La Camera degli Stati Uniti ha votato una risoluzione che chiede al presidente di ritirare le forze statunitensi dal conflitto con l’Iran e di ottenere l’approvazione del Congresso se vuole continuare la guerra.
Questi i titoli dei giornali di oggi, che però poi devono specificare che la risoluzione deve passare al vaglio del Senato, dove difficilmente verrà approvata, e che quanto approvato, nella forma di una Concurrent Resolution, è solo un atto simbolico, un’espressione dell’opinione del Congresso, e non ha alcun valore legislativo.
Non impone alcunché al presidente né può negare il sostegno economico all’operazione militare. Insomma, vanità delle vanità, che con un presidente decisionista come Trump ha un valore ancora più miserevole (a proposito di democrazia…).
Quanto alla tregua siglata ieri a Washington sul Libano, il rischio che sia altrettanto vacua è palese. Anzitutto è un accordo solo tra Israele e le autorità libanesi, con Hezbollah nella parte dello scomodo convitato di pietra.
Inoltre, va ricordato che le autorità oggi al potere a Beirut sono state imposte da Stati Uniti e Israele al tempo della precedente tregua libanese, con Hezbollah che le aveva accettate solo perché ricomprese, di fatto, in quel cessate il fuoco. Stando così le cose, si può comprendere la diffidenza con cui Hezbollah ha osservato questo lungo negoziato, che ieri sembra sia giunto a conclusione.
Israele ha rigettato la proposta di un cessate il fuoco totale avanzata dal Libano e ne è venuto fuori un accordo alquanto bizzarro. Tel Aviv continuerà a essere presente in ampie zone del Libano meridionale, nelle quali i residenti cacciati dall’invasione non potranno fare ritorno; altre aree attualmente sotto il controllo israeliano passeranno sotto il controllo dell’esercito libanese, ma gradualmente, secondo uno schema indicato come “zone pilota”.
Le milizie di Hezbollah sono chiamate a ritirarsi a Nord del fiume Litani e le autorità libanesi si devono impegnare a disarmarle. Infine, l’accordo prevede che l’IDF potrà continuare a operare nel Sud, distruggendo le infrastrutture di Hezbollah, e potrà colpire Beirut, con tanto di placet americano (prima escluso), nel caso in cui i razzi della milizia colpissero nuovamente il Nord di Israele.
Un accordo capestro, che è stato salutato dall’IDF con nuovi attacchi nel Libano meridionale, come peraltro preannunciato dal ministro della Difesa Israel Katz, il quale aveva dichiarato che Israele si riservava la piena “libertà di azione”…
Il Segretario generale di Hezbollah, lo sceicco Naim Qassem, che ha parlato oggi, ha ribadito la posizione del movimento sciita, respingendo l’intesa perché semplicemente conforme agli interessi israeliani riguardo il Paese dei cedri e definendo i negoziati una farsa.
Inoltre, ha ribadito che Israele deve ritirarsi dal Libano, i residenti evacuati dalle bombe devono far ritorno alle loro case e che la milizia sciita continuerà ad affrontare gli invasori.
“La resistenza si preoccupa esclusivamente di fermare l’aggressione su vasta scala, in prospettiva di un cessate il fuoco e del ritiro di Israele”, ha dichiarato. “Il cessate il fuoco deve essere totale, senza separazione tra il Sud e il resto del Libano, e senza che il nemico israeliano abbia la libertà di uccidere in Libano. Finché esisterà l’occupazione, la resistenza continuerà”. Inequivocabile.
D’altronde, era impossibile fare una pace senza prendere in minima considerazione le richieste di una delle parti del conflitto…
Ora c’è da vedere cosa accadrà sul fronte più ampio dal momento che l’Iran ha ribadito in ogni circostanza che non può acconsentire a un’intesa con Stati Uniti e Israele che non ricomprenda anche un cessate il fuoco in Libano, che evidentemente al momento esiste solo nei documenti concordati a Washington.
Il leader dei Guardiani della rivoluzione, Esmail Qaani, ha ribadito che la tregua in Libano deve necessariamente avere come esito una situazione pre-bellica, prospettando così il ritiro israeliano in linea con le posizioni di Hezbollah.
Ora la palla passa a Trump, che sta cercando di chiudere il conflitto con Teheran, come ha dimostrato anche ieri quando, interpellato sugli attacchi di rappresaglia iraniani contro due basi americane, ha minimizzato affermando che gli iraniani erano stati “leggermente provocati“.
Ma è evidente che al momento non è riuscito a piegare Israele a più miti consigli. I due antagonisti possono raggiungere un’intesa che escluda Israele e il Libano? In teoria sì, ma in pratica, anche se ciò accadesse, se Teheran colpirà Israele per difendere il Paese dei cedri, come ha minacciato due giorni fa quanto Tel Aviv si apprestava a bombardare Beirut, Trump potrà evitare di scendere in campo a difesa dell’alleato? Puzzle più che complesso, inutile tentare di prevederne gli sviluppi.

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