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La Bulgaria nell’euro, ma metà della popolazione dice no

Una nuova possibile crepa potrebbe aprirsi nella periferia orientale dell’Unione Europea: dopo 18 anni dall’entrata nell’Unione, la Bulgaria si prepara a entrare ufficialmente nell’eurozona a partire dal 1° gennaio del 2026, adottando ufficialmente l’euro come moneta, aggiungendosi dunque agli altri...

Una nuova possibile crepa potrebbe aprirsi nella periferia orientale dell’Unione Europea: dopo 18 anni dall’entrata nell’Unione, la Bulgaria si prepara a entrare ufficialmente nell’eurozona a partire dal 1° gennaio del 2026, adottando ufficialmente l’euro come moneta, aggiungendosi dunque agli altri 20 Paesi già parte dell’eurozona da tempo. Una notizia che dovrebbe rappresentare un passaggio positivo nella transizione del Paese balcanico, ma che nella realtà dei fatti, considerando soprattutto la situazione economica quantomai instabile, rischia di produrre esiti pericolosi per il futuro della popolazione.

Dopo mesi di discussioni, proteste e negoziati, nella giornata di ieri, mercoledì 4 giugno, la Commissione Ue si è ufficialmente espressa: secondo un’attenta valutazione, la Bulgaria è stata ritenuta idonea e portatrice di tutti i criteri per entrare nell’eurozona, e dunque, è pronta per passare all’uso dell’euro, in accordo con la Banca Centrale Europea. Dopo 145 anni dalla sua nascita, la moneta bulgaro, ovvero il lev – “leone” in bulgaro, animale presente nello stemma come simbolo nazionale – dal prossimo gennaio 2026 cesserà definitivamente di esistere. Un passaggio che del resto, abbiamo visto accadere anche in Italia, con l’abbandono delle lire.

Rispetto a questa novità, però, proprio nella giornata di ieri, nelle stesse ore dell’annuncio da parte della Commissione europea, è stata organizzata a Sofia una manifestazione popolare di opposizione, per esprimere il dissenso e lo sgomento del cambio repentino della moneta, che nonostante numerose richieste di referendum negli ultimi mesi, è stato deciso senza interpellare la popolazione, tanto che si è persino verificata una rissa all’interno del Parlamento bulgaro. Ma qual è dunque il reale rischio, dietro a questo cambiamento? Un aspetto per niente indifferente, ma cruciale da prendere in considerazione, è il fatto che la Bulgaria, nonostante la crescita degli ultimi anni, sia ancora oggi il Paese più povero in assoluto di tutta l’Unione Europea, con un PIL pro capite di appena 24 200 euro, nettamente inferiore alla media dell’UE di 37 600 euro. Ma come si è arrivati a questa fase?

Manifestazione contro l’adozione dell’euro a Sofia

Quadro storico, politico e sociale della Bulgaria: un fanalino di coda dell’Ue

Il 1° gennaio del 2007, Bulgaria e Romania entrano insieme nell’Unione Europea: due Paesi che, per passato, presente e futuro, per sentimenti, situazione economica e retaggi culturali hanno spesso viaggiato sullo stesso binario. Bulgaria e Romania, oltre a essere confinanti, sono infatti due Paesi ex comunisti, un tempo parte della sfera d’influenza sovietica sotto il Patto di Varsavia, oltre al passato comune anche in epoca precedente, avendo entrambi fatto parte dell’Impero Ottomano per oltre quattro secoli. Due Paesi, che oggi condividono però anche alcune caratteristiche decisamente negative: Bulgaria e Romania sono i Paesi più poveri dell’intera Ue, in cima anche per gli indici di corruzione politica.

Negli ultimi 18 anni, dall’entrata nell’orbita europea, sono senza fatti senza dubbio numerosi progressi e modernizzazioni, attraverso la costruzione di nuove infrastrutture nelle grandi città, nella lunga fase di transizione verso la democrazia post-comunista. Tuttavia, nonostante questo, la Bulgaria è ancora oggi un fanalino di coda: basti considerare che, la pensione media di un cittadino bulgaro oscilla oggi tra appena 300 e 400 euro. Non è infatti per niente raro sentire storie di pensionati bulgari ridotti alla povertà assoluta, costretti a dover scegliere tra il pagamento delle bollette del gas e le medicine, che per riuscire a sopravvivere sono ridotti a fare lavoretti in nero, nonostante l’età. Lavoretti come, per esempio, la vendita di mazzi di fiori e conserve di pomodoro, seduti sul ciglio della strada, in attesa della carità di qualche passante. Una situazione tristissima che è possibile osservare tutt’ora passeggiando nel centro di Sofia, che racconta di un quadro economico tutt’altro che roseo.

