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Politica

La corsa a ostacoli dei piani di immunizzazione in America Latina

In America Latina, Messico e Brasile in testa, sono stati presentati piani di immunizzazione, con i quali si intende contrastare la pandemia COVID-19, che non si profilano né semplici né convincenti. La competizione per il vaccino ha rotto record storici...

In America Latina, Messico e Brasile in testa, sono stati presentati piani di immunizzazione, con i quali si intende contrastare la pandemia COVID-19, che non si profilano né semplici né convincenti. La competizione per il vaccino ha rotto record storici in campo farmaceutico in quei paesi dove sono state finanziate ricerca e sviluppo, ma la messa in atto di campagne massive nella regione sarà una corsa a ostacoli.

Il disequilibrio fra la domanda e l’offerta è uno dei muri da abbattere. L’America Latina si trova nella peggiore posizione in un mercato, nel quale non ha avuto una partecipazione sostantiva, almeno per quanto riguarda i risultati più avanzati, e che potrà soddisfare una frazione delle necessità esistenti. Oltre all’accesso, si dovranno affrontare problemi relativi a risorse e infrastrutture per immagazzinare, ripartire e applicare i vaccini. Si è aperta il campo, inoltre, una questione di fiducia. In una parte del mondo, dove l’orientamento della società è determinato dalla polarizzazione politica, il confronto con il potere costituito, e comportamenti dettati da un’ampia disinformazione, l’impresa è disseminata di insidie.

Non potendo sapere quale delle alternative in commercio funzionerà, la scelta rimane un azzardo. In Cile, tre quarti delle dosi disponibili provengono dalla cinese Sinovac, ancora senza prove di effettività. Ecuador e Messico puntano sui promettenti ritrovati dell’inglese Oxford-AstraZeneca e la statunitense Pfizer, in attesa dell’esito dei test campione. In Argentina, Brasile e Venezuela si scommette sulla russa Gamaleya, che propaganda un’alto rendimento, pur avendo suscitato perplessità nella comunità scientifica. Non avendo diversificato il portafoglio, o avendolo oltremodo diversificato, molti perderanno quote dei propri investimenti e capacità di reazione. Bisogna, poi, considerare che il richiamo di vaccini differenti, ognuno con trattamenti del principio attivo e protocolli specifici, a milioni di individui, contempla un’organizzazione logistico-sanitaria complessa e delicata, soggetta a variabili non controllabili legate a concorrenza, fabbricazione e consegna. I tempi ristretti, e l’insufficiente disponibilità di personale, causeranno un contraccolpo diretto sulla salute delle persone e l’incisività degli interventi.

L’opzione, mRna-1273, offerta dalla statunitense Moderna, una di quelle che contano con resultati preliminari, quasi non appare nel carrello generale latinoamericano, per essere una delle più dispendiose sebbene dovendo essere mantenuta a meno di 20 gradi centigradi, è più vantaggiosa della Pfizer-BioNTech che richiede una temperatura inferiore a 70. In una regione dalla geografia diversa, dove si combinano clima tropicali, con la mancanza di installazioni energetiche affidabili, l’adeguata conservazione del vaccino, passa in secondo piano, rispetto al prezzo e al discorso politico sulla risposta alla pandemia. Circa tre settimane prima che l’esecutivo messicano diramasse l’accordo con Pfizer, il ministero della salute aveva dichiarato di non contare con la rete essenziale di ultracongelamento. Come se ciò non bastasse, la corretta manipolazione e utilizzo della BioNTech, che dopo la fase di liquificazione deve essere diluita in una soluzione salina, ed è utilizzabile per cinque giorni, implica rischi non trascurabili.

