Due test missilistici in meno di una settimana sono un record anche per la Corea del Nord. Giovedì scorso Pyongyang aveva sparato due vettori a corto raggio verso il Mar del Giappone; oggi altri due proiettili con le stesse caratteristiche hanno preso il volo seguendo la medesima traiettoria. Nella notte coreana i primi dispacci provenienti dalle agenzie informative della Corea del Sud parlavano di proiettili non meglio identificati, anche se poco dopo gli Stati Uniti sono scesi più nel dettaglio definendo i proiettili “missili balistici a corto raggio”, cioè lo stesso tipo di proiettile usato nel primo dei due test ravvicinati. C’è ancora incertezza sul modello di missile, anche se gli analisti hanno ipotizzato possa trattarsi di un Iskander russo, un’arma di tutto rispetto e assai pericolosa se combinata con l’ultimo tipo di sottomarino ispezionato da Kim Jong Un in persona.

La nuova strategia di Pyongyang

L’Iskander è un missile balistico a corto raggio prodotto in Russia. Può colpire gli obiettivi situati a media-breve distanza, in movimento o fissi ed è l’arma ideale per distruggere infrastrutture nevralgiche, bunker o mezzi corazzati. La testata di ogni missile è singola e può essere anche nucleare; la sua gittata è di circa 300 chilometri, all’occorrenza espandibile a 500. La pericolosità dell’Iskander risiede nella sua capacità di eludere le difese avversarie, Patriot americani compresi. I quattro vettori lanciati nell’ultima settimana da Pyongyang potrebbero essere proprio Iskander; in tal caso questi missili non potrebbero colpire gli Stati Uniti e, in teoria, neppure il Giappone. La sensazione è che la Corea del Nord possa aver effettuato questi test in risposta al recente avvicinamento tra Washington e Corea del Sud; tra esercitazioni militari congiunte programmate e l’acquisto di uno stock di 40 cacciabombardieri F-35 dal governo americano, Seul potrebbe aver infastidito e non poco i cugini settentrionali.

Le prossime mosse della Corea del Nord

Nel 2019, fin qui, la Corea del Nord ha effettuato 8 test missilistici, che si sommano agli altri 87 lanci registrati tra il 2012 e il 2017. Ma è sugli ultimi quattro missili sparati che adesso si concentra l’attenzione della comunità internazionale. Se i proiettili sono davvero missili balistici, allora possono essere equipaggiati sul sottomarino ispezionato una settimana fa da Kim Jong Un. I militari sudcoreani ritengono che il mezzo nordcoreano, l’erede del vecchio Sinpo-C, sia in grado di trasportare tre missili balistici ma soprattutto ipotizzano possa trovarsi nella fase pre-lancio. Questo fa presagire le possibili prossime due mosse di Pyongyang; nel breve periodo Pyongyang potrebbe effettuare un nuovo test, simile a quelli visti negli ultimi giorni, usando però il sottomarino come lanciatore; nel lungo periodo, invece, il governo nordcoreano punterà a rafforzare la sua flotta di sottomarini.

Le prossime mosse degli Stati Uniti

Per il momento gli Stati Uniti non hanno rilasciato commenti ufficiali in merito agli ultimi test nordcoreani. Anzi, Donald Trump e Mike Pompeo hanno minimizzato i lanci continuando a parlare dell’accordo diplomatico sul nucleare da trovare con la Corea del Nord. Trump crede nell’accordo, c’ha messo la faccia e punta al successo personale; resta da capire se il presidente americano resisterà alle pressioni del deep state, dove più di un funzionario – raccontano i media statunitensi – non vede l’ora di cancellare Pyongyang dalla faccia della terra. La sensazione è che entro le elezioni presidenziali del 2020 Donald Trump possa regalarci qualche colpo di scena, un incontro risolutivo o magari la firma di un trattato di pace con l’amico Kim Jong Un.

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