La Cina cambia la Costituzione Xi potrà essere presidente a vita

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Il Congresso nazionale del Popolo cinese ha votato nella giornata di domenica per la modifica della Costituzione, con la quale viene rimosso il limite di due mandati per il presidente del Paese. La mozione è stata approvata con il voto favorevole di 2958 voti favorevoli, 2 contrari, tre schede bianche e una sola nulla.

L’emendamento alla Costituzione era stato proposto circa un mese fa dal Partito Comunista della Repubblica Popolare Cinese, al fine di consentire al suo segretario, nonché attuale presidente del Paese Xi, di poter prolungare la sua permanenza al vertice anche oltre i 10 anni, che scadrebbero, nel suo caso, nel 2023.



La preoccupazione dei Paesi Occidentali si è manifestata quasi immediatamente, anche in un clima in cui la democrazia liberale sembra messa in crisi su più fronti. Secondo l’Osservatorio internazionale dei Diritti Umani, il 2017 è stato l’anno in cui la democrazia e le libertà individuali hanno subito un calo notevole di percezione. È il 12esimo anno di fila che questi indici di riferimento sono in calo.

Gli esempi, d’altronde, sono molteplici anche in paesi limitrofi all’Europa. In Turchia, secondo gli osservatori istituzionali, Erdogan sta seguendo lo stesso percorso, e prospettano un simile programma anche in Ungheria, oltre al portabandiera degli spauracchi antidemocratici, Vladimir Putin in Russia, che tuttavia attraverserà la quarta prova elettorale della sua carriera il prossimo 18 marzo, con la staffetta del 2008 con il suo delfino politico Dmitry Medvedev.

Erano tuttavia 40 anni che in Cina era stato introdotto il vincolo di due mandati, risalente al periodo successivo alla morte di Mao Tsetung, proprio per evitare di ripetere l’esperienza fallimentare della rivoluzione maoista, rimpiazzata da leader illuminati come Chou en Lai e Deng Xiaoping.

Xi, nonostante l’evidente passo indietro nel percorso democratico del Paese, si è dimostrato un leader forte, e durante la sua presenza al timone del Paese l’economia è cresciuta a ritmi incalzanti, portandola ad essere la seconda economia del mondo, pronti alla staffetta con gli Stati Uniti nel giro di pochi decenni.
Quello che si rimprovera, tuttavia, è la forte repressione e l’aspra censura, interna e verso l’esterno, che rendono la Cina un paese poco permeabile. Molti social network sono banditi, e anche il controllo statale sugli investimenti verso l’estero è aumentato, impedendo la fuga dei capitali verso mercati più elastici.