Del resto, allargando la prospettiva, l’instabilità economica si percepisce anche nel resto della penisola balcanica tanto che negli ultimi mesi a causa dell’inflazione e del costante aumento dei prezzi del cibo nelle grandi catene dei supermercati, si sono verificate numerose manifestazioni, che hanno riguardati ben 13 Paesi, tra cui Slovenia, Croazia, ma anche Serbia, Montenegro, Albania, Slovacchia, Ungheria, Grecia e ovviamente, Bulgaria e Romania. Una serie di manifestazioni che riflettono anche le differenze abissali nel potere d’acquisto tra le persone che vivono nelle Capitali, e gli abitanti delle città più piccole e delle campagne, molto meno sviluppati. Questo è dunque il quadro generale in cui la Bulgaria si appresta a entrare nell’eurozona, dove a colpire è anche il fatto che la decisione sulla nuova moneta sia stata presa molto rapidamente, non riguardando nessun altro Paese europeo. Nemmeno la Romania.

L’entrata dell’euro non può essere impedita: “referendum incostituzionale”

Negli ultimi mesi, diversi politici e partiti bulgari hanno sollevato la questione pubblicamente, anche all’interno del Parlamento, chiedendo di indire un referendum, per tastare cosa ne pensi realmente la popolazione dell’ingresso in eurozona in questo momento storico così complesso.

Una richiesta di referendum, è stata sollevata dal partito ultranazionalista di destra Rinascita (Vazrazhdane), e in particolare dal suo polemico leader Kostadin Kostadinov, ammiratore di Vladimir Putin e amico della tedesca Afd. Una forza politica senza dubbio molto controversa, con idee apertamente euroscettiche al punto che, proprio contro all’adozione dell’euro, alcuni mesi fa aveva organizzato alcune grosse manifestazioni a Sofia, in cui erano state incendiate bandiere dell’Ue, oltre ad alcuni manichini raffiguranti Ursula von der Leyen e Christine Lagarde. Un partito che però, a causa dell’insoddisfazione popolare, è diventato il terzo per gradimento, pur rimanendo all’opposizione, riuscendo anche a raccogliere migliaia di firme, proprio allo scopo di chiedere di effettuare un referendum.

D’altra parte, recentemente, alla richiesta d’indire un referendum si è unito anche il Presidente della Bulgaria Rumen Radev. Radev, ex militare e generale dell’aeronautica, è oggi in politico indipendente, che in passato apparteneva al Partito socialista. Una figura politica neutra e di equilibrio, dunque, perlomeno a livello teorico, che in Bulgaria ha lo scopo di garantire il rispetto della costituzione e dello stato di diritto nel Paese. Un po’ come avviene in Italia con il Presidente Sergio Mattarella.

Il Presidente della Bulgaria Rumen Radev

Nonostante tutto questo, però, le richieste d’indire un referendum sull’adozione dell’euro sono state più volte respinte, giudicate dagli organi legislativi bulgari come un illegittime e legate a un “referendum incostituzionale”, dato che, dal momento della sua entrata in Ue nel 2007, la Bulgaria ha di fatto accettato, come tutti i Paesi europei, di adottare, prima o poi la stessa moneta, ovvero l’euro. Un criterio che però, viste le sue implicazioni, ragionevolmente dovrebbe essere applicato con cautela, e con una adeguata preparazione, cosa che però non sembra essere stata applicata per la Bulgaria, dove invece nonostante gli indici di povertà e corruzione, l’entrata in eurozona è stata introdotta molto rapidamente. Non fanno infatti parte dell’eurozona Paesi europei come Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Romania. Tutti con un PIL superiore a quello bulgaro.

Oltre il 50% della popolazione non vuole l’euro: il rischio di una crisi economica senza precedenti

Queste sono quindi le vere ragioni delle tensioni in Parlamento, le ragioni delle bandiere Ue incendiate e delle proteste popolari degli ultimi mesi. Proteste che trovano riscontro concreto anche in numerosi sondaggi, che indicano che tra il 51% e il 57% della popolazione bulgara non sarebbe d’accordo con l’adozione dell’euro in questa fase, contro solo il 39% a favore.

La Commissione europea convocata mercoledì 4 giugno, in ogni caso, si è espressa: il procedimento di cambio della moneta avrà già inizio durante l’estate, per cui i supermercati inizieranno ad avere l’obbligo di esporre doppio prezzo, in lev e in euro entro agosto, e i bancomat dopo l’estate inizieranno ad erogare solo euro, di modo che, per gennaio si cercherà di arrivare “pronti” al cambio definitivo. Una transizione che tuttavia è stata repentina e drastica e che per alcuni rischia di trasformare la Bulgaria, impreparata, in una nuova Grecia, sprofondando in una crisi economica senza precedenti.

Manifestazione contro l’euro a Sofia a febbraio

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