La Corea del Nord ha effettuato un altro test missilistico. Pyongyang ha lanciato due proiettili in quello che è l’ottavo test da quando, lo scorso 25 luglio, il governo nordcoreano è tornato a sparare missili dopo una pausa durata 17 mesi. Le ragioni che hanno spinto Kim Jong Un a premere il pulsante rosso con una simile intensità sono due: le esercitazioni militari congiunte tra Corea del Sud e Stati Uniti, andate in scena dal 5 al 20 agosto, e la volontà di mostrare a Washington il nuovo sottomarino balistico appena sfornato dall’esercito. Ma questa volta la Corea del Nord ha accompagnato il lancio missilistico con un messaggio indirizzato agli Stati Uniti: “Vogliamo sederci a un tavolo per trattare”. Prende così forma la nuova strategia di Kim: trattare da pari a pari con la Casa Bianca.

L’ultimo test missilistico

Era notte fonda in Italia quando la Corea del Nord, all’alba ora locale, si preparava a lanciare due proiettili balistici non identificati in direzione del Mar del Giappone, verso est. Secondo quanto riportato dalle Forze armate sudcoreane, i due proiettili sono partiti dalla provincia di Pyongan Meridionale, situata nella parte centrale del paese. Il ministero della Difesa giapponese non ha rivelato alcuna minaccia per la sicurezza del Giappone, ma la tensione nella regione resta altissima. Qualche settimana fa, Tokyo aveva condiviso con gli alleati un allarme non da poco riguardante la presunta capacità del governo nordcoreano di poter produrre testate nucleari miniaturizzate; il pericolo si aggiunge alle speculazioni sullo sviluppo, da parte di Pyongyang, di nuovi missili balistici in grado di sfruttare le vulnerabilità dell’apparato di difesa missilistica americano, in crisi quando si tratta di intercettare proiettili tra i 30 e i 50 chilometri di altitudine.

Kim chiama Trump

Dunque la Corea del Nord vuole entrare in conflitto con gli Stati Uniti? Assolutamente no. Anzi: è vero il contrario. Poco dopo l’ultimo test, il viceministro degli Esteri nordcoreano, Choe Son Hui ha dichiarato all’agenzia di stampa nordcoreana Kcna che il suo paese è pronto “ad avere una discussione onnicomprensiva con la parte americana nella seconda metà di settembre, in un luogo concordato e in una data specifica”. Tra Washington e Pyongyang, nonostante il clima di apparente distensione, facilitato anche dagli incontri tra Trump e Kim, ci sono ancora diversi nodi da sciogliere. Questioni che la Corea del Nord intende risolvere, visto che Choe ha consigliato agli americani di presentare, al momento dei prossimi colloqui, “una base accettabile in modo tale da non mettere in pericolo il processo diplomatico”.

I nodi da sciogliere

Proviamo ad analizzare l’ipotetico svolgimento della tavola rotonda che, nel caso, potrebbe andare in scena a fine settembre. Prima di tutto Stati Uniti e Corea del Nord sono ancora ufficialmente in guerra, perché nessuno ha firmato un armistizio che mettesse fine alla Guerra di Corea (1950-1953): appare quindi utile avviare le trattative risolvendo il problema alla radice. In un secondo momento le parti dovrebbero confrontarsi sulle modalità di denuclearizzazione della penisola coreana e sulla conseguente riunificazione delle due Coree. Qui entrano però in gioco argomenti geopolitici difficili da tralasciare, soprattutto per gli Stati Uniti. Già, perché una Corea unita potrebbe dare non poco fastidio agli interessi americani in Estremo Oriente, senza considerare la corsa agli armamenti dei paesi limitrofi che ciò provocherebbe. In ogni caso, Corea del Nord e Stati Uniti devono necessariamente produrre uno straccio di accordo scritto, dopo mesi di flirt mediatico.