Sembra di essere tornati alla Guerra Fredda, all’epoca della corsa alla supremazia tecnologica e scientifica in campo spaziale fra Unione Sovietica e Stati Uniti. Oggi però non ci sono più solo Usa e Russia a contendersi il primato tecnologico, ma si è aggiunta una terza superpotenza, la Cina, che si è imposta come obiettivo quello di raggiungere e superare il rivale americano nel più breve tempo possibile. A confermarlo è Lei Fanpei, presidente della principale azienda dello Stato che si occupa del programma spaziale di Pechino, la China Aerospace Science and Technology Corporation (Casc). A margine del diciannovesimo Congresso del Partito comunista cinese, Fanpei ha dichiarato che la Cina diventerà una superpotenza anche nel campo dell’esplorazione spaziale entro il 2045. Quello che si è imposta la Cina è un programma a cadenza regolare con obiettivi già ampiamente prefissati e molto chiari nel superamento periodico di un competitor internazionale. Entro il 2020, la Cina lancerà in orbita circa 30 satelliti l’anno e invierà una serie di mezzi in orbita.

L’obiettivo, nel breve termine di tre anni, è quello di far sì che il Paese superi l’Unione europea. Entro questa data, Fanpei ha precisato che la Cina vorrebbe già essere a tutti gli effetti una potenza spaziale. Nel 2030, l’obiettivo sarà la Federazione Russa. Entro quella data, il governo cinese crede di aver raggiunto l’avanguardia nel 60% degli indicatori tecnici, raddoppiando il lancio di satelliti e di vettori. Ultimo step, il 2045, anno in cui Pechino ha assunto l’obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti diventando quindi potenza leader nel settore aerospaziale con piena autonomia nel campo tecnologico per la ricerca e i viaggi nello spazio.

Il prossimo obiettivo della Casc, ha detto Fanpei, è la realizzazione della prima stazione spaziale orbitale permanente cinese. L’obiettivo è molto concreto ed avrà, a detta del presidente dell’azienda aerospaziale cinese, un impatto enorme sulle capacità tecnologiche di Pechino per sviluppare nuovi progetti scientifici e di ingegneria. La China Aerospace Science and Technology Corporation considera la creazione della stazione orbitante la prima tappa di un progetto a lungo termine che prevede il prelievo di campioni lunari, l’esplorazione di Marte e il perfezionamento del sistema di geolocalizzazione e di navigazione spaziale BeiDou, rendendolo finalmente del tutto alternativo e anche migliore a quello americano (GPS) e a quelli degli altri competitor internazionali.

La questione dei sistemi satellitari è molto complessa ed estremamente importante per il presente e per il futuro della supremazia tecnologica e militare di Pechino. La definizione di un sistema satellitare alternativo al GPS, di matrice americana, al Galileo, di costruzione europea, e a quello russo (GLONASS) è un perno fondamentale intorno cui ruota tutta la creazione di una rete indipendente cinese che si è prefissata l’obiettivo di raggiungere un sistema di localizzazione perfetto utile per le forze armate cinesi e degli alleati. In questo senso, la sfida con l’Occidente è totale, così come con la Russia, nonostante il partenariato industriale e infrastrutturale sempre più elevato. E ciò dimostra come la Cina abbia sì a cuore la creazione di una rete di interessi comuni con l’Eurasia, ma questo non la distoglie dall’obiettivo di essere superpotenza indipendente e non primus inter pares. L’aggiornamento di BeiDou in BeiDou-3 sarà realtà già nei prossimi mesi e la Cina intende accaparrarsi una quota del 20% del mercato satellitare oltre che il possesso di un sistema migliore di quello delle altre potenze.

L’ambizione cinese nel settore aerospaziale è evidente, a tal punto che il Congresso degli Stati Uniti ha negato dal 2011 alla Nasa la possibilità di collaborare con l’agenzia spaziale cinese. Il motivo fu, formalmente, il mancato rispetto dei diritti umani in Cina. Ma è evidente che il motivo, molto più prosaicamente, è da ricercare nella difficoltà degli Usa di accettare che la Cina collabori con l’agenzia spaziale americana riuscendo a coglierne i vantaggi tecnologici e riducendo quindi il gap tuttora presente in alcuni settori. Se però quello del 2011 sembrò un metodo molto rudimentale ma pratico per fermare le ambizioni cinesi, oggi sono in molti a ritenere che si sia trattato in realtà di un boomerang. Come ha confermato a Global Times Song Zhongping, esperto del programma balistico delle Forze armate cinesi, il divieto di collaborazione con la Nasa ha obbligato il governo cinese a sviluppare da solo i propri sistemi e una propria industria aerospaziale totalmente autonoma. Questo dato, messo in correlazione con la rapida crescita dell’economia del Paese, ha fatto sì che la Cina abbia non soltanto creato un proprio sistema indipendente con l’estero, ma anche altamente competitivo.

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