La geopolitica della corsa allo spazio
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La fregata della Deutsche Marine “Bayern” è partita ieri, lunedì 2 agosto, alla volta dell’Estremo Oriente in una crociera operativa che la porterà anche nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale. L’unità, salpata da Wilhelmshaven, attraverserà il Mediterraneo e poi attraverso il canale di Suez arriverà a Gibuti. Da lì il viaggio proseguirà verso l’Indopacifico con soste a Karachi, Diego Garcia, Perth, Guam, Tokio, Incheon, Shanghai, Ho Chi Minh City, Singapore, Colombo e Mumbai per poi tornare a Gibuti e rientrare in Germania.

La crociera, la prima per una missione operativa e non di addestramento nella storia della Germania post Seconda Guerra Mondiale, è stata decisa da Berlino all’inizio di quest’anno e segue le indicazioni del governo tedesco che, lo scorso autunno, ha approvato nuove linee guida per l’Indopacifico, che evidenziano l’importanza della salvaguardia del diritto internazionale e la promozione del libero mercato in quella regione che rappresenta il nuovo fulcro dell’economia globale.

L’elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti e la sua politica di riavvicinamento ai partner della Nato dopo le frizioni avute sotto Donald Trump (con la Germania nel mirino), ha provocato un sostanziale riallineamento tra Stati Uniti ed Europa in merito ad alcune macroquestioni internazionali, in particolare sul dossier cinese. Così Berlino, per dimostrare la sua condivisione di vedute ma anche per salvaguardare il 9% del suo traffico commerciale che passa attraverso il Mar Cinese Meridionale, ha deciso di inviare – simbolicamente ma non troppo – la “Bayern” in Estremo Oriente.

La Germania, nonostante i forti legami commerciali, si è infatti fatta più cauta nei suoi rapporti con la Cina, anche e soprattutto a causa della sua maggiore assertività in quel settore dell’Indopacifico: Berlino teme la nazionalizzazione di quel mare – quindi la fine del principio di libertà di navigazione – e i possibili contraccolpi sui suoi commerci.

Nonostante le dichiarazioni del governo tedesco, che ha affermato che “il nostro impegno non è diretto contro qualcosa o qualcuno ma significa difendere qualcosa insieme: la rotta indopacifica” e nonostante l’unità da guerra non passerà attraverso lo stretto di Taiwan, la sua sosta a Shangai è stata messa in forse da Pechino. Il governo cinese ha infatti affermato che non prenderà in considerazione la richiesta di scalo a Shanghai fino a quando Berlino non chiarirà le sue intenzioni riguardanti l’invio della fregata nel Mar Cinese Meridionale.

Il portavoce del ministero della Difesa tedesco ha detto che non è stato possibile fornire una data precisa per il suo passaggio attraverso quelle acque con diversi mesi di anticipo, ma si pensa che possa accadere a dicembre, e ha anche ribadito i commenti del ministro della Difesa Annegret Kramp-Karrenbauer secondo cui la proposta di una visita a Shanghai della “Bayern” era stata fatta “per mantenere il dialogo” tra le due nazioni.

La Cina spera che le navi da guerra “rispettino seriamente il diritto internazionale” durante i loro passaggi nel Mar Cinese Meridionale, rispettando la sovranità, i diritti e gli interessi dei Paesi costieri e “astenendosi dal fare cose che danneggiano la pace e la stabilità regionali”. Curiosamente – ma non troppo – le richieste cinesi sono le medesime che si potrebbero fare loro: Pechino, infatti, ha dimostrato più volte, proprio in quelle acque, di eseguire manovre che danneggiano la stabilità regionale con veri e propri atti intimidatori portati dalla propria marina militare, o unità armate della Guardia Costiera, verso navi per la ricerca di idrocarburi, piattaforme petrolifere e pescherecci, senza considerare le continue dimostrazioni della volontà di impedirne l’accesso e la libera navigazione alle unità militari.

La Germania, comunque, ci va cauta e l’ordine impartito alla sua fregata di rispettare il limite delle 12 miglia nautiche è un segno che Berlino, pur avendo in mente di tutelare le sue linee commerciali dimostrando sul campo il suo impegno per il rispetto della libertà di navigazione, non vuole turbare troppo la Cina: la visita a Shangai va letta in questo senso.

Pechino però non nasconde tutta la sua irritazione con dichiarazioni che, diplomaticamente parlando, rappresentano un vero e proprio sgarbo: una visita di cortesia di una unità da guerra è un segnale di amicizia oltre che l’occasione, per il Paese a cui appartiene la nave, di mostrare la bandiera, e avanzare certe richieste non è propriamente una risposta amichevole. La pretesa della Cina potrebbe risultare legittima, se non fosse per il doppio standard usato quando sono le sue navi a insinuarsi ai margini delle acque continentali altrui: non ci stiamo riferendo solamente al caso, lampante, delle isole Senkaku, al centro di un’annosa contesa sulla loro sovranità col Giappone, ma anche alla sua enorme flotta da pesca che, spesso e volentieri, opera ai margini della legalità in acque anche molto lontane da quelle nazionali, spingendosi sino all’altro capo del globo.

Per la Cina, in questi casi, il “rispetto del diritto internazionale” conta molto meno. La fregata tedesca non è l’unica unità navale che, in un nuovo moto internazionale, è stata inviata nell’Indopacifico da un Paese europeo: abbiamo già avuto modo di parlare della missione del Csg (Carrier Strike Group) misto della portaerei inglese Hms Queen Elizabeth e delle missioni della Marine Nationale francese, che ha inviato, oltre a un sottomarino nucleare in pattugliamento, un piccolo gruppo anfibio. Mosse che fanno piacere a Washington ma fino a un certo punto: i massimi vertici del Pentagono, pur apprezzando l’impegno inglese, ne condannano la finalità “imperiale” che adombra la costruzione della leadership statunitense in quell’area.

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