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Tra presunti problemi di salute, ipotetici scossoni interni, molteplici rischi di fantomatici collassi economici del Paese attribuibili a disastri naturali, e le trame disegnate da membri più o meno lontani dalla leadership, il futuro politico di Kim Jong Un è ancora tutto da decidere. Al momento, dopo le misteriose scomparse che hanno tenuto banco un anno fa, il Grande Leader sembrerebbe esser tornato al suo posto, pronto a guidare il Paese in un periodo estremamente complesso, tra la battaglia contro il coronavirus (stando alla narrazione interna il Covid non sarebbe entrato, ma guai ad abbassare la guardia), le catastrofi naturali, l’eventuale carenza di cibo e il solito interrogativo rappresentato dalla politica estera.

Senza un trattato di pace con Stati Uniti e Corea del Sud, la questione coreana rischia di restare congelata per molti altri decenni a venire. Di conseguenza, senza la fine ufficiale della Guerra di Corea, appare complesso immaginare passi avanti in un terreno impervio e pieno di ostacoli. Se nel recente passato Kim aveva più volte dato l’impressione di voler stringere i muscoli, facendo vedere al mondo intero le capacità balistiche raggiunte dal proprio Paese, nell’ultima parata il presidente nordcoreano ha visibilmente abbassato i toni.

C’è chi ha letto in tutto questo la volontà dei nordcoreani di instaurare, finalmente, un dialogo con Washington e chi, al contrario, ha ipotizzato che l’evento fosse destinato alla popolazione locale, e che quindi, molto semplicemente, non c’era alcun bisogno di sfoggiare missili o altre armi. In ogni caso, Kim è apparso in pubblico, fotografato dai media statali, indossando una camicia bianca e un vestito grigio chiaro. Il leader non ha tenuto discorsi, ed è apparso ancora più magro del solito, alimentando i dubbi più disparati in merito alle sue condizioni di salute.

Il “numero due” del Partito

Kim ha osservato i soldati marciare per celebrare il 73esimo anniversario della fondazione della Corea del Nord. Accanto a lui spiccava Jo Yong Won, stretto alleato del capo di Stato nordcoreano, da poco promosso alla posizione numero due dell’organigramma del Partito dei Lavoratori di Corea e del potere politico del Paese. Il 63enne è un membro del Politburo e, in passato, avrebbe vestito i panni di tigre disciplinare del Grande Leader. Mister Jo, in sostanza, avrebbe aiutato Kim Jong Un a stare alla larga dai suoi presunti problemi di salute.

Il suo compito, adesso, oltre a quanto già fatto, dovrebbe essere quello di aiutare Kim nella gestione degli affari del partito. Al netto dell’importante novità interna, ciò non significa che Jo sarà il successore di Kim Jong Un una volta che quest’ultimo non sarà più in grado di guidare la nazione. Al contrario, è plausibile che Jo Yong Wong possa esser stato selezionato per alleggerire le pressioni che gravano sul Grande Leader, in attesa che uno dei figli di Kim, al momento troppo piccoli, possa crescere in tutta calma per poi succedere al padre.

La sorella di Kim

Un paio di anni fa il suo volto misterioso ricopriva le prime pagine dei giornali di mezzo mondo. Finita improvvisamente sotto la luce dei riflettori, Kim Yo Jong, sorella di Kim Jong Un, ha subito incuriosito la comunità internazionale. Considerando che Miss Kim è salita alla ribalta proprio nel momento in cui Kim era uscito dai radar (non sappiamo il motivo: forse per fuggire al Covid, forse per non meglio specificati problemi di salute), almeno in un primo momento, molti pensavano che il suo compito sarebbe stato quello di sostituire il fratello, ormai gravemente malato, in fin di vita, o addirittura morto.

Dopo settimane di indiscrezioni, Kim è tornato in cabina di regia, mentre Miss Kim ha continuato ad apparire accanto al fratello in occasione dei più importanti appuntamenti istituzionali. Non solo: la donna ha iniziato a rilasciare dichiarazioni alla stampa in merito a tematiche sensibili, come le relazioni tra Corea del Nord e Stati Uniti e i legami intercoreani. Quando sembrava che Miss Kim avesse raggiunto una posizione rilevante all’interno del sistema politico nordcoreano, ecco che la sua figura è gradualmente tornata nell’ombra.

C’era chi riteneva che la donna potesse essere l’erede di Kim, se non altro per via dell’appartenenza alla “famiglia reale”. Alla fine, tuttavia, anche l’ipotesi Kim Yo Jong è stata inghiottita dalla realtà: in un’ottica confuciana, sarebbe stato impossibile immaginare una donna al potere. Previsione futura: pur continuando a ricoprire un ruolo importantissimo da dietro le quinte (cura dell’immagine del fratello, degli eventi pubblici e non solo), la sorella di Kim potrebbe essere sempre meno coinvolta nella gestione quotidiana della nazione.

Gli ultimi movimenti

Parlare adesso dell’eredità politica di Kim potrebbe risultare fuorviante e senza senso, considerando che stiamo parlando di un personaggio politico giovanissimo (classe 1984). Eppure, le continue dicerie sul suo stato di salute – tra ricostruzioni verosimili e fake news – la dicono lunga sul rischio che potrebbe correre la Corea del Nord nel caso in cui non potesse più contare su una leadership carismatica. Senza Kim, ma soprattutto senza un erede capace di sostituirlo, il Paese finirebbe nel caos. Ecco perché gli analisti, ma anche l’intelligence di Corea del Sud e Stati Uniti, hanno iniziato a mettere sul tavolo varie ipotesi, comprese le più disparate.

Non solo: gli 007 stanno monitorando ogni novità sostanziale, tra cui la promozione o rimozione di attori rilevanti nel sistema politico nordcoreano. L’ultima mossa registrata riguarda la promozione di un generale considerato vicino a Kim all’interno dell’organo decisionale più elevato del Partito dei Lavoratori, ovvero il presidium del Politburo, di cui fanno parte solo cinque esponenti, tra cui lo stesso Kim. Pak Jong-chon, ha annunciato l’agenzia nordcoreana Kcna, era considerato da tempo un astro nascente, anche se di recente era rimasto nell’ombra ed era stato dato per retrocesso. L’avanzamento di Pak ai vertici del partito colma il vuoto lasciato da un altro potente generale, Ri Pyong-chol, estromesso dal nei mesi scorsi per negligenze nell’opera di prevenzione e di contenimento del Covid-19.

La promozione di Pak, secondo gli analisti, sarebbe da attribuire al ruolo dello stesso generale nello sviluppo di missili a corto raggio, dopo la sospensione dei test di missili intercontinentali, nel 2018. Fra le promozioni annunciate, riportano le agenzie, compaiono anche altri due generali: Rim Kwang-il, ex capo dell’intelligence militare, è stato nominato capo di Stato maggiore, mentre il generale Jang Jong-nam è diventato ministro della Previdenza Sociale. È pressoché impossibile che questi profili possano prendere il posto di Kim. La sensazione, al momento, è che tutti i nomi elencati possano aiutare Kim Jong Un in uno dei periodi più delicati della sua presidenza. Un domani, poi, quando le condizioni lo permetteranno, i figli del leader saranno pronti a sostituire il padre. Proprio come a suo tempo aveva fatto Kim, subentrando a Kim Jong Il.

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