Diventa fotoreporter IMPARA DAI PROFESSIONISTI
Politica /

Per la prima volta la Cina ha svelato, in un video trasmesso dalla televisione di Stato, il suo nuovo missile DF-26, soprannominato “il killer delle portaerei” per la possibilità di colpire grandi unità navali grazie a caratteristiche particolari che lo differenziano rispetto ai normali missili balistici a raggio intermedio.

Nel lungo video si vede il lancio durante un’esercitazione del nuovo missile e grazie alla riprese diurne e ravvicinate è possibile carpirne alcune caratteristiche che ci possono aiutare a comprenderne meglio le potenzialità.

Il missile è montato su un veicolo Tel (Transporter Erector Launcher) ed ha effettuato un lancio a freddo. Nel video, correlato da interviste ai comandanti militari presenti al test che sembra più un’esercitazione a fuoco, non viene indicato l’esito del lancio, ma è possibile dare una rapida occhiata alla forma del veicolo di rientro del DF-26.

Quello che sappiamo del DF-26

Dalle immagini si vede chiaramente la forma doppio conica dell’ogiva del veicolo di rientro, che alla base ha quattro alette che, secondo fonti cinesi, non servirebbero solo a stabilizzare il vettore ma anche a dare una qualche forma di direzionalità.

Il DF-26 è un missile balistico a raggio intermedio (Irbm) con una gittata massima compresa tra i 3mila ed i 4mila chilometri. E’ a due stadi ed a propellente solido con una lunghezza di 14 metri ed un peso massimo di 20 tonnellate. Come già accennato, è mobile essendo lanciabile da un veicolo Tel.

La sua carica bellica, pari a 1200/1800 chilogrammi, può essere convenzionale o nucleare ed il Cep (Circular Error Probable) della versione non destinata a colpire bersagli navali è stimato tra i 150 ed i 450 metri.

La Cina ha svelato per la prima volta l’esistenza di questo vettore durante la parata militare del settembre del 2015 a Pechino. 

Le incertezze sulla versione antinave del missile

Il commentatore televisivo della televisione cinese – ex appartenente all’Esercito Cinese – che ha assistito al lancio sostiene che il DF-26 sia in grado di manovrare grazie alle proprie alette in coda all’ogiva e che la sua forma doppio-conica gli dia parziali caratteristiche di invisibilità radar. 

In realtà, entrambe le caratteristiche del missile cinese non significano che questo possegga la capacità di manovrare e di essere stealth: esistono vettori balistici dotati di alette che non sono in grado di effettuare manovre in atmosfera.

Anche la capacità stealth sarebbe tutta da vedere ed implicherebbe, più che la forma doppio-conica, che venissero utilizzati costosi materiali radarassorbenti capaci di resistere alla alte temperature che raggiunge l’ogiva durante il rientro in atmosfera.

La capacità di colpire una portaerei avversaria, o comunque un grosso bersaglio navale pagante, sarebbe data dal sistema di guida connesso con una rete di satelliti, radar navali e terrestri, in aggiunta allo stesso seeker del DF-26 che dovrebbe essere dotato di radar, come riporta una fonte militare anonima di Pechino al Global Times.  

La capacità antinave del DF-26 non è però stata ancora testata, ed insieme alle problematiche tecniche che una simile tecnologia dovrebbe affrontare, fa ritenere agli esperti che il DF-26 recentemente svelato al pubblico sia solo l’ultimo miglioramento della famiglia di Irbm cinesi.

Colpire un bersaglio in movimento, se pur lento, come una portaerei con un missile balistico, è una sfida che nessun Paese sino ad oggi è riuscito a vincere.

Oltre ai problemi tecnici che riguardano la necessità di avere una dotazione sensoristica facente parte del sistema di ingaggio del bersaglio in grado di sopravvivere allo shock del rientro in atmosfera – che sia un seeker radar o di altro tipo – la Cina per poter effettuare efficacemente l’intercettazione di una nave dovrebbe avere un complesso ed esteso sistema di sorveglianza satellitare e radar per coprire un’estesa parte di oceano, ed al momento, nonostante la militarizzazione delle isole nel Mar Cinese Meridionale, sembra lontana da questo obiettivo.

Anche per quanto riguarda la manovrabilità la sfida risulta essere molto più complessa rispetto, ad esempio, alle testate Hgv che pure la Cina sta sperimentando: colpire un bersaglio in movimento in alto mare con una testata balistica convenzionale richiederebbe capacità di manovra e di guida terminale ben diverse rispetto a quelle utilizzate dalla nuova tecnologia degli Hypersonic Glide Vehicle.

Il rischio strategico

Se il missile fosse in grado davvero di intercettare una portaerei americana in navigazione nell’Oceano Pacifico, esisterebbe poi un rischio strategico molto grave a cui andrebbe incontro la Cina.

Non è infatti dato sapere, a Washington, se il lancio di un DF-26 dal territorio cinese sia effettuato per colpire una portaerei con una carica convenzionale oppure una delle basi che gli Stati Uniti hanno nel Pacifico e rientranti nel suo raggio d’azione di 4mila chilometri come Guam con una carica atomica.

Pertanto Pechino si assumerebbe il rischio, molto alto, di innescare un meccanismo di ritorsione che potrebbe vedere l’impiego – erroneamente – dei missili nucleari anche in caso di attacco convenzionale, ma forse non temono questo tipo di risposta da parte di Washington: non è da escludere, infatti, che nelle alte sfere militari ci sia qualcuno – o più d’uno – che pensi che gli Stati Uniti non abbiano la forza politica di utilizzare gli armamenti atomici per primi.

Del resto la dialettica, e quindi la filosofia, dell’establishment militare cinese è radicalmente cambiata nel corso degli ultimi anni e se adesso c’è chi apertamente parla della possibilità di un conflitto con gli Usa dicendo che “hanno paura di morire”, non ci stupiremmo se ci fossero persone che ritengono che gli americani non vogliano, agli occhi della comunità mondiale, essere quelli accusati di aver innescato un conflitto atomico. Attenzione però a non sottovalutare l’indole degli americani e la loro capacità di colpire cinicamente un avversario soprattutto se attaccati.

.
Sogni di diventare fotoreporter?
SCOPRI L'ACADEMY