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Tra soli due mesi si celebreranno le elezioni europee, le prime a tenersi con una guerra alle porte dell’Unione e con possibili ripercussioni dello stesso conflitto sugli equilibri istituzionali post voto. Se da una parte c’è chi è convinto del sostegno all’Ucraina, come la Francia, tanto da sollecitare l’invio di truppe contro i russi, dall’altra c’è chi mostra una certa riluttanza a finanziare e ad armare il governo di Kiev, come la Slovacchia. Sabato 6 aprile, Peter Pellegrini, candidato socialista e fondatore del partito Voce-Socialdemocrazia (Hlas in slovacco), ha vinto il ballottaggio contro il rivale di fede liberale Ivan Korcock, ex ministro degli Esteri, con quasi sette punti di vantaggio (53,12% vs 46,88%). La Slovacchia è una repubblica parlamentare sin dalla sua nascita nel 1993, anno in cui è avvenuta la divisione della Repubblica Federale Ceca e Slovacca, ma nel 1999 la costituzione è stata modificata per permettere l’elezione diretta e a suffragio universale.    

Sebbene al primo turno del 23 marzo a prevalere sia stato Korcock con il 42,51% contro il 37,02% di Pellegrini, quest’ultimo è riuscito a convincere l’elettorato slovacco a votarlo mediante una retorica sovranista e antibellicista finalizzata a intavolare dei negoziati con la Russia, guadagnandosi così l’etichetta di filoputiniano. L’elezione di Pellegrini alla presidenza della Repubblica funge da sponda importante per l’azione di governo del premier Robert Fico, entrato in carica dopo le politiche del 30 settembre 2023, leader del partito Direzione-Socialdemocrazia (Smer in slovacco) caratterizzato da un forte nazionalismo, un marcato euroscetticismo e una certa ammirazione per Mosca. A seguito delle elezioni dello scorso settembre, Fico è riuscito nell’impresa di mettere in piedi una maggioranza composta dal suo patito, Voce-Socialdemocrazia di Pellegrini, e dal Partito Nazionale Slovacco considerato di destra radicale e che condivide le stesse posizioni di Fico in tema di rapporti con l’Europa e guerra in Ucraina. L’elezione di Pellegrini, che diventerà capo dello Stato ufficialmente il prossimo 15 giugno, è significativa dal momento che la presidenza della Repubblica non rappresenterà più un ostacolo per l’attuazione delle politiche di Fico come è avvenuto fino ad oggi con Zuzana Čaputová, attuale presidente ed esponente di Slovacchia Progressista, movimento d’ispirazione liberale ed europeista all’opposizione dell’attuale esecutivo. Il presidente della Repubblica in Slovacchia è una figura di garanzia chiamata a svolgere dei compiti per lo più cerimoniali e di rappresentanza della nazione all’estero, ma può anche porre il veto sulle leggi approvate dal Consiglio nazionale – il parlamento di Bratislava – facendo ricorso alla Corte costituzionale per appurarne la legittimità, come ha fatto Čaputová con la riforma del Codice penale voluta da Fico.

Chi è Peter Pellegrini

Classe 1975, Peter Pellegrini è nato in una famiglia di origini italiane. Il suo bisnonno, Leopoldo Pellegrini, era originario dell’odierna provincia di Bergamo – probabilmente della Valle Imagna – e si era trasferito in Slovacchia, appartenente all’Impero austro-ungarico all’epoca, per contribuire alla realizzazione della ferrovia tra Levice e Zvolen e dove è poi rimasto sposando una donna del posto.

La carriera politica di Pellegrini è iniziata tra le file di Direzione-Socialdemocrazia e sempre al fianco del collega di partito Robert Fico per cui è stato prima ministro dell’Educazione e dello Sport, poi ministro della Cultura nel suo secondo e terzo governo, mentre dal 2014 al 206 ha ricoperto la carica di presidente del Consiglio nazionale. Pellegrini è diventato per la prima volta premier nel 2018, quando Fico fu costretto a rassegnare le dimissioni in seguito all’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciack che stava indagando sui legami tra la ‘ndrangheta e i politici slovacchi, alcuni dei quali sedevano nel gabinetto di Fico. Nel 2020, ha annunciato la fondazione di Voce-Socialdemocrazia come alternativa moderata rispetto al radicale Smer e per diventare il principale interlocutore del Partito del Socialismo Europeo, ma nel 2023 torna alla corte di Fico contribuendo a formare il suo quarto governo, affermando: “Con la nostra presenza garantiremo che l’appartenenza della Slovacchia all’Ue e alla Nato non sia messa a repentaglio”.

I rapporti con gli alleati di Visegrad e l’Europa

L’esito delle elezioni presidenziali della Slovacchia allarga ulteriormente lo squarcio, già aperto dalla vittoria di Fico, nella tela pro Kiev dell’Unione europea. A poche ore dalla vittoria, Pellegrini ha dichiarato: “Posso garantire ai cittadini slovacchi che in queste organizzazioni – riferimento alle istituzioni comunitarie – faremo sentire la nostra voce, dobbiamo opporci a delle decisioni che abbiano effetti negativi per la Slovacchia, la nostra economia o il nostro popolo”. Pellegrini ha ribadito di voler lavorare per la pace in Ucraina e ha rivendicato la decisione del governo slovacco di interrompere l’erogazione di aiuti militari perché ciò servirebbe solo a prolungare il conflitto e in un dibattito televisivo aveva detto: “La Slovacchia non deve ridursi ad accettare passivamente quanto viene ordinato a Washington e Bruxelles”. Tra i primi a congratularsi con Pellegrini è stato il primo ministro ungherese Viktor Orban, alleato di Visegrad – gruppo politico composto da Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia con finalità di cooperazione in ambito economico, energetico e culturale –  che vede il rafforzarsi dell’asse con Fico per contrastare le decisioni di Bruxelles e isolare il premier polacco Donald Tusk, europeista e filoucraino convinto e sempre più distante dai colleghi dell’alleanza. Così ha scritto Orban su X: “Le mie più sentite congratulazioni a Peter Pellegrini per la sua schiacciante vittoria alle elezioni presidenziali slovacche. Una grande vittoria per il popolo slovacco e una grande vittoria per i sostenitori della pace in tutta Europa!”.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è complimentata con Pellegrini per la sua vittoria augurandosi di lavorare insieme per le importanti sfide che attendono l’Europa e la Slovacchia, continuando a promuovere i valori comuni europei. A dire il vero, però, Bratislava risulta già un osservato speciale da parte di Bruxelles per via della già citata riforma del Codice penale, che secondo le autorità europee metterebbe a rischio gli interessi finanziari dell’Unione nel Paese, soprattutto per quando riguarda i possibili casi di corruzione e frode sui fondi europei. Altro tema che incrina i rapporti tra Slovacchia e Ue è l’alleanza delle due formazioni socialdemocratiche, Smer e Hlas, con la destra del Partito Nazionale Slovacco che ha indotto i vertici del Partito del Socialismo Europeo a sospendere, a ottobre, i due partiti. 

In vista delle elezioni europee, la Slovacchia rimane uno degli Stati più interessanti da osservare soprattutto per la nascita della futura Commissione europea che potrebbe essere determinata da una maggioranza più spostata a destra, dato il calo che i sondaggi attribuiscono ai socialisti. L’estromissione dal Pse di Smer e Hlas, potrebbe rendere i due partiti più autonomi nel decidere chi sostenere alla guida dell’esecutivo dell’Ue.         

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