David Sassoli, presidente dell’Europarlamento ed esponente del Partito democratico, non nasconde le difficoltà insite nel processo di formazione della nuova Commissione guidata da Ursula von der Leyen dopo che le audizioni di Strasburgo hanno affossato tre membri designati, ultima e più importante la francese Sylvie Goulard.

Parlando al Forum Coldiretti a Cernobbio, l’ex giornalista italiano è stato chiaro: “Il Parlamento è impegnato in un meccanismo trasparente. Adesso dovranno essere proposti altri tre commissari da parte di Romania, Ungheria e Francia. Inizieremo in Parlamento l’esame delle candidature. Penso che forse la data del primo novembre non sarà più possibile rispettarla, andremo a quella del primo dicembre”.

I tempi tecnici nascondo un problema politico. Lo schiaffo del Partito popolare europeo a Macron fa vacillare il perno franco-tedesco della governance europea. L’Eliseo aveva chiesto per sé il maxi portafoglio costituito da Industria, Difesa e Spazio dopo aver designato la debole e discutibile Goulard per accentrare su Macron e rendere il più francese possibile (e “europeo” nella stretta misura necessaria), oltre ogni retorica, la condotta del commissario designato. Il superamento dei meccanismi degli Spitzenkandidaten aveva messo a nudo la debolezza politica dei gruppi del Parlamento europeo, che hanno fatto valere il loro unico, vero asso nella manica: il potere di scrutinio, condizionamento e veto dei commissari designati. Tre bocciature in un colpo solo sono una botta clamorosa per una Commissione che si presentava come squadra di ampio respiro, pronta addirittura a varare un  fondo da 100 miliardi di euro per investimenti strategici.

Tutto questo ora è messo a repentaglio dalle nuvole grigia che si addensano sulla Commissione nascente, che dovrà doppiare una serie di scogli insidiosi. Come sanare l’asimmetria creata tra Francia e Germania dalla mossa del Ppe di affondare la Goulard, che dimostra come Angela Merkel abbia oramai esaurito il suo potere di moral suasion? Come mantenere integro un fronte pro-Ursula, al momento del voto di conferma definitivo, di fronte alla serie di sgambetti e veti incrociati? Come ampliare la maggioranza a Strasburgo rendendola indipendente dal vero e proprio “appoggio esterno” di due forze esterne alle famiglie europee tradizionali (cioè del Partito Giustizia e Libertà polacco e del Movimento Cinque Stelle)? Come, soprattutto, riguadagnare credibilità e slancio politici?

Il contenzioso si fa ancora più spinoso se si pensa che la nascita della nuova Commissione è cruciale per rendere effettive le negoziazioni sul bilancio europeo 2021-2027, in cui fino all’entrata in vigore del nuovo esecutivo comunitario resterà sovrana la commissione Juncker uscente. Il negoziato in materia tra Paesi membri, Parlamento europeo, Consiglio e Commissione sarà “molto duro”, secondo Sassoli, esponente del Pd a cui non si può negare una maggiore capacità di analisi dei problemi dell’Ue, distante anni luce dalla retorica ortodossa e granitica della “troika” italiana (Gentiloni-Gualtieri-Amendola).

Per certi Paesi la battaglia strategica potrebbe essere proprio legata a ritardare l’entrata in vigore della nuova Commissione per dare agli Stati maggior potere decisionale in tali negoziati. Non si può negare, ad esempio, che dopo la bocciatura del commissario ungherese Viktor Orban abbia avuto una reazione ben più composta di quella di Macron, che ha attaccato a testa bassa gruppi europei e la stessa von der Leyen. I governi Visegrad, avendo aumentato il loro potere negoziale, potrebbero strappare nel bilancio una maggiore attenzione al controllo delle frontiere esterne dell’Unione. Di un rafforzamento relativo degli Stati potrebbe giovare anche l’Italia chiedendo più spazio, ad esempio, sulla politica agricola (Pac) che ci penalizza. Ma a Roma il trattare a nostro vantaggio in Europa non sembra essere una strategia contemplata, di questi tempi.