La crisi in Ucraina ha monopolizzato l’attenzione dell’opinione pubblica, preoccupata per le sorti del governo di Kiev. Quello che molti sembrano ignorare, però, è che questa situazione esplosiva ha rinsaldato i legami tra Bielorussia e Russia. La relazione tra Minsk e Mosca è, da sempre, molto stretta ma aveva conosciuto una fase di stanca negli ultimi anni. Il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko aveva preso, in più occasioni, le distanze dal Cremlino per riaprire il dialogo con l’Europa e mantenere una linea politica indipendente da Mosca. Le cose sono iniziate a cambiare nella primavera-estate del 2020, quando le massicce proteste di piazza da parte dell’opposizione hanno minacciato la sua autorità. L’aiuto russo è stato vitale per risolvere la situazione ma, in cambio, Lukashenko ha dovuto riportare la Bielorussia, con decisione, nell’orbita di Mosca.

L’Unione Russia-Bielorussia

Il crollo dell’Unione Sovietica non impedì alle élite politiche locali di perseguire dei piani che avrebbero dovuto portare alla ricostituzione di un’unione tra gli Stati che ne facevano parte. Uno degli sforzi maggiori fu messo in atto dal presidente russo Boris Yeltsin e da quello bielorusso Alexander Lukashenko che, nel 1996, firmarono un trattato che diede vita alla Comunità tra Russia e Bielorussia. La Comunità fu trasformata in Unione nel 1997 ed in Stato dell’Unione nel 1999 con la firma di altri due trattati bilaterali. L’obiettivo iniziale era quello di garantire un coordinamento della politica estera ed economica delle due nazioni ma le cose presero, ben presto, una piega diversa. Il trattato del 1999 creò una serie di istituzioni comuni, come un Consiglio di Stato Supremo ed un Parlamento Unito, che avrebbero dovuto facilitare la creazione di un mercato unico, di un singolo spazio doganale ed infine di un’unione economica, politica e militare. La transizione è stata complicata dalle resistenze manifestate da Lukashenko, che non ha mai accettato l’idea di ricoprire un ruolo di secondo piano nonostante l’evidente disparità di risorse con la Russia e dall’intransigenza di Mosca, che ha rifiutato ogni compromesso. Per molto tempo lo Stato dell’Unione è rimasto tale solamente sulla carta.

I passi in avanti

Il lungo processo di creazione di uno Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia ha compiuto passi in avanti dopo la crisi bielorussa del 2020. Le sanzioni implementate dall’Occidente dopo le elezioni presidenziali del 9 agosto hanno costretto Lukashenko a cercare legami più stretti con la Russia e con Vladimir Putin. Nel novembre 2021 Putin e Lukashenko hanno firmato 28 memorandum per rafforzare l’integrazione tra le due nazioni. Il contenuto era relativo a questioni economiche che includevano politiche comuni sulla tassazione, sull’industria, sull’agricoltura, in ambito energetico e nel settore bancario. Nessuno dei 28 accordi riguardava l’integrazione politica ma Putin ha ribadito a Lukashenko che Mosca avrebbe continuato ad appoggiare la Bielorussia. Il Capo di Stato russo ha ricordato che la piena integrazione economica dello Stato dell’Unione è impossibile senza garantire alla popolazione la piena mobilità in assenza di visto e senza tenere conto di tutti i rischi della sicurezza della regione.

Il futuro dell’Unione

Lukashenko si è detto convinto, come riportato dall’agenzia di stampa Tass, che l’Unione tra Bielorussia e Russia sarà più forte, più bilanciata e più avanzata dell’Unione europea perché “si potrà tenere conto degli errori commessi da Bruxelles ed imitare gli aspetti positivi” e perché “il passato sovietico può servire da esempio”. Le parole pronunciate sono importanti ed anticipano gli scenari di quello che accadrà in futuro. Le vicende dell’Ucraina hanno evidenziato come la presenza di truppe russe in territorio bielorusso, inizialmente dispiegate per partecipare ad un’esercitazione militare, sia ormai un fatto compiuto e probabilmente permanente. “Il peggioramento della situazione” nel Donbas, come ricordato dal Guardian, ha spinto il ministro della Difesa bielorusso ad affermare che le truppe di Mosca resteranno a tempo indefinito nel Paese. Nel giro di un anno e mezzo la Bielorussia si è trasformata da uno Stato che cercava di promuovere il dialogo ed il peacekeeping in Ucraina orientale ad uno dei possibili fronti del conflitto. La cooperazione militare tra Bielorussia e Russia è sempre esistita ma sembra ormai entrata in una nuova fase.

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