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“Chi gioca con il fuoco prima o poi brucerà solo se stesso”. Considerando che il mittente di questo avvertimento è il portavoce del Ministero della Difesa cinese, Wu Qian, e che il destinatario è Taiwan, è importante inquadrare il tema della discussione. L’indipendenza taiwanese è improvvisamente tornata al centro dell’agenda internazionale. L’entrata in carica della nuova amministrazione statunitense guidata da Joe Biden ha riacceso i riflettori sulla provincia ribelle, rivendicata da Pechino come parte integrante del proprio territorio.

Non a caso, Taiwan è uno dei nervi scoperti della Cina sul quale tanto ha battuto Donald Trump. Fino a qualche mese fa, sembrava che Washington volesse utilizzare – non solo a parole – la leva taiwanese per limitare la presenza di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e, al tempo stesso, espandere la propria influenza nella regione. Dopo la sconfitta elettorale di Trump, alcuni esperti ritenevano che Biden potesse approcciarsi alla issue cinese in maniera molto più soft del proprio predecessore. In realtà, sta accadendo l’esatto contrario di quanto ipotizzato dagli analisti. Gli Stati Uniti, come ha confermato il neo segretario di Stato usa, il falco Antony Blinken, continueranno a considerare la Cina il loro nemico principale.

Clima incandescente

In che modo, dunque, il governo americano cercherà di ridimensionare l’ascesa cinese? In due modi. Il primo: giocando di sponda con gli alleati sparsi in Asia, anche se sarà difficile trovare una quadratura del cerchio, dato che adesso, a differenza del passato, c’è in ballo il maxi accordo economico Rcep. Il secondo: aumentando la pressione sui grandi problemi irrisolti, tra cui il tema dei diritti umani e l’indipendenza di Taiwan. Quest’ultimo, in particolare, è un nodo spinosissimo perché affonda le sue radici nella storia della Repubblica Popolare cinese.

Evitando di ripercorrere gli anni della Guerra civile, e senza etichettare le parti in causa in termini di “buoni” e “cattivi”, ci limitiamo ad analizzare la situazione attuale. E la situazione attuale non lascia presagire niente di buono. Sia chiaro: sono anni che la Cina lancia avvertimenti più o meno espliciti alla controparte taiwanese, senza che sia mai accaduto niente di eclatante. Negli ultimi mesi, abbiamo tuttavia assistito a una pericolosa escalation. Pechino ha più volte inviato i suoi aerei militari in missioni borderline, con ripetute violazioni territoriali segnalate dall’allarmato governo taiwanese; Taipei, approfittando dell’ombrello americano, ha invece approfondito le relazioni con Washington. Ne è uscito un cocktail esplosivo.

La risposta cinese

Nel mirino della Cina ci sono le forze separatiste che sostengono l’indipendenza di Taiwan. E qui entrano in gioco i messaggi espliciti lanciati dal portavoce del ministero della Difesa Wu. L’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) prenderà tutte le misure necessarie per reprimere qualsiasi tentativo di dividere Taiwan dalla Cina, avvertendo che “indipendenza di Taiwan” significa guerra. Le recenti attività militari del PLA nello Stretto di Taiwan sono state una “risposta solenne” alle interferenze delle forze esterne e alle provocazioni delle forze di “indipendenza di Taiwan”, ha detto Wu, aggiungendo che erano azioni necessarie nell’attuale situazione di sicurezza attraverso lo Stretto per salvaguardare la sovranità e la sicurezza nazionale.

Taiwan ha riferito che più caccia e bombardieri cinesi sono entrati nella Zona di identificazione della difesa aerea sud-occidentale durante il fine settimana, suscitando preoccupazione a Washington. Pechino sostiene che il governo democraticamente eletto di Taipei stia spingendo l’isola verso una dichiarazione di indipendenza ufficiale, anche se la presidente taiwanese Tsai Ing-wen ha ripetutamente affermato che si tratta già di un Paese indipendente chiamato Repubblica di Cina, il suo nome formale. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno inviato la portaerei Roosevelt nei pressi dell’isola. Il mezzo è transitato attraverso il Canale di Bashi, tra Taiwan e le Filippine, potenzialmente alla portata dei missili anti-nave cinesi Yj-12, di cui alcuni degli aerei che hanno sorvolato lo spazio aereo di Taiwan sono dotati.