a causa della mancanza di rapporti diplomatici con Abu Dhabi e gli altri Paesi del Golfo.

Gli esperti si sono anche interrogati sulle motivazioni che hanno spinto gli Emirati a puntare sul nucleare, anziché proseguire unicamente sulla strada dell’eolico e del solare. Abu Dhabi ha più volte affermato di voler usare le centrali solo per scopi civili e oltre ad aver aderito all’Accordo di non proliferazione ha anche firmato il Protocollo addizionale, che amplia i poteri di ispezione dell’Agenzia per il nucleare. Tuttavia i dubbi sulle reali intenzioni di Abu Dhabi continuano ad essere molti.

I progetti dell’Arabia Saudita

Gli Emirati sono stati i primi ad aver costruito una centrale nucleare nel Golfo, ma il loro esempio è stato presto seguito dall’Arabia Saudita. A pochi chilometri dalla capitale Riad, all’interno della città Re Abdulaziz per la Scienza e la tecnologia, sorge infatti il primo reattore mai costruito nel Paese. Secondo quanto riferito da Robert Kelley, esperto in energia nucleare ed ex direttore delle ispezioni nucleari presso l’AIEA, l’impianto presenta dimensioni ridotte e pertanto si pensa che sia utilizzabile solo per scopi di ricerca. In ogni caso, prima della sua attivazione il Regno dovrà richiedere un’ispezione dell’AIEA dato che il progetto supera i limiti previsti dal “Protocollo sulle piccole quantità”, che consente ai Paesi con programmi di piccola portata di essere esentati dalle ispezioni regolari o dal monitoraggio nucleare. Riad, tra l’altro, ha intenzione di costruire due reattori nucleari e ha già preso contatti con alcune aziende statunitensi per la vendita della tecnologia necessaria in attesa della firma di un accordo con gli Usa.

La segretezza dell’Arabia Saudita desta molte preoccupazioni tra gli esperti, soprattutto se si considera che Riad ha sì firmato il Trattato di non proliferazione, ma non il Protocollo aggiuntivo. Un dettaglio di non poco conto dato che il principe ereditario Mohamed bin Salman non ha mai escluso la possibilità di usare l’energia atomica non solo per diversificare la propria economia, ma anche per scopi bellici: MbS ha più volte dichiarato che se l’Iran svilupperà l’atomica, il Regno sarà pronto a fare lo stesso. Ma i timori degli esperti si concentrano anche sul fronte sicurezza, sempre a causa dell’instabilità della regione. A settembre del 2019 gli impianti dell’Aramco – la compagnia petrolifera saudita – sono stati raggiunti da alcuni missili lanciati presumibilmente dai combattenti houthi dello Yemen nonostante il dispiegamento di importanti sistemi di difesa. Un simile attacco contro una centrale nucleare avrebbe ovviamente effetti ben più devastanti e non vi è modo di garantire al 100% la sicurezza degli impianti.

I pericoli per la regione

Lo sviluppo dell’energia nucleare da parte di Emirati e Arabia Saudita preoccupa non solo per il rischio di danni ambientali, ma anche per l’effetto destabilizzante che avrà su una Penisola già di per sé problematica. Come detto, il Qatar ha già espresso le sue preoccupazioni, ma ad aver alzato la voce è stato soprattutto l’Iran, che ha tra l’altro accusato gli Stati Uniti di ipocrisia visto il diverso approccio riservato al nucleare saudita. La promessa di MbS di arricchire l’uranio per scopi bellici in risposta alla minaccia iraniana non fa poi che aumentare la tensione tra Riad e Teheran e rischia di scatenare una nuova e pericolosa corsa agli armamenti nella regione mediorientale. Una prospettiva ben poco rassicurante, considerando anche la segretezza di molte nazioni dell’area sulla portata del proprio arsenale nucleare e lo stato dei rapporti tra Usa, Paesi del Golfo e Iran.

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