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“Se altri Paesi hanno esigenze di cooperare sui vaccini, la Cina è disposta a prenderlo attivamente in considerazione”. Xi Jinping si rivolge ai Paesi dell’Europa centrale e orientale, in videoconferenza da Pechino, ed è intenzionato ad avanzare la sua offerta di collaborazione. Il governo cinese sa che l’Unione europea ha sbagliato tutto o quasi sul tema dei vaccini. Sa che, per colpa degli errori di Bruxelles, molte nazioni europee hanno fin qui ricevuto meno dosi di quanto non prevedessero gli accordi. E sa, infine, di poter mettere sul tavolo proprio quello che tutti stanno cercando: una valanga di vaccini pronti soltanto per essere spedita oltre la Muraglia.

Al tempo stesso, in Europa non manca chi ha giù bruciato qualsiasi tappa burocratica acquistando il vaccino cinese prima dell’approvazione dell’Ema (l’Agenzia del farmaco alla quale spetta l’ultima parola in merito a quali medicinali immettere sul mercato europeo). Ungheria e Serbia hanno acquistato 1 milione di dosi a testa del siero prodotto da Sinopharm, mentre l’Ucraina sta per mettere le mani su 1,9 milioni di dosi Sinovac. Altri Paesi dell’area balcanica potrebbero presto fare altrettanto, indipendentemente dall’approvazione dell’Ue.

Il summit 17+1

La cooperazione sanitaria tra questi governi e la Cina è stata ulteriormente rafforzata nel corso dell’ultimo summit 17+1, dove il “17” indica il numero di Paesi membri della piattaforma di lavoro citata, mentre il “+1” si riferisce a Pechino. “Tutti i Paesi, grandi e piccoli, sono uguali e negoziano, costruiscono e condividono”, ha spiegato Xi Jinping, citando oltre venti campi di cooperazione tra la Cina e l’Europa centrale e orientale. “Formuliamo piani e determiniamo progetti in base alla situazione di ogni Paese e incoraggiamo i Paesi a cooperare”, ha aggiunto il presidente cinese.

La Cina è inoltre disposta a portare le importazioni dai suddetti Paesi europei a un valore di oltre 140,53 miliardi di euro da qui ai prossimi cinque anni. In particolare, il governo cinese è interessato ad aumentare il commercio bilaterale di beni agricoli del 50%, raddoppiando le importazioni in questo settore rispetto ai volumi attuali. La platea di leader alla quale si è rivolta Xi comprende i vertici dei seguenti Paesi: Albania, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria , Lettonia, Lituania, Macedonia, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia e Slovenia. L’impegno della Cina è chiaro: creare nuove partnership, o incrementare quelle esistenti, in quante più aree possibili. Dai vaccini alla logistica, dalle infrastrutture ai trasporti: nella concezione cinese, tutto può contribuire a dare forma a una più intensa relazione di mutuo vantaggio.

I rapporti con l’Europa

Il summit 17+1 è un tavolo importante per capire indirettamente quale traiettoria potrebbero prendere i rapporti tra l’Unione europea e la Cina. In altre parole, la presenza sempre più consistente di Pechino nell’area Balcanica potrebbe consentire al Dragone di riempire i vuoti lasciati tanto da Bruxelles quanto da Washington. Un discreto numero di nazioni – la conferma arriva, ad esempio, dalle citate Ungheria e Serbia – potrebbe essere pronto ad accogliere una superpotenza desiderosa di investire in loco, quale si è dimostrata essere la Cina.

Nazioni, attenzione bene, non necessariamente appartenenti all’area balcanica. L’obiettivo della Cina, infatti, è stringere quante più alleanze possibili, riprendendo il dossier Belt and Road Initiative e partendo dal freschissimo accordo sugli investimenti stretto con Bruxelles. Il cosiddetto Comprehensive Agreement on Investment (Cai) potrebbe entrare in vigore dal 2022. Il punto focale dell’intesa riguarda una maggiore apertura del mercato cinese agli investimenti provenienti dall’Ue in nome di un’integrazione reciproca. In mezzo a tutto questo, resta da capire come reagiranno gli Stati Uniti di Joe Biden. Il successore di Donald Trump, almeno a giudicare dai primi discorsi, non ha alcuna intenzione di stare a guardare.

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