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Politica

La Cina sta per diventare grande: il fronte Usa per contenere il Dragone

Tutti contro la Cina per ostacolare il progetto egemonico del gigante asiatico. Come afferma Public Policy, due sono i concetti da analizzare per capire davvero cosa si nasconde dietro la minaccia rappresentata da Pechino. Gli Stati Uniti stanno utilizzando il...

Tutti contro la Cina per ostacolare il progetto egemonico del gigante asiatico. Come afferma Public Policy, due sono i concetti da analizzare per capire davvero cosa si nasconde dietro la minaccia rappresentata da Pechino. Gli Stati Uniti stanno utilizzando il cosiddetto multilateralismo empirico e selettivo. Dall’altra parte il Dragone è quasi uscito dal periodo di opportunità strategica. Cerchiamo di approfondire la questione.

La fine del periodo di opportunità strategica cinese

La Cina ha studiato a fondo l’evoluzione dei più grandi Stati al mondo. La CCTV, nel novembre 2006, per ben 12 giorni ha trasmesso in prima serata un documentario intitolato “L’ascesa delle grandi potenze”. Il programma ruotava attorno alle vicende più importanti relative al mondo occidentale: dal colonialismo alla rivoluzione industriale, dalla crisi Usa alla Russia sovietica. L’obiettivo di Pechino era focalizzare la discussione politica sugli errori e i punti di forza dei più grandi imperi occidentali. Da un lato per apprenderne i segreti, dall’altro per evitare di commettere gli stessi sbagli.





Un ventennio di studio e crescita pacifica

Il Partito Comunista Cinese ha coniato il periodo di opportunità strategica proprio per sottolineare la crescita della Cina. L’economia del Dragone fa passi da gigante, ma dietro alle riforme cinesi c’è un’elaborazione politica che denota tutto tranne che improvvisazione. Questo periodo strategico, infatti, coincide con gli anni che vanno dal 2000 al 2020. Un ventennio in cui la Cina è maturata e sta per diventare grande, proprio come gli imperi che ha studiato nel recente passato. Fino al 2020 Pechino penserà soltanto a svilupparsi economicamente e militarmente, evitando ogni conflitto armato. Ma l’ascesa tranquilla della Cina è agli sgoccioli. Cosa succederà dopo?

Il multilateralismo empirico degli Stati Uniti

Washington sembra aver capito che il periodo strategico cinese è agli sgoccioli. Per evitare sorprese sgradite gli Stati Uniti hanno intrapreso un multilateralismo empirico e selettivo. A Trump non piacciono le organizzazioni multilaterali, ma il Presidente americano sa che serve compattarsi per resistere all’ascesa cinese. La forma di collaborazione più importante fin qui ottenuta dalla Casa Bianca è stata quella relativa al gruppo dei Five Eyes, alla fine del 2018. Australia, Canada, Nuova Zelanda e Regno Unito collaborano infatti con gli Stati Uniti per respingere il cyber spionaggio della Cina. Ma non basta.

La sponda americana in Asia

Washington cerca una sponda ancor più evidente con quei Paesi democratici più vicini al Dragone. E qui entrano in gioco, oltre agli Stati appena citati, anche Corea del Sud, Giappone e India. Tutti questi attori sono in apprensione, perché sanno che il 2020 si avvicina anche per loro. Se la Cina, una volta cresciuta, vorrà lanciarsi in qualche dimostrazione di forza i vicini di Pechino sarebbero i primi a farne le spese. Eppure Xi Jinping ha più volte dichiarato di non voler utilizzare la violenza. I progetti portati avanti dal gigante asiatico sono tutti win-win, proprio come la Nuova Via della Seta. La sensazione è che servirà tanta diplomazia per evitare mosse azzardate, soprattutto da parte degli Stati Uniti. Se la Cina è diventata grande la cosa più logica da fare è accoglierla nel tavolo dei grandi. In poche parole, Washington deve accettare l’ascesa – se non il sorpasso – del Dragone. Per evitare guerre economiche dannose, o peggio possibili guerre sul campo.

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