Era impegnato in alcune ispezioni al largo dell’isola occidentale di Yeonpyeong, nel Mar Giallo, a pochi passi dal confine marittimo con la Corea del Nord. Improvvisamente, il 21 settembre scorso, dell’uomo si sono perse le tracce in circostanze misteriose. Stando alle prime ricostruzioni dell’intelligence, il 47enne, un funzionario sudcoreano del Ministero degli Oceani e delle Risorse Ittiche di Seul del quale non è stato reso noto il nome, si sarebbe tuffato in acqua con un giubbotto di salvataggio e un altro oggetto per galleggiare.

L’uomo sarebbe quindi finito in acque nordcoreane, dove sarebbe stato interrogato mentre si trovava ancora in mare. Non solo: pare che il funzionario avesse espresso il desiderio di disertare. Soltanto in quel momento sarebbe stato colpito da una raffica di colpi d’arma da fuoco sparati dai militari nordcoreani. Gli stessi soldati, in un secondo momento, avrebbero versato petrolio sul corpo del funzionario prima di bruciarlo.

Usiamo il condizionale perché la vicenda è ancora misteriosa. Tante le zone d’ombra, altrettante le incertezze. Certo è che questa è la versione del Ministero della Difesa della Corea del Sud, la quale ha condannato la la “brutalità” del gesto chiedendo spiegazioni alla Corea del Nord. Pyongyang, almeno per il momento, non ha commentato l’accaduto.

Il giallo del funzionario disertore

Sappiamo molto poco dell’uomo scomparso e poi ucciso. Non conosciamo il suo nome ma è stata resa nota la sua posizione. Era un primo ufficiale che si trovava su una nave governativa e che aveva il compito di monitorare una zona marittima piuttosto calda. Intorno a mezzogiorno di lunedì 21 settembre, ha scritto il New York Times, il 47enne si sarebbe scusato con la timoneria per poi uscire senza lasciare spiegazioni. Più tardi le sue scarpe sarebbero state ritrovate a poppa della nave.

“La Corea del Nord ha trovato l’uomo nelle sue acque e ha commesso un atto di brutalità sparandogli e bruciando il suo corpo”, si legge in una nota della Difesa sudcoreana diffusa dall’agenzia Yonhap. Una volta che l’uomo era sparito dai radar, Seul ha subito fatto partire le ricerche. Tuttavia le navi e gli aerei della Marina e della Guardia Costiera sudcoreana non sarebbero riusciti a trovarlo prima che si spostasse nelle acque nordcoreane.

Una volta entrato in Corea del Nord, una motovedetta locale lo avrebbe intercettato con indosso un giubbotto di salvataggio e aggrappato a un dispositivo galleggiante. Ore dopo, hanno spiegato i funzionari sudcoreani, una nave della Marina nordcoreana si sarebbe avvicinata all’uomo e avrebbe aperto il fuoco su ordine dei superiori, nonostante fosse piuttosto chiaro che l’uomo stesse cercando di disertare. Per quale motivo un primo ufficiale sudcoreano avrebbe dovuto disertare? Una spia, un incidente, una tragica fatalità: la domanda è ancora senza risposta.

La paura del virus

C’è un particolare bizzarro che rende questa storia alquanto macabra. Abbiamo detto che il corpo del funzionario sudcoreano è stato bruciato. Per quale motivo? La risposta sembrerebbe essere una: paura del coronavirus. Come racconta la Cnn, il membro dell’equipaggio della nave nordcoreana che stava interrogando il fuggiasco avrebbe indossato una maschera antigas. In seguito, dopo l’uccisione del funzionario, un altro soldato del Nord, con maschera antigas e indumenti protettivi, si sarebbe avvicinato al corpo per poi darlo alle fiamme.

Secondo Seul, il presunto omicidio potrebbe essere collegabile alle misure di controllo e prevenzione della pandemia di Covid-19 vigenti in Corea del Nord, che ufficialmente non riconosce casi di contagio. A questo proposito, il comandante delle forze armate statunitensi in Corea del Sud, Robert Abrams, ha riferito che all’inizio del mese le autorità nordcoreane hanno emesso l’ordine di “sparare a vista” per impedire l’ingresso del coronavirus dalla Cina, creando tra l’altro una “zona cuscinetto” al confine con i soldati delle forze speciali pronti a uccidere.

La Corea del Sud ha inviato un messaggio alla Corea del Nord nella giornata di mercoledì riguardante l’accaduto, senza, però, ottenere risposta. Se la storia dovesse essere confermata, sarebbe la prima volta dal 2008 che un civile sudcoreano viene ucciso in Corea del Nord. In quell’occasione, si trattò di un uomo che stava vagando in un’area ad accesso ristretto del resort sul monte Kumgang.

L’episodio potrebbe avere conseguenze sui rapporti diplomatici tra i due Paesi, già ridotti al lumicino dopo l’interruzione, dallo scorso giugno, di tutti i canali ufficiali per il dialogo. Il presidente sudcoreano, Moon Jae In, ha fatto sapere il suo portavoce Kang Min Seok, ha esortato Pyongyang a prendere misure “responsabili” in relazione all’incidente. Moon ha inoltre definito quanto accaduto un atto “scioccante”, che non potrà essere tollerato per alcuna ragione.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME