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Il leader supremo nordcoreano Kim Jong Un ha recentemente dichiarato che “il mondo avrà modo di osservare una nuova arma strategica di Pyongyang” e che il Paese abbandonerà la sospensione dei test nucleari e dei missili intercontinentali precedentemente decisa. La decisione di continuare a sviluppare le proprie armi nucleari e missilistiche sarà portata avanti, ha riferito il leader supremo, a meno che gli Stati Uniti non mutino le loro politiche verso la nazione asiatica. Kim Jong Un ha descritto Washington come sempre più ostile ed ha accusato l’amministrazione Trump di voler ritardare i negoziati sul nucleare ma, al tempo stesso, non ha chiuso del tutto le porte al dialogo con gli Stati Uniti.

Una questione complessa

Washington e Pyongyang sono impegnate, dal 2018, in un dialogo che dovrebbe portare alla fine delle sanzioni americane in cambio del disarmo nucleare del Paese asiatico. I colloqui, però, si sono rivelati molto complessi e malgrado alcuni progressi di facciata non sono riusciti ad affrontare e risolvere il vero nocciolo della questione. L’assenza di risultati concreti ha spinto la Corea del Nord su posizioni sempre più bellicose e ciò rischia di portare ad una nuova escalation di tensione nella penisola coreana. È possibile, infatti, che Pyongyang decida di effettuare nuovi test nucleari o di missili balistici intercontinentali ponendo in questo modo fine alla moratoria che si era autoimposta dal 2018 ad oggi. Bisogna anche aggiungere, però, che una simile mossa rischierebbe di alienargli le simpatie di Cina e Russia, due alleato strategici fondamentali per il governo nordcoreano.

Le reazioni dell’amministrazione americana alle dichiarazioni di Kim Jong Un non si sono fatte attendere ma, al tempo stesso, sono state piuttosto moderate: il Segretario di Stato Mike Pompeo ha affermato che gli Stati Uniti continueranno ad adempiere ad i propri impegni con Pyongang ed ha auspicato che anche la controparte possa fare lo stesso mentre il presidente Donald Trump ha sminuito quanto affermato dal leader nordcoreano. Una tattica, quest’ultima, che sembra puntare al mantenimento di quei progressi e di quella fiducia già maturata tra le parti.

Le prospettive

I rapporti tra Washington e Pyongyang assomigliano, sempre di più, ad una complessa partita a scacchi in cui nessun giocatore vuole azzardarsi a fare la mossa sbagliata per paura di perdere. Tutti hanno qualcosa da guadagnare, potenzialmente, da un eventuale accordo: la rimozione delle sanzioni americane dovrebbe portare a nuovi benefici per l’economia nordcoreana mentre una possibile denuclearizzazione della Corea del Nord rimuoverebbe una minaccia di lungo termine agli interessi statunitensi nell’area ed in primis alla Corea del Sud ed al Giappone, alleati di Washington. Non è escluso che un’intesa possa essere raggiunta ma, al momento, questo sviluppo appare molto improbabile ed una denuclearizzazione di Pyongyang necessita, probabilmente, di pressioni aggiuntive e garanzie da parte di Mosca e Pechino per potersi concretizzare. I due alleati, infatti, potrebbero fornire assistenza e tutelare la Corea del Nord in una seconda fase che faccia seguito al raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti. Il 2020 potrebbe rivelarsi decisivo per capire, finalmente, quale direzione prenderà la complessa crisi nordcoreana e quali mosse verranno adottate dalle parti per tentare di porre fine ad essa.

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