A novembre sapremo chi tra Donald Trump e Joe Biden rivestirà la carica di 46esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Gli ultimi sondaggi registrano un netto sorpasso del candidato democratico che, in queste settimane, si sarebbe portato a una decina di punti di vantaggio sull’attuale inquilino della Casa Bianca.

La pandemia di Covid e le recenti tensioni razziali hanno sferrato un duro colpo all’operato di Trump, che contava di sfruttare i successi ottenuti in campo economico per avere la meglio su un candidato incolore. Biden, infatti, fin qui ha semplicemente sfruttato le gaffe del tycoon, senza uscire troppo allo scoperto. Certo è che i due candidati sono tra loro completamente opposti, tanto per carattere quanto per concezione del mondo.

La vittoria di uno piuttosto dell’altro, oltre a modificare la politica interna americana, contribuirà a cambiare il risiko della geopolitica mondiale. Quando parliamo di questo argomento pensando agli Stati Uniti, il primo pensiero va alla Cina. Trump è stato il primo presidente americano a rompere un meccanismo che, dall’ingresso di Pechino nell’Organizzazione mondiale del commercio nel 2001 in poi, stava danneggiando l’economia Usa. Sempre Trump è stato l’artefice della guerra dei dazi contro la Cina, cioè di una vera e propria guerra commerciale a colpi di tariffe per limitare l’ascesa del Dragone, ormai prossima a inghiottire la superpotenza a stelle e strisce. Dunque, come muteranno i rapporti sino-americani?

Lo sguardo della Cina

La Cina segue a distanza di sicurezza quanto sta accadendo negli Stati Uniti. I leader cinesi non rilasciano dichiarazioni, non si sbilanciano né danno l’impressione di essere interessati alla contesa che contrappone Trump a Biden. Eppure, come ha sottolineato in un lungo articolo The Atlantic, Pechino ha mille ragioni per seguire il testa a testa tra i due candidati. Non solo: il Dragone ha anche mille ragioni per sperare che il prossimo presidente degli Stati Uniti possa essere Donald Trump.

Il motivo principale è uno. Altri quattro anni di The Donald in cabina di regia offrirebbero al gigante asiatico l’opportunità di espandere la propria influenza tanto in Asia orientale quanto nel resto del mondo. Già, perché il tycoon, a differenza di altri presidenti del passato, ha dimostrato di non essere interessato ad accrescere il peso degli Stati Uniti nel pianeta.

Detto in altre parole, come d’altronde recita lo slogan di Trump, l’attuale amministrazione è incentrata solo e soltanto sull'”America First”. Prima l’America, poi il resto del globo. Ecco: uno scenario del genere, agli occhi della Cina, sarebbe assolutamente paradisiaco.

Vantaggi e svantaggi

A rigor di logica, considerando le tariffe imposte sulle esportazioni cinesi, il contenzioso tecnologico con Huawei, le accuse sulla diffusione del Sars-CoV-1, sulla violazione dei diritti umani a Hong Kong, nello Xinjiang e, ora, anche in Tibet, la Cina dovrebbe sperare in una vittoria di Biden. Lo stesso Trump, abbracciando il pensiero più comune, ha tiwttato che i cinesi “sono alla disperata ricerca di Sleepy Joe Biden” in modo che “possano continuare a fregare gli Stati Uniti, come hanno fatto per decenni, finché non sono arrivato!”.

Una lettura del genere può essere molto limitante. Già, perché intanto, dal punto di vista di Pechino, una presidenza democratica potrebbe ripristinare la classica diplomazia americana e danneggiare gli interessi cinesi. Inoltre, altri quattro anni di Trump porterebbero sì in dote altre controversie (dazi, accuse e via dicendo), ma potrebbero offrire anche un’interessante opportunità.

Il tycoon, infatti, non vede la Cina come un avversario ideologico; come se non bastasse, spiega ancora The Atlantic, l’attuale presidente può essere persuaso attivando le giuste leve (lo si è visto, ad esempio, nelle negoziazioni con la Corea del Nord).

Dulcis in fundo vale la pena considerare il pensiero di alcuni media cinesi. Hu Xijin, editore del Global Times, quotidiano gestito dal Partito Comunista cinese, ha twittato a Trump che i cinesi “desiderano la tua rielezione perché puoi rendere l’America eccentrica e quindi odiosa per il mondo. Contribuisci a promuovere l’unità in Cina”. Sia chiaro: non è detto che i concetti espressi dal signor Hu rispecchino il pensiero della leadership di Pechino. Ma al Dragone, in fin dei conti, potrebbe davvero convenire la riconferma di Trump che non l’elezione di Biden.

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