Le elezioni presidenziali in Sri Lanka, che avranno luogo il 16 novembre, sono destinate ad influenzare gli sviluppi politici e le relazioni internazionali del piccolo Stato dell’Asia meridionale. Il Presidente della Repubblica, nel Paese, è anche posto a capo del governo e delle Forze Armate ed ha, pertanto, rilevanti poteri politici. Il Capo di Stato uscente, Maithripala Sirisena, era stato eletto nel 2015 ed aveva ricevuto l’appoggio tanto dello United National Party (Unp), di centro-destra quanto dello Sri Lanka Freedom Party (Slfp), centro-sinistra che si erano coalizzati per sconfiggere Mahinda Rajapaksa, ex membro dell’Sflp e Presidente tra il 2005 ed il 2015. Rajapakse aveva condotto una vittoriosa campagna militare contro il gruppo ribelle delle Tigri Tamil (Ltte), la cui insurrezione aveva provocato, sin dagli anni ottanta, decine di migliaia di morti nel Paese. L’uomo politico, però, era anche stato accusato di gravi abusi dei diritti umani, commessi dalle forze di sicurezza nelle regioni Tamil dopo la fine della guerriglia, di corruzione e di aver intessuto legami troppo stretti con Pechino. Né Rajapaksa né Sirisena prenderanno parte alle consultazioni del 16 novembre che, però, potrebbero riservare sorprese.

Uno scenario complesso

La sfida, malgrado la presenza di numerosi candidati, dovrebbe vedere tra i favoriti Gotabaya Rajapaksa, ex ministro della Difesa tra il 2005 ed il 2015, membro dello Sri Lanka Podujana Peramuna (Slpp), un partito politico che unisce politiche progressiste in ambito economico e conservatrici in ambito sociale e che è guidato proprio dal fratello Mahinda Rajapaksa. Il suo sfidante più quotato, invece, sarà Sajith Premadasa, figlio dell’ex presidente Ranasinghe Premadasa ucciso dalle Tigri Tamil nel 1993, candidato per  il centro-destra dello United National Party. Il voto presidenziale sarà importante per determinare quali politiche verranno adottate nei confronti della minoranza dei Tamil, concentrati nel nord-est del Paese e di religione induista (mentre la maggior parte della popolazione dello Sri Lanka è Buddhista), che temono una vittoria di Rajapaksa (nel 2015 avevano votato all’80 per cento Sirisena) ma non sarebbero nemmeno particolarmente entusiasti di un successo di Premadasa. L’esecutivo uscente, secondo i politici tamil, non ha implementato quelle forme di devolution del potere che avrebbero dovuto vedere la luce e non ha favorito la riconciliazione dopo la fine del conflitto. Il timore è che l’emarginazione della minoranza possa portare, nel corso del tempo, a nuovi contrasti, anche violenti, con l’esecutivo centrale ed un approccio nazionalista rischierebbe di fomentare le tensioni tra le diverse comunità del Paese.

Le relazioni internazionali

Sullo sfondo della contesa elettorale c’è anche l’importante questione della politica estera di Colombo. Gotabaya Rajapaksa ha confermato che rinsalderà, qualora venga eletto, le relazioni con Pechino, peggiorate nel corso dell’amministrazione Sirisena. L’ex presidente, poco dopo la sua elezione nel 2015, aveva sospeso, per un anno, tutti i progetti di investimento della Cina nel Paese citando problematiche come la corruzione e la violazione di procedure statali. I due fratelli Rajapaksa si sono incontrati, recentemente, con Chen Min’er, una delle figure di spicco del Partito Comunista Cinese e stretto alleato di Xi Jinping, per discutere dei futuri legami tra i due Paesi. Gli interessi di Pechino in Sri Lanka non si limitano all’aspetto commerciale ma hanno anche una rilevanza strategica più profonda: l’amministrazione presidenziale di Mahinda Rajapksa, infatti, si era indebitata con la Cina contraendo debiti per la costruzione del porto di Hambantota ed il nuovo governo del Paese, trovatosi nell’impossibilità  di saldare il dovuto, ha affittato l’importante struttura portuale ed i suoi dintorni, per 99 anni, alle autorità di Pechino.

La politica nazionale è stata recentemente turbata dall’offerta dell’americana U.S. Millenium Challenge Corporation (Mcc), dal valore di 480 milioni di dollari, che dovrebbe avere la funzione di ridurre la povertà nel Paese attraverso un miglioramento delle strade provinciali ed altri progetti. L’esecutivo, in seguito alle pressioni subite dall’opposizione politica, è stato costretto a rinviare l’approvazione dell’intesa a dopo il voto presidenziale. Secondo l’opposizione, infatti, l’accettazione dell’offerta favorirebbe l’acquisizione americana di territori strategici nel porto di Trincomaleee. Le ricadute della sfida presidenziale, in conclusione, potrebbero modificare anche il corso delle relazioni diplomatiche di Colombo ed influire sulla presenza cinese nello Sri Lanka aprendo il Paese, nel medio termine, a nuovi rapporti internazionali.