Il Messico si è prefisso comprare 198 milioni di dosi, con un onere di 1.659 milioni di dollari. L’obiettivo sono 2.6 milioni di cittadini, nella tappa fra dicembre e gennaio. Ne seguiranno altre quattro fino a marzo 2022 per 127 milioni di abitanti. Lo smistamento avverrà con l’ausilio delle forze armate. Il presidente, Andrés Manuel López Obrador, ha in portafoglio i vaccini di Oxford-AstraZeneca, Moderna e la cinese CanSino. Si sta negoziando con la statunitense Novavax, la tedesca Curevac e Gamaleya. La statunitense Johnson & Johnson-Janssen ha lanciato la terza fase di sperimentazione. In agosto, il Messico ha pure firmato con Oxford-AstraZeneca per vendere all’estero fino a 250 milioni di dosi, in associazione con l’Argentina e la fondazione del magnate Carlos Slim.

Il governo di Carlos Alvarado, in Costa Rica,  ha chiuso un contratto di produzione con Pfizer, per 3 milioni di dosi di BioNTech, che permettono la protezione di 1.5 dei 4.9 milioni di abitanti. Laurentino Cortizo ha annunciato 4 milioni di dosi per il Panama, con un costo di 48 milioni di dollari, per 2 milioni di persone su 4.2. Il presidente Nayib Bukele comprerà 2 milioni da Oxford-AstraZeneca per la popolazione di 6.4 milioni de El Salvador. Non ha rivelato i nomi delle altre tre industrie con le quali si stanno realizzando conversazioni. In Guatemala, lo stato più popolato del Centroamerica, con oltre 17 milioni di abitanti, sono stati riservati 3.3 milioni dosi, grazie al meccanismo Covax, un’alleanza promossa dall’Organizzazione mondiale della salute, formata da stati a reddito medio e basso, la cui missione è assicurare il vaccino attraverso un’operazione coordinata ed equitativa di approvvigionamento e fornitura. Il premier, Alejandro Giammattei, non ha specificato le caratteristiche della distribuzione e la somministrazione. Honduras e Nicaragua, i più poveri del Centroamerica, devastati dagli uragani Eta e Iota, contano sugli aiuti internazionali. Daniel Ortega ha preconizzato la possibilità che la Russia invie al Nicaragua la Sputnik V della Ganaleya, ma la comunicazione ufficiale resta confusa.

In Colombia, si stanno esaminando le proposte di sei società: Pfizer, Oxford-AstraZeneca, Janssen, CanSino, la cinese Sinopharm, e il Serum Institute dell’India. Si mira a vaccinare 15 milioni su una popolazione di 50. Per il momento, l’esecutivo ha disposto 123 milioni di dollari, per 10 milioni di dosi di BioNtech, che corrispondono a 5 milioni di persone. Nicolás Maduro provvederà alla presa in carco di almeno 10 milioni di persone in Venezuela. L’alleato russo, in ottobre, ha inviato quantità della Sputnik V per 2 mila volontari, facendo del Venezuela il primo paese latinoamericano a provarla. Questa verrà prodotta in un impianto di Caracas. L’isolamento finanziario, a cui è soggetto a causa delle sanzioni di Stati Uniti ed Europa, incide sulla copertura delle linee di credito, e non gli permette di integrarsi al Covax, che dovrebbe garantire 2 mila miliardi di dosi, entro la fine del 2021, a paesi in difficoltà.

In Ecuador, la campagna massiva avrà inizio a marzo. Le prime 50 mila dosi saranno di BioNtech, ma sono stati accantonati 20 milioni di dollari per altre 18 milioni. Il totale della spesa sarà di 200 milioni di dollari. Le autorità sono in contatto con Covax, Oxford-AstraZeneca e Moderna. Il Perú ha in dotazione 50.000 dosi di BioNtech. Il totale sarà di 9.9 milioni delle quali 5.7 milioni arriveranno nel primo semestre del 2021. Si sta studiando l’acquisto di altre 26.8 milloni con Gamaleya, Covax, Oxford-AstraZeneca, Janssen e Sinopharm. Le ultime tre stanno conducendo saggi clinici di terza fase. La Bolivia avrà assistenza tecnica prioritaria e gratuita dal Covax. Si stanno valutando Oxford-AstraZeneca e Gamaleya.

