La Cia vuole un nuovo Russiagate contro Trump

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Ritorna l’immancabile isterismo anti-russo a poche settimane dalle elezioni presidenziali Usa. Non è bastata l’inchiesta sul Russiagate, conclusasi con un nulla di fatto: ora, secondo un documento top secret della Cia, pubblicato dal solito Washington Post, il presidente russo Vladimir Putin in persona ed alcuni dei suoi più stretti collaboratori starebbero “probabilmente dirigendo” un’operazione esterna volta ad influenzare l’esito delle elezioni americane operando contro il candidato democratico. A parlare con l’illustre quotidiano vicino ai dem le solite “fonti anonime”. Come riporta l’Adnkronos, secondo le fonti anonime, il 31 agosto scorso la Cia ha fatto circolare una valutazione riguardante gli sforzi messi in atto dalla Russia per interferire nelle elezioni di novembre. Tale documento era contenuto in un rapporto interno, coperto dal massimo riserbo, chiamato Cia Worldwide Intelligence Review.

La valutazione è stata fatta su input della National Security Agency e del Fbi e sulla base di decine e decine di informazioni ricavate da fonti di intelligence. Essa contiene dettagli dell’analisi condotta sulle attività del parlamentare ucraino Andriy Derkach per disseminare informazioni denigratorie su Biden all’interno degli Stati Uniti attraverso le lobby, il Congresso i media e personaggi vicini al presidente. “Riteniamo che il presidente Vladimir Putin e i più alti funzionari russi siano a conoscenza e stiano probabilmente guidando le operazioni russe volte a denigrare l’ex vicepresidente ed alimentare discordie in vista delle elezioni di novembre”, recita il documento in apertura. La valutazione non cita per nome Giuliani, che ha lavorato con Derkach per mesi, limitandosi a fare riferimento alle interazioni tra Derkach e una “figura di primo piano” legata alla campagna di Trump.

Le ingerenze russe? Una fake news

Innanzitutto è curioso che queste notizie provengano sempre da “fonti anonime” che non è possibile verificare. In secondo luogo, è davvero poco credibile che il presidente russo Vladimir Putin si metta in prima persona a dirigere un’operazione di questo tipo quando le presunte ingerenze del Cremlino nelle elezioni presidenziali del 2016 non sono mai stati dimostrate con prove tangibili. Uno studio pubblicato lo scorso dicembre ridimensiona fortemente la teoria dell’ingerenza russa via social nelle elezioni americane del 2016 e in generale nella politica Usa, facendo chiarezza sul ruolo e sulla reale influenza dell’Internet Research Agency. Lo studio, redatto da ricercatori americani e danesi, osserva che “non ci sono prove che l’interazione con gli account dell’Internet Research Agency abbia sostanzialmente influenzato gli atteggiamenti e i comportamenti politici” nel mese preso in esame. I troll russi, infatti, “potrebbero non essere riusciti a seminare discordia” poiché “interagivano principalmente con quelli che erano già altamente polarizzati”.

A differenza della narrazione mainstream sul tema, i ricercatori Christopher A. BailacBrian Guaya, Emily Maloneya,b,2, Aidan Combsa, Sunshine Hillygusa, Friedolin Merhouta,e, Deen Freelon e Alexander Volfovskya, sottolineano che “il pubblico americano non è facilmente manipolabile dalla propaganda”. In buona sostanza, i ricercatori non dicono che le campagne di disinformazione non esistano: tuttavia, la loro reale influenza sulle persone è minore rispetto a quanto si creda. In base alle ricerche effettuate, gli studiosi spiegano di non essere “stati in grado di determinare sistematicamente se i troll dell’Ira” abbiano “influenzato gli atteggiamenti o il comportamento del pubblico durante le elezioni presidenziali del 2016”, che è “ampiamente considerato come un momento critico per campagne di disinformazione”. Tuttavia, come spiegano nello studio, “i messaggi” di propaganda politica “tendono ad avere effetti minimi” perché “gli individui che hanno maggiori probabilità di essere esposti a messaggi persuasivi” da questo punto di vista “sono anche quelli che sono più trincerati nelle loro opinioni”. In buona sostanza, i sedicenti troll russi non riescono a cambiare le opinioni politiche perché hanno a che fare con persone già fortemente “polarizzate”. Ricordiamo inoltre che il procuratore Generale William Barr ha confermato che le indagini condotte dal procuratore speciale per le indagini sul Russiagate Robert Mueller, non hanno rilevato alcuna collusione fra il Presidente Donald Trump e la Russia nelle elezione presidenziali del 2016.

Il rapporto di Mueller

Peraltro, come sottolinea Aaron Maté su The Nation, nel rapporto redatto dall’ex procuratore speciale Mueller, il governo russo avrebbe “interferito nelle elezioni presidenziali del 2016 in modo radicale e sistematico”. Alcuni paragrafi dopo, Mueller spiega che l’interferenza russa si è verificata “principalmente attraverso due operazioni”. La prima di queste le operazioni consisteva in “una campagna sui social media che favoriva il candidato alla presidenza Donald J. Trump e denigrava il candidato alla presidenza Hillary Clinton”, condotto da una fabbrica di troll russi conosciuta come Internet Research Agency (Ira).

Eppure la squadra di Mueller è stata costretta ad ammettere in tribunale che questa era una falsa insinuazione. Un giudice federale ha rimproverato l’ex procuratore e il Dipartimento di Giustizia per aver “suggerito erroneamente un collegamento” tra l’Ira e il Cremlino. Il giudice distrettuale americano Dabney Friedrich ha osservato che l’accusa di Mueller del febbraio 2018  “non collega l’Ira al governo russo” e sostiene che si tratta di un’iniziativa privata “condotta da privati”. Non solo, dunque, non c’è stata alcuna “collusione” fra Donald Trump e la Russia: ma un giudice americano smentisce anche vi sia un collegamento fra la citatissima Internet Research Agency (Ira) e il governo di Vladimir Putin. Non è che il documento “top secret” pubblicato dal Washington Post tenti di ristabilire, come nel 2016, l’isterismo anti-russo per tentare favorire i democratici? Insomma il sospetto che il tutto sia stato confezionato ad arte rimane. Proprio come il Russiagate…