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In Africa si sta giocando una sfida a distanza tra Cina e Stati Uniti. Le due superpotenze che si contendono il primato globale si affrontano a colpi di soft power nel Continente Nero. In particolare Pechino e Washington hanno scelto di puntare rispettivamente su Kenya e Tanzania. Il primo Paese africano è finito sotto l’ala di Xi Jinping, il secondo è in orbita americana. Chi avrà la meglio?

La trasformazione del porto di Bagamoyo

Pechino ha in serbo uno dei suoi progetti monumentali per trasformare il volto della Tanzania. Come riportato da Le Monde Diplomatique, la China Merchant Holdings, il più importante operatore portuale pubblico cinese, sta per lanciare un cantiere nel porto di Bagamoyo. Situato a una settantina di chilometri a nord della città tanzaniana Dar es-Salaam, Bagamoyo diventerà il porto più grande dell’Africa. Costo dell’operazione: 10 miliardi di dollari di investimenti, suddivisi tra il fondo del sultanato dell’Oman e la cinese Exim Bank. Le bozze dell’accordo tra le parti risalgono al 2013, durante il secondo viaggio ufficiale di Xi Jinping in Africa.

La “nuova” Dubai d’Africa

L’idea della Cina è rendere la Tanzania la Dubai del Continente Nero. Il progetto in effetti è molto ambizioso. Si parla di un allineamento di banchine e bacini per una lunghezza di venti chilometri di costa. Ci sarà poi spazio per una zona economica speciale, molto simile a quella attuata nella cinese Shenzen. Con l’avvento del nuovo porto di Bagamoyo, la Tanzania potrà imbarcare e scaricare venti milioni di container all’anno. La popolazione locale, all’80% impegnata nell’agricoltura, potrà finalmente dedicarsi ad attività di altro tipo.

Il legame Cina-Africa si solidifica

Nell’ultimo Vertice Cina-Africa in progrmma a Pechino lo scorso settembre, il Dragone è stato chiaro. La Cina ha promesso 60 miliardi di dollari da destinare all’Africa. Di questi un quarto saranno un prestito puro, senza interessi, un terzo a credito. Dieci miliardi finiranno in un fondo per finanziare progetti di sviluppo e 5 sosteranno le esportazioni africane. E non c’è quindi da stupirsi se, secondo la China Africa Research Initiative, Pechino ha prestato in 16 anni, tra il 2000 e il 2016 la bellezza di 125 miliardi di dollari a vari paesi africani.

Guerra di influenza

La Cina è il primo partner commerciale della Tanzania e se ne infischia altamente del governo di Magufuli. Il Presidente tanzaniano è più volte finito nel mirino per la violazione di diritti umani. Washington è in prima fila a puntare il dito, la Cina continua a parlare di affari senza entrare in politiche interne dei paesi suoi alleati commerciali. In qualche modo gli Stati Uniti hanno iniziato a contrapporsi al soft power cinese in Africa. Ma per Trump la strada è tutta in salita.