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Povera Corea del Sud, bistrattata dal Giappone, bullizzata da Cina e Russia, sfruttata dagli Stati Uniti e abbandonata dalla Corea del Nord. Sono tempi duri per Moon Jae In, il presidente sudcoreano balzato agli onori di cronaca per aver teso la mano al collega nordcoreano Kim Jong Un per quello che sarebbe dovuto diventare il più importante processo di pace della storia. In politica interna il governo sudcoreano è alle prese con una crisi economica non da poco, iniziata con la Trade War tra Stati Uniti e Cina e aggravata dalla decadenza del settore tecnologico e dalle ultime dispute commerciali con Tokyo. Il valore delle azioni dei grandi conglomerati, i cosiddetti chaebol, è in calo, così come sono diminuite le esportazioni; il paese ha smesso di crescere e certi analisi hanno addirittura parlato di recessione imminente. Certo, nel periodo compreso tra aprile e giugno il pil è cresciuto dell’1,1% ma prima di parlare di svolta è bene essere cauti. La situazione in politica estera, tuttavia, è ancora peggiore; sfortunatamente per lui, proprio su quella Moon aveva puntato tutto per superare l’impasse interna.

Un gambero tra le balene

Dal punto di vista geografico la penisola coreana è situata in una posizione geopoliticamente sensibile. In Corea del Sud c’è un detto popolare descrive il paese “un gambero tra le balene”, dove le balene rispondono al nome di Cina, Russia e Giappone; “quando le balene combattono – prosegue il proverbio – i gamberi vengono schiacciati”. Ecco, proprio questo sta accadendo alla Corea del Sud: intorno a Seul le grandi potenze sono in lotta e i loro movimenti danneggiano il tessuto economico e politico di quella che una volta veniva definita Tigre Asiatica. Stando a quanto riportato da Asia Times, l’antica paura di restare schiacciati è tornata ad elettrizzare i cittadini della Corea del Sud, e lo si nota dalle molteplici linee di faglie che stanno spaccando la società sudcoreana. In economia, ad esempio, c’è il braccio di ferro con il Giappone, una guerra commerciale in seno alla Trade War statunitense; per quanto riguarda la sicurezza interna le ultime scampagnate di jet cinesi e russi sopra il territorio hanno scaldato gli animi; sul fronte diplomatico la distensione con la Corea del Nord si è ingolfata perché Trump si sta prendendo tutti i meriti lasciando nell’ombra il povero Moon.

Problemi sociali, economici e politici

La causa principale di tutti i mali della Corea del Sud è una: la Cina. Le controversie che si sviluppano all’interno dell’ex Impero di Mezzo, ogni volta travolgono Seul con lo stesso effetto di un fiume in piena: Hong Kong, i dazi, rifugiati cinesi, addirittura tematiche religiose. Proprio una chiesa non ortodossa bandita in Cina ha causato le ultime proteste di fronte alla Casa Blu. La Chiesa di Dio Onnipotente è stata bandita in Cina perché considerata da Pechino un culto pericoloso; i suoi fedeli affermano di essere perseguitati in patria dal governo cinese e per questo hanno deciso di fuggire all’estero. In migliaia sono finiti in Corea del Sud, chiedendo alle autorità di ottenere lo status di rifugiato, per loro ma anche per i loro familiari. Alcuni sudcoreani hanno protestato chiedendo di rimandare in Cina i falsi rifugiati.

Russia, Cina, Giappone, Corea del Nord e Stati Uniti: i fronti aperti di Seul

La recente alleanza tra Cina e Russia ha inoltre infastidito la Corea del Sud a causa delle esercitazioni che in certi casi sarebbero sconfinate in territorio sudcoreano; Pechino e Mosca, dal canto loro, vedono come fumo negli occhi il Thaad (Terminal High Altitude Air Defense), ovvero il sistema antimissilistico installato da Seul e Stati Uniti per difendersi da eventuali attacchi nordcoreani. Russi e cinesi sostengono che i radar del Thaad possano spiare i rispettivi governi. Con il Giappone è in corso una sorta di guerra commerciale causata da vecchi dissidi storici; Abe pare sia addirittura pronto a eliminare la Corea del Sud dalla lista di importatori preferiti di Tokyo. Per quanto riguarda la Corea del Nord, il presidente americano Trump è stato astuto nel capitalizzare al meglio l’assist di Moon per ergersi a grande diplomatico a discapito del leader sudcoreano. Moon Jae In è così finito in secondo piano nel processo di riavvicinamento con la Corea del Nord, nonostante fosse il deus ex machina di tutta l’operazione. Gli Stati Uniti, infine, non solo trattano con Pyongyang direttamente evitando sempre di più di coinvolgere Seul, ma si sono pure lamentati per le scarse importazioni sudcoreane di prodotti americani. Tempi duri per il povero Moon Jae In, che riesce sempre meno a coprire tutti i fronti aperti che coinvolgono direttamente il suo paese.