L’Argentina si è procurata 47 milioni di dosi – 22 milioni di ChAdOx1 nCoV-19 (Oxford-AstraZeneca) e 25 milioni di Sputnik V  – sufficienti per il 60 per cento della popolazione. Pfizer sta eseguendo prove cliniche da agosto e Janssen da novembre. Oxford-AstraZeneca produce il principio attivo nel laboratorio argentino mAbxience. Il presidente, Alberto Fernández, si è impegnato a vaccinare 10 milioni di persone per marzo su una popolazione di 44. Il governo di Sebastián Piñera ha varato un piano per 15.2 milioni di persone. Il Cile si avviarà con BioNtech e CoronaVac (Sinovac), ma sono stati siglati accordi con Oxford-AstraZeneca e Johnson & Johnson. Si prevede inoculare 5.8 milioni di persone nel primo trimestre del 2021. Il paese conta con uno stock comparabile alla disponibilità negli Stati Uniti o l’Unione Europea: 84 milioni di dosi per una popolazione stimata di 19 milioni, che corrisponde a 4.4 per abitante.

In Brasile, si è innescata una battaglia politica intorno alla questione del vaccino. Il governo federale ha conseguito un’intesa per 300 milioni di dosi di ChAdOx1 nCoV-19, alle quali nel 2021 se ne aggiungeranno altre 260 milioni della stessa, 70 milioni da Pfizer e 40 milioni da Covax. A gennaio ne arriveranno 15 milioni, ma si comincerà a marzo, a causa dei nulla osta. Di fronte a questa situazione, i governatori, oppositori di Jair Bolsonaro, stanno stipulando trasferenza di know how e l’ottenimento di dosi, o hanno ricorso alla corte suprema per sollecitare autorizzazione all’uso dei preparati senza attendere il responso dell’agenzia brasiliana della salute.

Un altro elemento complica il quadro. L’Ops segnala che i progressi delle vaccinazioni in America Latina si sono fermati negli ultimi anni, con focolai di rosolia, tetano, e pertosse, localizzati, ma significativi. Il tasso di immunizzazione infantile è diminuito in maniera costante, dal 2012 in Messico, dal 2014 in Argentina e dal 2015 in Brasile. La combinazione dirompente di conflitti sociali e politici, emergenze climatiche, e intensi flussi migratori, interrompono i programmi. Realtà come l’Honduras e il Venezuela sono un chiaro esempio della relazione fra congiuntura e struttura: la violenza e i disastri climatici nel primo, e la crisi politica ed economica nel secondo, l’indebolimento del sistema sanitario e le migrazioni forzate in entrambi, hanno influito sui differenziali.

A questo si sommano, due fattori cruciali per il successo degli interventi per contenere la pandemia: l’inquinamento dell’informazione e la frustrazione dell’opinione pubblica di fronte alle evidenti lacune dei processi. I dati raccolti dall’Istituto Tecnologico del Massachussets, in un sondaggio in corso da luglio, sono preoccupanti. In Argentina, Brasile e Colombia la proporzione della popolazione disposta a vaccinarsi è calata a ritmo sostenuto. Solo in Messico è stabile. La fiducia media è piu alta in Brasile e Venezuela che in Cile, Argentina e Colombia, dove per ironia si sono concentrati gli sforzi maggiori.

La selezione dei vaccini nella regione si è imperniata, fra gli altri, su calcoli geopolitici, e il livello di fiducia riflette anche lo scontro tra partiti, movimenti sociali e leader, su queste relazioni, e le loro ripercussioni, aggravando uno scenario già intricato. Oppositori dei governi che hanno optato per prodotti russi e cinesi, a detta di centri di studio e ricerca locali, come ColombiaCheck, Linterna Verde e Chequeado in Argentina, e Agencia Lupa in Brasile, starebbero adulterando il dibattito e alimentando un pericoloso scetticismo, nei confronti delle vaccinazioni provenienti da questi paesi, fondato su interessi settoriali, in vista di elezioni future, invece che su basi scientifiche.





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