A Washington non si discute solo di guerre, alleanze o sanzioni, ma anche di caratteri tipografici. Con una direttiva interna firmata dal segretario di Stato Marco Rubio, l’amministrazione Trump ha imposto l’abbandono del font Calibri nei documenti del Dipartimento di Stato e il ritorno al tradizionale Times New Roman.
Dietro la decisione c’è molto più di una scelta estetica. La controversia ha riportato al centro del dibattito pubblico questioni tecniche di tipografia, leggibilità e accessibilità che normalmente restano confinate a manuali di design e linee guida amministrative, ma che in questo caso sono diventate materia di scontro politico.
Dal punto di vista strettamente tecnico, la differenza tra i due caratteri è netta. Times New Roman è un font serif, progettato negli anni Trenta per il quotidiano The Times di Londra. Le “grazie” alle estremità delle lettere, il forte contrasto tra tratti sottili e spessi e la densità del disegno lo rendono particolarmente adatto alla stampa su carta, dove la continuità visiva delle linee aiuta l’occhio a seguire il testo. È un carattere compatto, che consente di inserire molte parole in poco spazio, qualità storicamente apprezzata nei documenti ufficiali e nei testi giuridici.
Calibri, introdotto da Microsoft nei primi anni Duemila e diventato font predefinito di Word nel 2007, nasce invece per un ecosistema digitale. È un sans serif umanista, con curve più aperte, terminali arrotondati e una spaziatura maggiore tra lettere e parole. Queste caratteristiche riducono l’affollamento visivo sullo schermo e migliorano la distinzione tra caratteri simili – come “l”, “I” e “1” – un aspetto rilevante per chi ha difficoltà di lettura. La maggiore altezza della x, ovvero la dimensione delle lettere minuscole rispetto alle maiuscole, rende il testo percepibile come più grande e più arioso a parità di corpo tipografico.
È proprio su questi elementi che si basava la scelta del Dipartimento di Stato nel 2023. L’amministrazione Biden aveva adottato Calibri dopo valutazioni interne legate all’accessibilità, in linea con indicazioni federali che incoraggiano l’uso di caratteri più leggibili per persone con dislessia, ipovisione o affaticamento visivo. In particolare, la comunicazione quotidiana della diplomazia americana avviene ormai in larga parte su schermi: email, memo digitali, briefing condivisi in formato elettronico. In questo contesto, i serif sottili del Times New Roman possono perdere definizione, soprattutto su display di qualità media o in condizioni di illuminazione non ottimali.
Il ritorno al Times New Roman voluto da Rubio privilegia invece un’impostazione più tradizionale. La direttiva specifica anche la dimensione del carattere, fissata a 14 punti, una scelta che mira a compensare almeno in parte la minore leggibilità su schermo aumentando il corpo del testo. Dal punto di vista tipografico, però, l’aumento della dimensione non elimina del tutto i limiti strutturali di un font progettato per la stampa quando viene utilizzato intensivamente in digitale.
Il font come scelta culturale
Un altro aspetto tecnico riguarda la standardizzazione. Times New Roman è un carattere universalmente disponibile su quasi tutti i sistemi operativi e software, e garantisce una resa uniforme nei documenti scambiati tra uffici, governi e organizzazioni internazionali. Calibri, pur essendo diffusissimo, è legato all’ecosistema Microsoft e può subire variazioni di rendering su piattaforme diverse. Questo argomento, spesso sottovalutato, ha un peso concreto nelle comunicazioni diplomatiche, dove l’aspetto finale di un documento può assumere valore formale.
La questione dell’accessibilità resta però centrale. Numerosi studi di ergonomia visiva mostrano che non esiste un font “perfetto” per tutti, ma che i sans serif moderni tendono a offrire vantaggi per una parte significativa dei lettori con difficoltà specifiche, soprattutto in ambienti digitali. La scelta di Calibri nel 2023 non era quindi simbolica, ma legata a un’idea funzionale di inclusione: adattare gli strumenti dello Stato a una pluralità di esigenze reali.
È su questo punto che la decisione attuale assume una valenza politica. Definendo Calibri un “regalo dispendioso” alle politiche di diversità e inclusione, Rubio ha trasformato una discussione tecnica in un atto identitario. Il font non è più solo un mezzo per trasmettere informazioni, ma diventa il segno visibile di un orientamento culturale: tradizione contro adattamento, uniformità contro flessibilità.