In Italia si è insediato un nuovo governo e la Cina chiede garanzie. Quelle garanzie che Roma non ha dato e continua a non dare a Pechino, agitato dalla decisione italiana di esercitare i poteri speciali sul 5g. Il Dragone, dopo la sottoscrizione di Roma al memorandum d’intesa sulla Nuova Via della Seta, pensava di aver trovato nell’Italia il primo partner di rilievo in Occidente, il cavallo di Troia con cui tagliare in due l’Europa. Le aspettative dei cinesi nei nostri confronti sono alte ma il Conte bis non ha dato l’impressione di volersi avvicinare ulteriormente all’ex Impero di Mezzo; anzi, se possibile ha addirittura peggiorato la propria posizione per via del Golden Power.

Per quale motivo il Dragone è uscito così allo scoperto? La Cina è spaventata e al tempo stesso irritata dalla decisione dell’Italia di esercitare i poteri speciali sul 5g di Tim, Vodafone, Wind, Tre, Fastweb e Linkem, cioè il citato Golden Power che mette nel mirino i gioielli di famiglia di Xi Jinping: i giganti della telecomunicazione Huawei e Zte. Con la Lega fuori dai piedi, in molti pensavano che il nuovo esecutivo italiano provvedesse fin da subito a consolidare il rapporto con la Repubblica Popolare Cinese, invece ecco subito un possibile casus belli che rischia di rompere l’idillio tra le parti. Una miccia da spegnere al più presto se il M5s vorrà continuare a onorare il memorandum d’intesa firmato la scorsa primavera con la Cina.

Pechino chiede spiegazioni

Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang, ha dichiarato in conferenza stampa che “la cooperazione con i gruppi italiani non ha mai posto problemi di sicurezza” e che la Cina auspica “che l’Italia adoperi una strategia fondata sulla fiducia reciproca e sui benefici reciproci e fornisca le giuste condizioni per le imprese cinesi, per approfondire la cooperazione e portare benefici più tangibili a entrambi i Paesi”. Huawei e Zte, finite nella entity list americana per motivi legati alla difesa della sicurezza nazionale, hanno attive diverse cooperazioni con gruppi di ricerca e aziende italiane; entrambe le compagnie cinesi, inoltre, hanno dirottato nel Belpaese diversi investimenti, “creando migliaia di posti di lavoro – ha aggiunto Geng – e contribuendo allo sviluppo industriale e all’aggiornamento delle infrastrutture”. Ecco perché la Cina si aspetta un trattamento diverso. Continuando a dubitare sugli eventuali rischi collegati al 5g, Roma dimostra di non ripagare la decisione cinese di puntare sull’Italia.

Lo smacco dell’Italia

Nonostante le aspettative, durante il primo Consiglio dei ministri del nuovo governo Conte bis, l’Italia ha scelto di ricorrere al Golden Power. La Cina è pronta a entrare nella rete 5g italiana stringendo accordi mirati con i vari operatori nostrani, ma in sottofondo Roma continua a temere per la sicurezza nazionale. Il 5g è la rete mobile di quinta generazione che consente ai dispositivi, non solo gli smartphone, di avere una connessione molto più rapida. Il 5g, tra l’altro, è uno dei temi esclusi dai 29 accordi presenti nel memorandum d’intesa sulla Via della Seta sottoscritto dall’Italia con il partner cinese. Ora che le condizioni politiche sono – sempre in teoria – favorevoli alla Cina, Pechino intende spingere sul pedale dell’acceleratore, ma dall’Italia ha subito un primo smacco che forse non si aspettava. Roma ha lanciato un segnale agli Stati Uniti e il Dragone chiede spiegazioni. Intanto la diplomazia cinese ha aggiustato il tiro dopo la non brillante presentazione fatta dall’agenzia Xinhua – e poi cancellata in un secondo momento – sul nuovo ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio. L’omologo cinese, Wang Yi, ha espresso “grande apprezzamento per il contributo dato allo sviluppo delle relazioni bilaterali e si è detto pronto a intensificare le sinergie tra i due paesi”.