Lo scorso martedì, a Damasco, sono cominciate le prove tecniche per il tridente Siria – Russia – Cina. Proprio dalle colonne di Occhi della Guerra spiegavamo come la riconquista della città strategica di Manjib, a nord est di Aleppo, avrebbe segnato l’inizio di una nuova fase del conflitto siriano.Nel quadro degli equilibri che si stanno via via delineando, all’indomani della débacle di Daesh,  compare anche la Repubblica Popolare di Cina.  Così – nella capitale damascena – le mani dell’ammiraglio Guan Youfei, direttore dell’Ufficio per la Cooperazione Internazionale Militare della Cina, si sono strette con quelle di Fahd Jassem al-Freij, vice primo ministro e ministro della Difesa della Siria. “L’accordo raggiunto riguarda l’addestramento militare e la fornitura di aiuti umanitari alla Siria da parte dell’esercito cinese in Siria”, rende noto l’agenzia statale Xinhua.Ma gli incontri per la delegazione guidata dall’ammiraglio Youfei non finiscono qui. L’ufficiale cinese, in un colloquio separato, ha anche incontrato il generale russo Sergei Chvarkov che coordina le truppe russe sul suolo siriano. Dello scambio tra i due non è trapelato quasi nulla, se non il ringraziamento del direttore cinese verso Mosca per l’impegno dimostrato nella lotta al jihadismo. Anche tra le preoccupazioni di Pechino, infatti, il terrorismo islamico non è certo una voce secondaria. Dalla regione autonoma dello Xinjiang, sarebbero circa 114 gli uiguri – popolazione locale a maggioranza musulmana – che nel biennio 2013/2014 hanno aderito le fila dello Stato islamico in Siria e Iraq.

Nel campo comunista di Goli Otok
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