Qualche giorno fa era solo una curiosa storia sulla politica internazionale, ma adesso è anche una grande storia sportiva: il Naegohyang FC, una squadra della Corea del Nord, ha vinto la Champions League asiatica femminile, sconfiggendo sabato le giapponesi del Tokyo Verdy Beleza. La ragione della grande notorietà che questo successo sta avendo nel mondo è il fatto che la fase finale del torneo si è svolta interamente in Corea del Sud, con cui formalmente i nordcoreani sono in guerra dall’inizio degli anni Cinquanta.
La guerra di Corea è stata, per certi versi, il calcio d’inizio della Guerra Fredda. Combattuta tra il 1950 e il 1953, ha portato alla spaccatura tra Pyongyang e Seul, e non ha mai visto la firma di un trattato di pace ufficiale. Negli anni, lo sport ha spesso rappresentato un terreno fertile per dei tentativi di riavvicinamento, rimasti però solo sulla carta. Nel 2018, in occasione dei Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang, in Corea del Sud, i due Paesi avevano sfilato sotto la stessa bandiera nella cerimonia inaugurale. Tuttavia, da allora nessun atleta o delegazione del Nord aveva più viaggiato al Sud, fino a pochi giorni fa.
Domenica 17 maggio, le giocatrici del Naegohyang FC avevano infranto il tabù, raggiungendo Suwon per disputare la semifinale della Champions League asiatica femminile contro la squadra locale, il Suwon FC. Il massimo torneo del calcio asiatico femminile, a differenza del suo più noto corrispettivo europeo, prevede che le ultime partite si svolgano tutte in gara unica in una stessa location, che quest’anno è stata appunto la città sudcoreana di Suwon. Una decisione dovuta soprattutto alle grandi distanze tra i Paesi del continente, con conseguenti costi elevati per i club, che specialmente a livello femminile non sono particolarmente facoltosi.
L’exploit nordcoreano
Benché poco nota, la Corea del Nord ha una grande tradizione nel calcio femminile. La Nazionale ha debuttato ai Mondiali nel 1999, raggiungendo il suo massimo risultato, i quarti di finale, nel 2007. Tra il 1991 e il 2008, si è poi sempre piazzata tra le prime quattro squadre della Coppa d’Asia, vincendo le edizioni del 2001, del 2003 e del 2008.
Poi sono arrivate la squalifica per doping dal Mondiale del 2015 e lo stop forzato dovuto alla pandemia, che hanno rallentato molto gli sviluppi del movimento nordcoreano. Negli ultimi anni, però, le selezioni locali sono tornate ai vertici a livello internazionale: nel 2024, la Corea del Nord ha vinto il titolo asiatico sia a livello U17 che U20, e poi pure il Mondiale U20, battendo in finale gli Stati Uniti. I progressi sono stati confermati anche in questi primi mesi del 2026: ad aprile, la Nazionale U20 ha raggiunto la finale della Coppa d’Asia, arrendendosi al Giappone, e a maggio la selezione U17 ha vinto nuovamente il titolo continentale.
La quasi totalità delle calciatrici nordcoreane milita nel campionato locale (è un’eccezione l’attaccante Ri Song-a, che gioca in Giappone, paese in cui è nata e cresciuta), ma, nonostante questo, a livello di club la Corea del Nord è sempre stata meno nota che come Nazionale. Influisce anche il fatto che la Champions League asiatica femminile ha debuttato solamente nel 2024, e il Naegohyang si era ritirato dalla prima edizione. La poca notorietà della squadra ha giocato a vantaggio delle nordcoreane, che si sono presentate al torneo di questa stagione senza i favori del pronostico, arrivando fino alla vittoria finale.
Lo scenario diplomatico
La prima visita di una delegazione sportiva nordcoreana in Corea del Sud dopo otto anni ha fatto molto scalpore nel mondo, considerate le relazioni tra i due paesi. Per celebrare la vittoria ottenuta sabato a Suwon, le calciatrici del Naegohyang sono sfilate per il campo con la bandiera nordcoreana, compiendo un atto che, in un qualsiasi altro contesto, sarebbe stato considerato un crimine per le leggi sudcoreane.
Dal punto di vista di Seul, le due partite del Naegohyang sono servite per porre le basi per un simbolico riavvicinamento tra i due paesi. Le relazioni tra le due Coree vivono di continui alti e bassi, e negli ultimi anni il rapporto ha subito un peggioramento. La vittoria del liberale Lee Jae-myung, esponente del Partito Democratico di Corea, alle elezioni del giugno 2025 ha aperto la strada a una possibile normalizzazione. Non a caso, sabato alla partita era presente anche Chund Dong-young, il Ministro per la Riunificazione, che già prima della gara di giovedì tra Naegohyang e Suwon aveva parlato di un “precedente positivo” per le relazioni intercoreane.
Le autorità del Nord non hanno commentato il successo sportivo, e l’allenatore del Naegohyang, Ri Yu-il, si è rifiutato di parlare di questioni politiche, dicendo di volersi concentrare solo sul calcio. A marzo, però, il Leader supremo Kim Jong-un ha fatto rimuovere dalla Costituzione ogni riferimento alla possibile riunificazione con Seul, ribadendo la sua contrarietà a un futuro processo di avvicinamento tra le due Coree.
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