Dall’Andalusia alla Spagna, dalla Spagna all’Europa. Il cammino di Vox, il partito sovranista che ha catalizzato l’attenzione mediatica delle elezioni spagnole, ora fa tappa a Strasburgo. E a meno di venti giorni dalle elezioni europee, ora in molti si domandano cosa voglia realmente questo partito che, guidato da Santiago Abascal, è passato da avere qualche migliaio di voti a raccogliere due milioni e mezzo di consensi.

Un risultato che ha cambiato in maniera abbastanza netta il quadro politico spagnolo, caratterizzato da sempre da un netto rifiuto verso partiti alla destra del Partido popular. E che invece adesso fanno i conti con una realtà politica molto più frastagliata, in cui la destra radicale non più un tabù, tanto che Ivan Espinosa, direttore degli affari esteri del partito, in esclusiva ai microfoni de Gli Occhi della Guerra, parla apertamente di una “risultato sorprendente, una lotta come Davide contro Golia dove Golia non è stato abbattuto del tutto, ma ha c’è stato un colpo importante”.

Il risultato delle elezioni del 28 aprile permette a Vox di avere 24 rappresentati in parlamento. E quel 10,4% di consensi ora può avere un peso specifico ancora più rilevante in Europa. Per continuare, come spiega Espinosa, la lotta contro Golia in seno all’Unione europea. Sfida che però non significa uscita dall’Unione europea, ma anzi, volontà di cambiarla. Di renderla diversa.

Su questo punto, il direttore degli affari esteri di Vox è chiarissimo: nessuna volontà di “Spanexit”. “No, l’idea di una Spanexit non è mai stata reale. È il modo che hanno i media e i partiti tradizionali di bollare le nostre idee e escluderci dal dialogo. Noi non abbiamo voglia di uscire dall’Ue. Amiamo l’Europa, per questo vogliamo cambiarla”. E il cambiamento, secondo il partito sovranista, passa inevitabilmente dal rendere l’Ue più vicina ai suoi cittadini, combattendo quella burocrazia che la governa ma senza essere eletta. “La Spagna ha combattuto per l’Europa – spiega Espinosa – e abbiamo respinto l’invasione dell’islam nel nostro Paese e a Lepanto. L’Europa esiste anche grazie alla Spagna. E non vogliamo che questa si indebolisca. Proprio per questo va rafforzata, va resa vicina ai cittadini, altrimenti si commette l’errore fatto con la Brexit”.

In sostanza, per Vox l’Unione europea non è il male. Il male è il modo in cui viene gestita, che appunto ha portato all’uscita del Regno Unito che, sempre secondo Espinosa, è stato il simbolo della miopia degli eurocrati: “Vox rispetta la sovranità della Gran Bretagna, ma è triste vedere che un Paese vada via perché a Bruxelles hanno prefeirto far finta di nulla senza cambiare le regole. I britannici sono andati via perché l’Ue non ha ascoltato i popoli e nessuno ha fatto niente”.

Ed è proprio l’Europa a trazione franco-tedesca a preoccupare il partito di Santiago Abascal: “Noi non abbiamo problemi con l’asse franco-tedesco, è l’asse franco-tedesco che va contro il resto dell’Europa e impone le sue regole a tutti i Paesi che non ne fanno parte. Quelli del Mediterraneo, ma anche alla Polonia o all’Ungheria di Viktor Orban. Non siamo contro Francia e Germania, ma contro quella classe di burocrati europei che nessuno conosce, nessuno ha eletto, ma che quei due governi mettono lì a decidere sull’Europa”.

Per fare questo Vox punterà sulle elezioni europee. E sono in molti (anche in Italia) a chiedersi dove finirà il partito spagnolo, in quale gruppo parlamentare al prossimo Europarlamento. Se entrerà, come pare, con circa sei eurodeputati. Durante le elezioni generali in Spagna, sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini hanno manifestato il loro sostegno ad Abascal. Ma in Europa saranno in due gruppi diversi, per questo bisognerà capire da che parte staranno. Espinosa ammette di avere più contatti con Fratelli d’Italia: “Abbiamo buoni rapporti con Meloni, ma non sappiamo in che gruppo europeo andremo. Molti vanno nei gruppi solo per ricevere i finanziamenti, noi non abbiamo bisogno dei soldi dell’Ue”. Anzi, proprio per rimarcare la sua battaglia contro gli indipendentismi, da sempre un pilastro del partito sovranista spagnolo, Vox lancia una sfida: “Se nel gruppo di Meloni ci sono gli indipendentisti fiamminghi che celebrano Carles Puigdemont e i secessionisti catalani, noi di certo non ci saremo. Questo è sicuro e potremo anche andare da soli, non c’è nessun obbligo a entrare in gruppo”.