Joe Bidentorna prepotentemente in corsa nel “Super Tuesday“, tradizionale snodo delle primarie statunitensi, supera in 10 Stati su 14 Bernie Sanders e rilancia la sua candidatura per la nomination presidenziale democratica.

Le primarie dem, nel primo mese, sono state un susseguirsi di capovolgimenti di fronte: in prima battuta sembrava emergere l’outsider Pete Buttigieg come sfidante centrista più papabile contro le posizioni di sinistra radicale di Sanders; Biden sentiva sul collo il fiato dell’ex sindaco di South Bend e del miliardario Michael Bloomberg, grande sconfitto del Super Tuesday; poi i risultati positivi di Sanders in Nevada e New Hampshire hanno mandato in panico l’establishment democratico, spingendolo a puntare con sempre maggior convinzione sull’ex vicepresidente di Barack Obama. Il ritiro di Buttigieg e della senatrice del Minnesota Amy Klobuchar hanno avuto l’effetto di produrre un importante ralliement pro-Biden e di rafforzare la sua presa sulla coalizione che lo sostiene nella corsa democratica.

Joe’s momentum is skyrocketing, si legge sul sito ufficiale della campagna di Biden. Certamente il voto del 3 marzo ha rinvigorito la sua posizione. Biden nel Super Tuesday è riuscito a dimostrare di poter risultare un candidato trasversale, in maniera analoga a quanto aveva fatto Sanders in precedenza compattando su di sè il consenso degli ispanici, dell’elettorato liberal e delle fasce più deboli della popolazione. Biden, dopo la vittoria in South Carolina, si trovava di fronte al bivio: la sua candidatura sarebbe risultata forte nella sua solida roccaforte afroamericana e debole in altre aree o avrebbe visto un’espansione della base? I fatti hanno visto prevalere la seconda opzione.

Da non sottovalutare, in questo contesto, il peso degli endorsement che hanno raggiunto Biden nelle ore prima del Super-Tuesday. Oltre ai due sfidanti ritirati, l’ex vicepresidente ha ricevuto l’esplicito sostegno di Beto O’Rourke, l’ex deputato texano che nel 2018 ha sfiorato l’elezione al Senato contro il repubblicano Ted Cruz e ha ottenuto, nella contesa, 4 milioni di voti. O’Rourke e il suo sostegno sono risultati il volano decisivo per permettere a Biden di strappare a Sanders lo Stato dalla stella solitaria, laboratorio delle primarie democratiche, in cui la mappa elettorale parla chiaro. Tolte le aree a maggioranza ispanica al confine col Messico, Biden vince in maniera trasversale nel resto del Texas, ottiene la maggioranza degli afro-americani ma sfonda anche nell’elettorato di middle class.

Di una “nuova coalizione” pro-Biden aveva parlato anche il New Yorker. Il consenso tra gli afro-americani, che vedono nel candidato moderato una figura in continuità con Barack Obama, regge solido, con picchi del 62% in North Carolina e del 71% in Virginia durante il Super Tuesday. A ciò si aggiunge il radicamento nei territori degli endorsement pro-Biden e il lavoro alacre dei rappresentanti locali dei democratici, che hanno optato per sostenerne la corsa. La contemporaneità dei tre endorsement di O’Rourke, Klobuchar e Buttigieg, in tal senso, ha permesso al vecchio dem di ricevere il sostegno di due swing states della corsa (Texas e Minnesota, vinti nel Super Tuesday) e la spinta della base del giovane tecnocrate che aveva vinto i caucus in Iowa, rafforzandone la credibilità oltre la retorica del “tutti contro Sanders”.

La realtà dei fatti, sottolineata anche dal New Yorker, è che Biden è stato riconosciuto dai maggiorenti del partito come uno dei pochi esponenti del loro gruppo depositario di un genuino sostegno popolare. Uomo completamente intrinseco all’establishment, ha avuto a lungo la capacità di mantenere un profilo basso, specie durante la vicepresidenza, senza compromettersi con scivoloni e errori madornali simili a quelli di Hillary Clinton. Biden prevale su Sanders, non a caso, in tutti gli Stati passati dal sistema dei caucuses a quello delle primarie aperte, Maine, Minnesota e Colorado, dove il socialista democratico senatore del Vermont aveva vinto nel 2016 contro la Clinton. Questo è un indubbio segno di una crescente capacità mobilitante di Biden.

La combinazione tra la macchina da guerra del Comitato Nazionale Democratico, ostile a Sanders, e il radicamento dei sostenitori di Biden può giocare un ruolo decisivo nel dargli la spinta verso il successo nelle primarie. Molto a favore di Biden ha giocato il flop dell’ex sindaco di New York Bloomberg, sceso in campo con enormi investimenti ma capace di raccogliere scarsi risultati. L’inerzia della corsa è cambiata e nei prossimi Stati, molti dei quali parte dell’America profonda a vocazione repubblicana, sarà Sanders a dover giocare in rincorsa. Sanders e Biden appaiono ora gli unici reali favoriti per la nomination: la trasversalità delle loro candidature ha permesso loro di spiazzare gli altri contendenti.

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