L’Italia si è dotata di un mezzo legislativo per avere una propria Zona economica esclusiva. Da quando, nel 2018, è stato sollevato il problema caratterizzato “dall’invasione” da parte dell’Algeria, è iniziato il cammino diretto a determinare i confini marittimi di propria competenza. Una questione che per l’Italia, in un momento in cui il Mediterraneo è caratterizzato da diverse battaglie per la definizione dei confini, appare oggi più che mai fondamentale.

Cos’è la Zee

Quando si parla di Zona economica esclusiva si fa riferimento ad uno spazio di mare adiacente alle acque territoriali di uno Stato costiero all’interno del quale lo stesso può esercitare diritti sovrani sia per quanto riguarda lo sfruttamento e la gestione delle risorse naturali, sia per quanto concerne l’esercizio della giurisdizione in materia di installazione e uso di strutture artificiali o fisse, ricerca scientifica, protezione e conservazione dell’ambiente marino. È stato intorno agli anni ’70 che si è parlato di Zee per poi arrivare ad una regolamentazione specifica della materia nel 1982 tramite la convenzione di Montego Bay, nota anche come Unclos (United Nations Convention on the Law of the Sea). La convenzione è di fondamentale importanza per il diritto internazionale del mare in quanto stabilisce una serie di principi con i quali è possibile riconoscere le zone che appartengono esclusivamente allo Stato costiero unitamente alle “acque territoriali”, ovvero quelle aree dove vigono sempre le leggi dello Stato di appartenenza ma dove al contempo è ammesso il “passaggio inoffensivo” dei mezzi battenti bandiera di un’altra nazione. L’estensione della Zee può essere di massimo 200 miglia nautiche dalla linea base di una Nazione. Al suo interno, potranno essere esercitati i diritti che la convenzione di Montego Bay prevede.

L’Italia prova ad accelerare sulla Zee

La convenzione di Montego Bay non solo stabilisce quali sono i diritti che possono essere esercitati dentro l’area marittima di appartenenza di uno Stato, ma prevede anche che sia la stessa Nazione interessata a proclamare la Zee e darne comunicazione a livello internazionale. Fino ad ora sono diversi i Paesi che non si sono attivati in tal senso e, fra questi, v’è stato anche il nostro. Una circostanza che ha rischiato di creare non pochi problemi dal momento che, al contrario, l’Algeria ha stabilito i propri confini arrivando anche ad estenderli a ridosso del territorio italiano: si tratta nello specifico della zona del Mediterraneo che passa per Sant’ Antioco, Carloforte, Portovesme, Oristano, Bosa e Alghero. Nel 2018, a lanciare l’allarme è stato l’ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili. L’esponente politico sardo è ritornato sulla questione nel 2020. In questo contesto è stato reso noto un dialogo in corso tra Algeri e Roma ed è emerso che nel dicembre del 2019 è stato depositato alla Camera un disegno di legge per istituire una Zee italiana.

Fino ad oggi Roma ha trattato la vicenda relativa ai confini marittimi con accordi bilaterali, come quello siglato con la Grecia nello scorso mese di giugno. Oppure come quello che nel 2015 ha portato alla perdita di tratti di mare a favore della Francia. Il trattato di Caen, questo il nome dato all’intesa con Parigi, prevede la cessione della fossa del cimitero ed è anche per questo motivo che il parlamento non ha mai ratificato l’accordo.

L’approvazione della legge alla Camera

Le tante questioni in ballo nel Mediterraneo hanno forse obbligato anche l’Italia a premere sull’acceleratore per arrivare a determinare i propri confini marittimi. Lo dimostra il fatto che nel giro di pochi mesi si è arrivati all’approvazione del disegno di legge per l’istituzione della Zee, la cui prima firmataria è stata l’onorevole Iolanda Di Stasio, esponente del Movimento Cinque Stelle. Ma in realtà l’iter parlamentare ha viaggiato seguendo i crismi della trasversalità. Tutte le forze politiche hanno dato disponibilità a velocizzare i tempi per dotare il prima possibile l’Italia di una propria e riconosciuta Zona economica esclusiva.

Il 6 novembre si è arrivati al definitivo disco verde da parte di Montecitorio. L’approvazione del disegno di legge sulla Zee è stata pressoché unanime. La palla adesso passa al Senato, ma la strada sembra tracciata. Dopo l’avvio del dialogo con l’Algeria e gli accordi con la Grecia di giugno, adesso l’Italia ha una base giuridica da cui partire per il riconoscimento dei propri confini marittimi. Ma soprattutto, per la tutela dei propri interessi e delle proprie risorse in un mare, quale il Mediterraneo, dove soffiano tensioni e rivendicazioni su molti fronti. Roma, che anche a causa dello stallo nel dossier libico, sta vivendo un momento politicamente difficile nel mare nostrum, rischia e  non poco di rimanere completamente tagliata fuori dai grandi movimenti e mutamenti attualmente in corso.

Cosa potrebbe significare per l’Italia l’approvazione della Zee

Ma al di là della valenza politica dell’approvazione della Zee, sorge spontanea la domanda su cosa cambia adesso per l’Italia. E cosa potrebbe voler dire l’istituzione di precisi confini marittimi per chi nel nostro Paese lavora con i proventi delle risorse del mare. A spiegarlo a InsideOver è direttamente la prima firmataria della legge, Iolanda Di Stasio: “Questa legge ci dà la possibilità di difendere l’indotto legato al mare – dichiara la deputata – I nostri pescatori avranno uno strumento di tutela per la loro attività ittica. Inoltre, anche la gestione delle risorse minerarie sarà nostro diritto esclusivo. Questa legge è dunque anche un volano per la Blue Economy, e l’Italia, con quasi 8000km di coste, non può non affermare una centralità del mare nella propria economia”.

Nelle dichiarazioni di Iolanda De Stasio, spazio anche al significato geostrategico della nuova legge: “In questo modo avremo un ulteriore incentivo in fase di negoziato con i nostri stati contigui e frontisti – ha proseguito la prima firmataria – Penso agli accordi con la Grecia, recentemente ratificati, o ai negoziati in corso con l’Algeria, oggetto di grande dibattito negli ultimi tempi”. L’iter in Senato dovrebbe avere tempi brevi. In tal modo l’Italia potrebbe avere, a quasi 40 anni da Montego Bay, la sua Zona economica esclusiva. Si deve far presto: non solo le questioni legate all’Algeria e alla Francia, Roma deve definire i confini con la Libia, lì dove alcuni nostri pescatori sono trattenuti da mesi con l’accusa proprio di aver varcato frontiere marittime decise unilateralmente da Paese nordafricano. Allo stesso modo altre questioni sono in ballo con la Croazia. Appare quindi sempre più fondamentale correre verso la Zee.

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