La caduta preannunciata di Evo Morales ha portato alla fine di un’era in Bolivia, assestando un duro colpo a quello che l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, John Bolton, aveva ribattezzato il “triangolo del male” dell’America latina, ossia l’asse L’Avana-Managua-Caracas. Un asse al quale l’ex presidente boliviano era molto vicino ideologicamente, diplomaticamente ed economicamente.

All’indomani del cambio di regime, le nuove forze politiche, rapidamente raggruppatesi attorno alla figura di Jeanine Anez, hanno dato vita ad un corso politico completamente nuovo, abbandonando l’agenda antiamericana e multipolare del predecessore e stringendosi a Washington, la cui influenza nello storico cortile di casa è tornata ai livelli tradizionali.

La rottura con Cuba

Jeanine Anez, presidente ad interim, ha annunciato che si candiderà alle prossime elezioni di maggio, nonostante inizialmente avesse dichiarato di non essere interessata ad un “lavoro a tempo pieno” e che si sarebbe occupata soltanto della transizione democratica. Coerentemente con il suo disegno e, nonostante i bassi indici di gradimento popolare, ha chiesto ai suoi ministri, sempre più insofferenti per la sua guida dispotica, di rassegnare le dimissioni per renderle possibile la nomina di nuovi nomi.

L’intensificazione della morsa sul sistema politico, sul quale continua a pesare l’influenza del Movimento per il Socialismo (Mas) di Morales, potrebbe essere letta come un messaggio rassicurante all’amministrazione Trump e giunge dopo, non a caso, dopo una decisione di politica estera storica: la rottura con Cuba.

Il 25 gennaio il governo ha sospeso le relazioni diplomatiche bilaterali con l’isola caraibica, scegliendo di unirsi al fronte della linea dura di Washington, a base di sanzioni e isolamento. La Paz ha giustificato la scelta sulla base di un presunto clima di “ostilità permanente” da parte di L’Avana, attaccando anche il prezioso schema di collaborazione medica promosso da Cuba che aveva garantito al paese sudamericano il supporto specialistico di circa 700 dottori cubani. Quei dottori, adesso, ritorneranno in patria, anche perché il governo cubano ha denunciato che fossero divenuti vittime di crescenti abusi e violenze sin dalla caduta di Morales, probabilmente proprio con l’obiettivo di causare una rottura diplomatica, su pressioni statunitensi, che è infine avvenuta.

La questione tedesca

Il governo ad interim boliviano sta seguendo pedissequamente l’agenda estera del ritrovato alleato statunitense, anche inimicandosi partner preziosi e di caratura globale come la Germania. Una delle prime azioni dell’esecutivo, in novembre, era stata l’annullamento di un accordo di associazione temporaneo, dal valore di un miliardo e 300 milioni di dollari, siglato dalla compagnia statale Yacimientos de Litio Bolivianos (YLB) e la tedesca ACI Systems durante l’era Morales.

L’accordo avrebbe permesso ad ACI Systems di sfruttare le riserve di litio contenute del deserto di Uyuni, in modo da soddisfare la crescente domanda dell’industria automobilistica tedesca per l’elemento, necessario per la produzione di veicoli elettrici. Più nello specifico, la compagnia teutonica si sarebbe occupata di produrre idrossido di litio, che è essenziale per le batterie delle auto elettriche.

La Bolivia, dal canto suo, avrebbe ottenuto sia un cospicuo ritorno economico che uno in termini di know-how, perché l’ACI Systems avrebbe aiutato la YLB ad acquisire i mezzi necessari per diventare autosufficiente nell’estrazione, lavorazione e trasformazione del litio.

Berlino aveva chiesto chiarimenti al governo ad interim, senza ottenere risposta alcuna, e adesso sta aumentando le pressioni affinché l’accordo venga riesumato. Il nuovo direttore dell’YLB, Juan Carlos Zuleta, ha spiegato che l’annullamento resta e resterà in vigore, perciò la Germania sta puntando sulle prossime elezioni, nella speranza che il futuro governo, possibilmente non guidato dalla Anez, riprenda in mano il dossier litio, riportando in vita l’accordo.

I vertici dell’ACI Systems e la diplomazia tedesca hanno infatti dichiarato che, non appena si formerà il nuovo governo, tenteranno di riportare in vita l’accordo, aprendo nuovamente il tavolo negoziale. In ogni caso, la campagna lobbistica è già in corso e sta coinvolgendo il ministero dell’economia, l’ambasciata di La Paz e il direttorato dell’azienda.

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