L’immigrazione è uno dei temi più caldi all’interno del contesto politico dell’Unione Europea. Il dibattito spesso ha innescato alcune delle maggiori frizioni e divisioni tra i Paesi comunitari, rallentando e di molto il processo decisionale volto a stabilire norme e regolamenti in grado di andare incontro alle esigenze dei vari governi. Soprattutto di quelli più esposti al fenomeno migratorio, tra cui l’Italia. L’immigrazione è quindi una sfida importante per capire la stabilità dell’Ue e per comprendere fino a che punto l’Europa riesce a dare significative risposte ai fenomeni più avvertiti dagli Stati nazionali e dalla popolazione.
Perché l’immigrazione rappresenta un problema per l’Europa
I numeri possono dire molto sull’attuale impatto dell’immigrazione sull’Europa, ma al tempo stesso possono anche dare ben pochi riferimenti. Le fredde cifre parlano di un trend in costante aumento delle richieste di asilo presentate all’interno del territorio comunitario. A partire dal 2014, il dato in questione ha sforato il mezzo milione di richieste, con unica eccezione nel 2020, primo anno della pandemia. Tra il 2015 e il 2016 si è avuto il picco, con rispettivamente 1.322.000 e 1.266.000 migranti che hanno richiesto asilo in Europa. Cifre importanti, scese negli anni successivi ma mantenutesi piuttosto alte. Nel 2021 il dato ha toccato quota 630.890.
Numeri che si sono spesso dimostrati di difficile gestione, anche perché occorre aggiungere anche quelli relativi ai migranti arrivati nel Vecchio Continente e rimasti senza documenti o senza presentare domande di asilo. Solo in Italia, si calcola la presenza di oltre mezzo milione di immigrati irregolari. Il problema però è molto più vasto rispetto a quanto raccontato dalle cifre. In primo luogo perché diversa è la percezione del fenomeno tra le varie parti d’Europa. Nella sponda mediterranea la preoccupazione relativa agli sbarchi è da anni molto sentita ed è tra i nodi centrali del dibattito politico. Un discorso simile può essere fatto, soprattutto con riferimento agli ultimi dieci anni, per i Paesi dell’est Europa, quelli che condividono le frontiere esterne con l’area balcanica. Questi ultimi appaiono poco inclini ad accettare quote di richiedenti asilo provenienti da altri Stati dell’Ue o da Paesi terzi confinanti. Diversa invece la situazione nell’Europa centrale e settentrionale, lì dove il problema migratorio ha iniziato a essere avvertito solo negli ultimi anni, in particolar modo dopo il biennio 2015/2016.