La Cina punta sulla diplomazia: come funziona l’OIMed di Pechino

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Si chiama Organizzazione internazionale per la mediazione (OIMed), è stata lanciata dalla Cina lo scorso 30 maggio e ha un compito ben preciso: mediare le controversie internazionali. Pechino è da tempo impegnata ad architettare nuovi modelli di governance globale, convinta che i meccanismi esistenti non rappresentino a dovere gli interessi delle nazioni in via di sviluppo favorendo invece i Paesi più ricchi.

L’OIMed, descritto come il primo organismo giuridico intergovernativo al mondo dedicato alla mediazione, è quindi la risposta del gigante asiatico a questa (percepita) lacuna istituzionale. Il progressivo ritiro degli Stati Uniti trumpiani dalla scena internazionale ha ulteriormente lasciato spazio di manovra al Dragone, che ha presentato il nuovissimo organo a Hong Kong nel corso di una cerimonia ricca di ospiti.

Oltre al ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che ha annunciato ufficialmente il progetto, c’erano i rappresentanti di 85 Paesi – provenienti da Asia, Africa, America Latina ed Europa – e una ventina di altre organizzazioni internazionali. Ma che cos’è l’OIMed? E qual è il suo vero obiettivo?

L’importanza dell’OIMed

Dal punto di vista cinese l’istituzione dell’OIMed risponde alle preoccupazioni comuni dei Paesi che cercano la pace, promuovono la stabilità e perseguono lo sviluppo. La sua creazione, come ha spiegato Wang, è in linea con la tendenza di promuovere una cooperazione reciprocamente vantaggiosa e lo sviluppo della governance globale verso una direzione più giusta ed equa. “Miglioriamo la partecipazione dei Paesi in via di sviluppo e rafforziamo la rappresentanza e la voce del Sud del mondo nella governance internazionale”, ha dichiarato ancora il ministro degli Esteri di Pechino.

Negli ultimi dieci anni la Cina ha gareggiato con gli Stati Uniti per conquistare una crescente influenza nel cosiddetto Global South, e lo ha fatto sia espandendo il suo progetto di investimento di punta, la Belt and Road Initiative, sia facendo leva su altre organizzazioni internazionali – come le Nazioni Unite e i colloqui sul clima della COP – per promuovere il multilateralismo.

In ogni caso, accanto alla sua influenza economica, il Dragone ha intensificato anche gli sforzi per svolgere il ruolo di mediatore internazionale. Gli esempi non mancano: citiamo la mediazione dell’accordo diplomatico tra l’Arabia Saudita e l’Iran, nel 2023, la facilitazione di una riconciliazione storica tra 14 fazioni palestinesi (con la firma di un patto), nel 2024, e i ripetuti tentativi di orchestrare un cessate il fuoco tra le parti in guerra in Myanmar.

L’OIMed rappresenta insomma un passo in avanti e dimostra la disponibilità di Pechino ad assumersi maggiori responsabilità a livello internazionale nella promozione della pace e della sicurezza.

La Cina punta sulla diplomazia

Perché la Cina ha sentito il bisogno di sfornare l’OIMed? La leadership del Dragone ha sottolineato i limiti degli attuali meccanismi di risoluzione dei conflitti, come il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che non è riuscito a fermare né la guerra in Ucraina né il conflitto nella Striscia di Gaza. “La nascita dell’OIMed contribuirà a superare la mentalità a somma zero del vincere o perdere, a promuovere la risoluzione amichevole delle controversie internazionali e a costruire relazioni internazionali più armoniose”, ha affermato Wang.

L’organizzazione, che mira ad essere paragonabile alla Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite e alla Corte permanente di arbitrato dell’Aia, sarà operativa tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. Tra gli oltre 30 Paesi firmatari l’assenza dell’Occidente è ben visibile. Troviamo infatti 15 nazioni africane – tra cui Algeria, Etiopia e Camerun – cinque asiatiche – Indonesia, Pakistan, Laos, Cambogia e Cina – altrettante dell’America Latina/Caraibi e dell’Oceania, e due (Serbia e Bielorussia) europee.

I Paesi del Sud del mondo hanno capito che, quando sorgono controversie internazionali, i loro diritti e interessi legittimi sono spesso difficili da proteggere affidandosi agli organismi a trazione occidentale. Per questo sono ben felici di essere rappresentate dall’OIMed.

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