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Politica

La beffa di Guam: l’isola più strategica per gli Usa vota per le presidenziali, ma non conta nulla

Kamala Harris ha vinto la prima corsa scrutinata nelle presidenziali Usa. Ma è una corsa beffarda, quella dell’Isola di Guam, caposaldo statunitense nell’Oceano Pacifico, base militare strategica per la proiezione aeronavale che esprime un voto senza voce per la corsa...

Kamala Harris ha vinto la prima corsa scrutinata nelle presidenziali Usa. Ma è una corsa beffarda, quella dell’Isola di Guam, caposaldo statunitense nell’Oceano Pacifico, base militare strategica per la proiezione aeronavale che esprime un voto senza voce per la corsa alla Casa Bianca. Harris precede Donald Trump ma perde terreno nel territorio non incorporato, ma i voti non assegnano grandi elettori ai democratici.



Al Partito Repubblicano va invece il delegato al Congresso, James Moylan, repubblicano, che col 52,69% ha superato la democratica Ginger Cruz, ferma al 46,81%. Beffa nella beffa per Guam: l’ex ufficiale dell’Esercito Usa sarà, una volta di più, un delegato senza voce al Congresso americano

Guam potrà essere strategica per l’America, potrà vedere le sue coste coinvolte nelle esercitazioni militari, potrà vedere il suo territorio potenzialmente bersaglio di attacchi in caso di escalation bellica (pare che Kim Jong-un e la Corea del Nord la considerino il primo bersaglio in caso di conflitto) ma l’isola da 168mila abitanti che si trova sulla linea del cambio di data e rivendica come motto di essere la terra “dove inizia il giorno dell’America” resta figlia di un Dio a stelle e strisce minore.

“Gli Stati Uniti non possono proiettare potenza in quel livello di competizione senza Guam”, ha detto a Npr Robert Underwood, ex delegato al Congresso per l’isola delle Marianne. Underwood ha lo stesso cognome di Frank, il protagonista della serie televisiva House of Cards che racconta, ci perdonerà Rino Formica per l’uso della sua citazione, “sangue e merda” della politica americana.

Con sagacia degna dell’omonimo protagonista, Underwood nota che proprio per l’elevato valore strategico di Guam “l’ultima cosa che qualsiasi pianificatore militare o qualsiasi funzionario federale che è molto preoccupato per questo voglia fare è chiedere a Guam: cosa pensi che dovrebbe succedere?”. Il voto presidenziale è un sondaggio simbolico; il delegato al Congresso è un osservatore senza diritto di voto. Guam è cruciale per l’America ma resta meno statunitense del resto della superpotenza, elencata assieme a Portorico dalle Nazioni Unite tra i territori non autonomi, ovvero le moderne colonie. La terra che potrebbe rischiare di essere la prima a soffrire per un conflitto americano nel Pacifico non ha diritto a aver voce, anche limitata, sul suo destino. E questo è solo uno dei grandi paradossi della democrazia americana.

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