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Da Berlino nelle ultime ore sono rimbalzate diverse voci inerenti il futuro della Libia e, in particolar modo, sull’organizzazione della conferenza voluta in primo luogo dal governo tedesco. Nella giornata di martedì, come riportato da AgenziaNova, si è svolta nella capitale tedesca una nuova riunione preparatoria in vista del vertice. L’impressione però è che sussistano al momento molti freni a questa iniziativa diplomatica. Questo perché un accordo sui punti nevralgici inerenti disposizioni ed obiettivi della conferenza è ancora molto lontano. Di riunioni diplomatiche a Berlino, da ottobre ad oggi, ne sono state segnalate parecchie ma esse hanno forse contribuito più a rallentare che a velocizzare l’apertura dei lavori veri e propri.

La conferenza di Berlino potrebbe decretare la resa di Al Sarraj?

Di certo le evoluzioni militari sul campo al momento appaiono di gran lunga più veloci di quelle diplomatiche. Nelle ultime settimane il generale Khalifa Haftar, con il suo Libyan National Army, ha fatto importanti progressi attorno a Tripoli avanzando in direzione della capitale libica. E questo grazie anche, se non soprattutto, al supporto russo offerto al generale. Mosca da anni appoggia l’uomo forte della Cirenaica, ma soltanto negli ultimi mesi ha mandato rinforzi in via ufficiosa portando nell’est della Libia i contractors della Wagner. Una situazione che per il governo di Fayez Al Sarraj, riconosciuto dall’Onu ma sorretto solo grazie all’aiuto di eterogenee milizie provenienti soprattutto da Misurata, si complica ora dopo ora.

Ecco quindi che da Berlino filtrano indiscrezioni circa la possibilità di preparare il campo ad un passo indietro di Al Sarraj. Una circostanza che, a prima vista, sembrerebbe avvantaggiare solo Khalifa Haftar. Ma in realtà, tra chi in questi mesi ha sostenuto il governo stanziato a Tripoli, è emersa la constatazione che sul campo la situazione appare compromessa. Ed allora, il passo indietro di Al Sarraj potrebbe essere un modo per limitare i danni e far sottoscrivere alle parti un’intesa politica. In tal modo, si eviterebbe di lasciare ad Haftar il tempo necessario per prendere Tripoli manu militari. Le indiscrezioni filtrate dagli incontri berlinesi, troverebbero conferma anche dalle voci girate tra i corridoi del Med2019 svoltosi nei giorni scorsi a Roma: tra chi preme per la conferenza di Berlino, Italia inclusa, si starebbe lavorando ad un possibile passaggio di consegne in seno al palazzo presidenziale di Tripoli.

Il perché dei rinvii della conferenza

Ma se per i partner europei un eventuale passo indietro di Al Sarraj costituirebbe la base di un accordo politico, per gli alleati regionali di Tripoli invece rappresenterebbe una vera e propria resa incondizionata. Un qualcosa dunque che non potrebbe essere accettato, specie se la controparte è costituita dal Libyan National Army di Haftar. Questo spiegherebbe come mai, già dallo scorso mese di novembre, il Qatar è emerso tra i paesi che più stanno rallentando sull’eventualità dello svolgimento della conferenza di Berlino. Doha è tra i principali sostenitori di Al Sarraj in funzione anti saudita ed anti emiratina ed anche se all’interno del Golfo la situazione di tensione si starebbe attenuando, il piccolo emirato non ha voglia di riconoscere l’eventuale ritiro dalla scena del premier libico.

Non solo: negli ultimi giorni è la Turchia il paese più attivo in Libia assieme alla Russia, con i piani di Ankara che hanno provocato non pochi scossoni politici nel Mediterraneo. In particolare, Erdogan ha sottoscritto un memorandum con Al Sarraj con il quale, tra le altre cose, sono stati ridefiniti i confini marittimi tra i due paesi. Un’accelerazione improvvisa data all’alleanza tra Tripoli ed Ankara, scaturita anch’essa forse dalla possibilità di una resa da “apparecchiare” sul tavolo della conferenza di Berlino.

Ma anche sul fronte pro Haftar non sembrano esserci particolari velleità nell’organizzare al più presto la conferenza. Il generale sa bene che più territorio ha in tasca e maggior vantaggio potrebbe avere da una conferenza, dunque viste le ultime avanzate del suo Lna ogni giorno passato potrebbe rappresentare un giorno guadagnato. L’impressione è che a volere la conferenza di Berlino siano soprattutto i paesi europei, i quali però devono fare i conti con una loro maggiore marginalizzazione nel contesto libico. Ed è soprattutto questo aspetto a determinare un vistoso rallentamento nell’organizzazione del vertice tedesco.