Chiusa la partita per la nomina del nuovo presidente del Copasir, col senatore di Fratelli d’Italia  Adolfo Urso, unico esponente dell’opposizione presente nel comitato di palazzo San Macuto che vigila sull’attività dei servizi di intelligence della Repubblica, scelto per succedere a Raffaele Volpi, deputato della Lega, in applicazione alla Legge 124 del 2007 si apre la stagione dell’operatività nel contesto del governo Draghi.

E dopo il lungo contenzioso che ha divisi i due alleati del centrodestra, schierati nel momento attuale in maniera divergente nei confronti dell’esecutivo guidato dall’ex governatore della Bce, possono ora ritrovare nel quadro del Copasir le premesse per un’azione comune e organica che ne consolidi l’affiatamento in vista della prova decisiva: il voto per il Parlamento e la prossima legislatura. In vista della quale Lega e Fdi aspirano a governare assieme alla guida della coalizione di centrodestra.

Nei giorni scorsi su queste colonne scrivevamo che una convergenza tra il Carroccio e il partito di Giorgia Meloni appariva come la chiave di volta per garantire il ritorno del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica a una condizione di operatività ordinaria, a costituirsi come prima linea per la difesa degli asset strategici, garante della corretta operatività dei servizi e della tutela del ruolo dell’intelligence come patrimonio comune dello Stato. L’elezione di Urso, che da vicepresidente di Volpi ha condiviso con l’onorevole bresciano diverse scelte strategiche e contribuito a porre in essere un rafforzamento del ruolo del Copasir nel sistema-Paese, espandendone de facto le prerogative, si pone come la fonte di una necessaria continuità e comunione d’intenti.

La temporanea divisione sul fronte del governo Draghi non deve infatti fermare un percorso attivo da tempo. Lega e Fdi hanno contribuito a puntellare sul fronte del golden power, della minaccia alla sicurezza economica nazionale, della difesa contro le scalate straniere, della definizione del perimetro delle aziende più a rischio per il Covid-19 e le sue conseguenze sistemiche una strategia di tutela del sistema-Paese che ai tempi del governo Conte II, al quale erano entrambi all’opposizione, passava in maniera decisiva per le stanze del Copasir. Volpi e Urso sono stati i registi di una stagione politica che non si è ancora conclusa, data la mole dei dossier che si sono accumulati sulla scrivania di Palazzo San Macuto. A cui ora toccherà, nuova di zecca, la vigilanza sulla costituenda Agenzia per la cybersicurezza nazionale, a cui si andranno ad aggiungere: le indagini sulla campagna vaccinale e la presenza di asset industriali critici in Italia; l’investigazione sullo scenario libico, con le audizioni di Giuseppe Conte e Rocco Casalino per il caso del viaggio a Bengasi dei mesi scorsi ancora in sospeso; l’approfondimento delle indagini sul caso del delitto Attanasio in Congo; la definizione di nuove linee guida e consigli per il 5G nazionale; un confronto a tutto campo con i nuovi vertici dei servizi segreti e un’analisi delle conseguenze del pensionamento dello 007 Marco Mancini voluto dal direttore del Dis Elisabetta Belloni. Già in cantiere invece, l’indagine conoscitiva sul settore dell’energia che vedrà la pentastellata Federica Dieni e il leghista Paolo Arrigoni a fare da relatori.

Dossier tanto bollenti necessitano di un’attiva governance politica delle questioni legate ai servizi e all’investigazione sulle minacce all’interesse nazionale. E di far sì che il Copasir marci compatto, anche se presieduto dall’unico esponente dell’opposizione tra i suoi membri, tornando nuovamente a fungere da camera di compensazione per la definizione dell’interesse nazionale. Una prova del nove e una sfida per Lega e Fdi, formazioni attorno a cui si può ricucire lo strappo e creare nuovamente l’asse di riferimento per orientare i lavori e le proposte in un consesso dall’alto valore strategico.

Il Copasir è infatti un’istituzione mai decisiva quanto oggi in una fase storica che vede l’Italia intenta a programmare la ricostruzione dopo la pandemia. E che tra investimenti strategici nel Recovery Fund, campagna vaccinale, sfide decisive per l’industria e conseguenze di un contesto internazionale sempre più competitivo, impone al nostro Paese di apprendere come muoversi con attenzione sugli scenari globali e alla politica e ai servizi di trovare in sede del Copasir un punto di confronto capace di mettere a sistema conoscenze e strategie politiche di medio e lungo termine. La Lega e Fdi hanno saputo attraverso i loro esponenti cooperare, confrontarsi e darsi sostegno reciproco nella valorizzazione operativa del Copasir durante la presidenza Volpi. Il fatto che i membri del comitato non siano mutati può consentire che ciò avvenga anche ora che la presidenza è passata in capo al partito di Giorgia Meloni.

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