La geografia parla chiaro: il Giappone dista dalla Cina poco più di 3mila chilometri ed è separato dall’ex Impero di Mezzo soltanto dalla penisola coreana. Questo significa che la diffusione del nuovo coronavirus rappresenta per Tokyo una minaccia concreta da fronteggiare con ogni mezzo di prevenzione possibile.

Il premier Abe Shinzo, secondo quanto riferito dall’agenzia nipponica Kyodo News, è pronto a redigere apposite linee guida per affrontare l’epidemia del virus 2019-n-Cov. In generale, a partire da febbraio, da quando il coronavirus è stato designato come “malattia infettiva speciale”, Tokyo ha avuto la base legale per applicare ulteriori misure obbligatorie.

E così, al fine di garantire la sicurezza sanitaria ai suoi cittadini, il Giappone ha deciso di negare l’ingresso nel Paese dei viaggiatori stranieri infetti da coronavirus, indipendentemente dal loro luogo di provenienza. In un primo momento il ban era limitato ai soli stranieri provenienti dalla provincia cinese dello Hubei, epicentro dell’epidemia, ma la situazione ha presto indotto le autorità a fare un passo avanti.

Così Tokyo combatte il coronavirus

L’organizzazione del Giappone è pressoché perfetta. Le autorità locali, in base alle leggi vigenti, possono invitare i visitatori stranieri sospettati di essere infetti a sottoporsi a una visita medica; in certi casi è possibile anche la richiesta di un ricovero forzato. Tutto questo fa capire come l’epidemia del nuovo coronavirus, in Asia sopratutto, sia un’ombra da scacciare con ogni forza.

La strada non è certo in discesa, visto e considerando che negli ultimi anni il Giappone ha attirato sul suo territorio un numero via via crescente di viaggiatori. I cinesi, secondo i dati ufficiali del governo nipponico relativi al 2019, rappresentavano il 30% del totale ed erano il gruppo più grande. In attesa del vertice decisivo, che come detto avverrà a breve, il signor Abe ha specificato che “per il momento” le restrizioni rimarranno in vigore. Un funzionario dell’immigrazione ha inoltre dichiarato a Kyodo News che le decisioni di Tokyo dipenderanno “dalla possibilità di un’estesa diffusione dell’epidemia”.

La mossa di Abe

Affinché la sicurezza sia massima, le autorità giapponesi sono pronte a chiedere ai passeggeri su tutti i voli provenienti dalla Cina se sono stati a Wuhan e quali sono le loro condizioni di salute. Per far fronte a quest’ultima misura sono pronti dei questionari che dovranno essere compilati dai singoli passeggeri.

Nel frattempo procede senza intoppi la delicata gestione della quarantena della Diamond Princess, la nave da crociera bloccata a Yokohama con a bordo 3.700 persone, 61 delle quali – al momento – contagiate dal coronavirus. A questo proposito, il premier Abe ha spiegato la situazione in questi termini: “La quarantena a bordo è stata implementata in conformità con la legge. A partire da ieri, dieci persone sono risultate positive al virus; oggi altre dieci persone sono risultate positive. Tutti sono stati scortati presso istituti medici nella prefettura di Kanagawa e sono stati ricoverati in ospedale in conformità con la legge sulla prevenzione delle malattie infettive e l’assistenza medica per i pazienti con malattie infettive”.

Abe ha poi concluso il suo intervento aggiungendo che, al fine di prevenire la comparsa di un focolaio in Giappone, è necessario “attuare i controlli alle frontiere”, continuando a prestare la massima attenzione “al mantenimento della salute dell’equipaggio e dei passeggeri della nave”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.