La Cina avrà un ruolo centrale nella fase di ricostruzione della Siria. Un processo lungo e difficile, quello che dovrà rimettere in sesto un paese dilaniato da una guerra per procura lunga quasi 7 anni, che costerà centinaia di miliardi di dollari e alla quale Pechino non vuole rinunciare. Nel mese di luglio, la Repubblica Popolare ha annunciato un piano di da 2 miliardi di dollari per la realizzazione di un parco industriale in Siria per 150 aziende cinesi, anche se finora i dettagli trapelati sul progetto non sono molti. Nel mese di agosto, inoltre, numerose aziende cinesi hanno partecipato alla 59esima edizione della Fiera Internazionale di Damasco: evento preceduto dal “Syria Day Expo”, organizzato dall’ambasciata siriana a Pechino.

La Cina pronta a investire in Siria

A far emergere il nuovo protagonismo della Cina in Siria, come riporta Asia Times, è la notizia inerente la recente visita dell’ambasciatore cinese a Manin, cittadina di 100 mila abitanti situata a nord di Damasco. Un sopralluogo che è stato seguito, passo dopo passo, dall’agenzia di stampa governativa Sana: era dal 2011 che un diplomatico straniero non visitava la città. L’ambasciatore cinese Qi ha ispezionato i progetti di ristrutturazione e riqualificazione della città finanziati dal governo cinese attraverso il Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Si tratta di un milione di dollari impiegati nel rifacimento della strada principale, dell’acquedotto cittadino, e nella realizzazione di un progetto sulle energie rinnovabili che è tutt’ora in fase di completamento. L’ambasciatore Qi ha dichiarato che la Cina “confida nella capacità della Siria di ripristinare la normalità in tutte le parti del paese”. Il piccolo centro montuoso di Manin può apparire ininfluente ma in realtà è estremamente importante. Innanzitutto Manin è vicina alla capitale siriana, Damasco, principale centro economico del paese mediorientale ed è quindi situata in una posizione estremamente strategica. Un centro che, in secondo luogo, è stato coinvolto solo relativamente nella guerra e che conserva ancora tutte le sue fabbriche. 

La Siria si affida alla Cina

Come sottolinea Fabi Esber su Asia Times, “il governo siriano vuole consegnare ai cinesi un ruolo di primo piano nel processo di ricostruzione, perché ciò avverrà senza ricadute politiche. Al contrario, gli Stati Uniti e l’Ue vogliono trattenere i fondi per la ricostruzione, a meno che non vi sia una transizione politica in Siria”, osserva l’esperto. In un’intervista rilasciata a marzo di quest’anno, il presidente Bashar al-Assad ha infatti definito la Cina “un Paese veramente amico”, aggiungendo che Pechino verrà coinvolta in “ogni ambito” della ricostruzione, dalle infrastrutture ai piano industriali.

La Nuova via della Seta passa dalla Siria

La nuova via della seta, anche detta One Belt, One Road Initiative (Obor), avrà inevitabilmente un fulcro in Siria. “Pochi ricordano che prima della guerra la Cina aveva già investito decine di miliardi di dollari americani nel petrolio e nel gas siriani – osserva Pepe Escobar -. Naturalmente, a guerra finita, la priorità per Damasco sarà ricostruire le infrastrutture distrutte. La Cina potrebbe assumerne una parte importante. Poi ci sono gli investimenti in agricoltura, industria e connettività – nonché realizzare corridoi di trasporto nel Levante e collegare la Siria ad Iraq ed Iran”. Nel futuro della Siria c’è dunque la Cina: tra i due Paesi le relazioni saranno sempre più fitte, a cominciare dall’imminente fase di ricostruzione. 

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