Il processo per corruzione contro l’ex ministro dello Sviluppo Economico russo, Aleksej Ulyukayev, potrebbe essere solo l’inizio della lunga battaglia interna all’élite russa per prepararsi al dopo-Putin.

Verso le presidenziali del 2018

La scorsa settimana il presidente russo ha scelto Nizhni Novgorod, per fare l’annuncio che tutti aspettavano. Il palcoscenico scelto, non a caso, è stata la Gorkovsky Avtomobilny Zavod (Gaz), uno dei più importanti impianti automobilistici del Paese costruito durante l’Unione Sovietica. Davanti ai veterani e ai lavoratori della fabbrica nata 85 anni fa nella città sul Volga, Vladimir Putin ha ufficializzato la sua candidatura alle presidenziali del marzo 2018. Ma se l’esito delle prossime elezioni appare già scontato, gli occhi sono puntati al 2024, anno in cui scadrebbe l’eventuale quarto mandato del presidente russo. Putin avrà 71 anni e alle spalle un quarto di secolo passato al potere. Difficile immaginare che l’uomo forte di Mosca scelga di ritirarsi nella sua dacia di campagna come se nulla fosse accaduto. Molti sono convinti, al contrario, che il capo del Cremlino possa mantenere un ruolo influente, anche dopo la conclusione di un possibile nuovo mandato.

“Preservare la Russia di Putin”

Anche perché, “sostituire un presidente”, in Russia, può voler dire dover “ricostruire lo Stato”. E questo il presidente russo lo sa bene. “Il processo di sostituzione di Eltsin iniziò subito dopo la sua vittoria alle elezioni del 1996”, ricorda in un’intervista concessa al New York Times Gleb Pavlovksy, analista e consigliere di Putin durante i suoi primi otto anni al Cremlino. Tutti sapevano che il presidente malato non si sarebbe ricandidato nel 2000. “Eltsin se ne stava andando e con lui anche la Russia di Eltsin – racconta Pavlovsky – dovevamo trovare una nuova Russia”. “Ora abbiamo la Russia di Putin e se Putin se ne andrà, questa andrà via con lui”. La cerchia del presidente comprende queste dinamiche e vuole che “la Russia di Putin” sopravviva all’uscita di scena dell’attuale capo del Cremlino. La vera sfida non starà, quindi, nella campagna elettorale, ma nella costruzione di “un sistema di potere stabile, che possa funzionare” anche dopo il 2024, spiega Aleksej Makarkin, vice capo del Centro Tecnologie Politiche di Mosca.

Lo scontro per il potere

In questo periodo l’attuale élite politica, non più di cinquanta fedelissimi del presidente secondo il quotidiano della Grande Mela, si frammenterà sempre di più, coalizzandosi attorno alle personalità più forti. Quello che si verificherà nei prossimi anni, assicurano gli analisti, sarà una battaglia senza esclusione di colpi che non rimarrà più circoscritta all’interno delle mura del Cremlino, ma che, al contrario, occuperà sempre più spesso le prime pagine dei giornali. La prima vittima di questa guerra alle porte sembra essere Aleksej Ulyukayev, l’ex ministro dello Sviluppo Economico per cui la procura ha chiesto dieci anni di carcere. L’accusa è quella di aver estorto una “mazzetta” da due milioni di dollari all’amministratore delegato di Rosneft, Igor Sechin. Ulyukayev si è sempre dichiarato innocente. Sono “vittima di un tradimento politico”, avrebbe detto alla fine del processo, accusando Sechin di aver ordito un complotto contro di lui. Da parte sua, il Ceo del gigante petrolifero, chiamato a testimoniare per ben quattro volte, non si è neppure presentato in tribunale. Questo ex agente segreto è uno degli uomini più potenti di Russia. E, per il quotidiano americano, assieme al leader ceceno Ramzan Kadyrov, è tra quelli che stanno mostrando una maggiore tendenza ad agire autonomamente.  

Un’anatra zoppa al Cremlino?

Uomini come Sechin e Kadyrov, ne è convinto Gleb Pavlovsky, d’ora in avanti “si concentreranno più sul mantenimento del loro potere che sulla lealtà al capo del Cremlino”. “Quello che conta adesso è il proprio potenziale, perché il momento in cui Putin non potrà più essere d’aiuto si sta avvicinando rapidamente”, afferma l’analista russo. Che sia questa la tendenza attuale è dimostrato anche dal caso dell’Università Europea di San Pietroburgo. Nonostante il presidente russo si sia speso in prima persona per mantenere in vita questo ateneo privato liberale, dopo aver perso la propria sede, la scorsa settimana l’università, complice la pressione di alcuni gruppi conservatori, si è vista negare per la terza volta il rinnovo della licenza. Insomma, se Putin diventerà un’anatra zoppa, mettono in guardia gli esperti, il rischio è che non possa avere voce in capitolo neppure sulla scelta del proprio successore. “Sarà un periodo pericoloso”, avverte Olga Kryshtanovskaya, sociologa dell’Accademia delle Scienze russa. Ma per il portavoce del presidente, certe elucubrazioni non troverebbero riscontro nella realtà. Parlare di “intrighi intestini” è il “passatempo preferito degli analisti politici”, ha commentato Dmitrij Peskov. Per ora quello che è certo è che Vladimir Putin, che potrebbe correre come indipendente alle prossime elezioni, gode ancora dell’appoggio dell’83% dei russi, secondo un sondaggio condotto alla fine di settembre dall’istituto statale VTSIOM.

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