Se fossimo gli ucraini, avremmo i loro stessi sentimenti e saremmo incazzatissimi nel vedere la bandiera russa (e bielorussa) sventolare e l’inno russo (e bielorusso) risuonare all’apertura dei Giochi paralitici di Milano-Cortina. Se quindi la delegazione di Kiev attuerà l’annunciato boicottaggio della cerimonia, rifiutando di partecipare e negando l’esposizione della bandiera nazionale, nessuno potrà obiettare. È loro pieno diritto, come non capirli.
Ma di ucraini ci sono solo gli ucraini. Quel diritto, se rivendicato da altri, può diventare vergognosamente abusivo. È il caso, per fare un esempio, dell’Italia. Da noi, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro dello Sport (dello Sport!) Andrea Abodi hanno espresso dissenso con un comunicato ufficiale che recita: “Il governo italiano ribadisce il dissenso già espresso, insieme ad altre 33 Nazioni e alla Commissione europea, sulla decisione di pieno reintegro dei Comitati paralimpici russo e bielorusso assunta dall’Assemblea Generale del Comitato Paralimpico Internazionale lo scorso 27 settembre, e rinnova la propria piena solidarietà e il proprio incondizionato sostegno all’Ucraina. Chiede, inoltre, al Comitato Paralimpico Internazionale di riconsiderare tale decisione. La perdurante violazione della tregua e degli ideali olimpici e paralimpici da parte della Russia, appoggiata dalla Bielorussia, è incompatibile con la partecipazione dei loro atleti ai Giochi, se non come atleti individuali neutrali”.
Poi di InsideOver su questo tema siamo stati assolutamente chiari quando a Firenze fu annullato lo spettacolo di una star del balletto classico russo (che in anni passati era stata deputata di Russia Unita, il partito di Putin) e nello stesso tempo partivano proposte per contestare l’arrivo alla Fiorentina di un calciatore israeliano (peraltro entusiasta sostenitore delle azioni dell’esercito israeliano). Non a caso quell’articolo si intitolava “Basta buffonate”. Artisti, sportivi, intellettuali, a qualunque Paese appartengano, non possono essere colpevolizzati per le decisioni della politica. Stop.
Se invece vogliamo criminalizzare un intero popolo perché i suoi capi hanno deciso di usare la violenza, allora bisogna essere coerenti. Fuori dalle competizioni (visto che parliamo di Olimpiadi) gli atleti americani e britannici per l’invasione dell’Iraq. Fuori i francesi (e di nuovo i britannici) per l’aggressione alla Libia. Due avventure militari varate sulla base di una montagna di menzogne e che hanno provocato centinaia di migliaia di vittime, quasi tutte civili. Usando lo stesso metro, nessuna comprensione per gli abitanti di Gaza a causa della strage (1.250 vittime) compiuta da Hamas (che esprimeva il Governo della Striscia) del 7 ottobre 2023. E via dal consorzio civile gli israeliani a causa delle “azioni di genocidio” (definizione Onu) compiute nella Striscia. Una stupidaggine, ovviamente. Una stupidaggine invalsa solo in questi ultimi anni, visto che nel 2008, alle Olimpiadi di Pechino, Georgia e Russia gareggiarono fianco a fianco nonostante che fossero in guerra. E il momento più olimpico di quell’edizione venne il 10 agosto, quando la russa Natalia Paderina e la georgiana Nino Salukvadze, rispettivamente argento e bronzo alle spalle della campionessa cinese Guo Wenjun nel tiro alla pistola da 10 metri, si strinsero la mano e poi si abbracciarono sul podio. Anche se gli atleti georgiani avevano deciso all’ultimo momento di partecipare alle gare, dopo aver a lungo pensato di ritirarsi per protesta.
Il caso di Gaza fa da parametro ma solo perché è il più recente. Con quale faccia Tajani e Abodi possono mostrare sdegno per la sfilata degli atleti paralitici russi e bielorussi dopo essere stati silenti di fronte al massacro di tanti palestinesi innocenti? Come fanno a farne una questione di principio, quando palesemente si tratta di uno schieramento politico che con i valori (compresi quelli olimpici) non ha nulla a che vedere? Lo sanno che secondo gli studi della rivista scientifica britannica The Lancet, nei soli primi sedici mesi di bombardamenti su Gaza sono stati uccisi 22.800 bambini, 16.600 donne tra i 18 e i 64 anni e 2.870 anziani? Dov’era, il loro sdegno, allora?
In più, oltre alla falsità c’è anche il dolo. Perché il Comitato Paralimpico Internazionale ha preso la decisione di ritirare il bando a Russia e Bielorussia già nel settembre del 2025. Mentre i nostri politici ora fanno i sorpresi, invitano il Comitato a “riconsiderare”, quando da mesi sono al corrente di quanto era stato deciso. Un trucco mediocre (mi si nota di più se…) per rifarsi una specie di verginità pro-Ucraina, quando Kiev andrebbe piuttosto aiutata a raggiungere la pace. Tema su cui, invece, l’Italia pare non avere nulla da dire.
Il ragionamento non vale solo per noi, ovviamente, ma per tutti i Paesi che decideranno in qualche modo di protestare per la presenza di russi e bielorussi. I valori devono valere per tutti e in tutti i casi. Altrimenti non sono valori. Sono balle.
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Sono un disabile anch’io. E ho fatto nuoto paralimpico. L’idea che a una persona come me, in lotta con una disabilità o una malattia per tutta la sua vita, impegnata per anni in furiosi allenamenti, venga impedito di partecipare alla manifestazione sportiva dove potrebbe finalmente mostrare il frutto di quelle fatiche , trovare un po’ di quella gioia negata ogni altro giorno, per motivi che non c’entrano nulla, né con la persona né con lo sport, mi da’ una tristezza infinita. E mi da’ la voglia di augurare ai sigg. Tajani, Meloni, Salvini, e compagnia starnazzante, un giorno, 24 ore soltanto, nella nostra vita, una breve immersione nelle nostre condizioni. Che provino quella tristezza che non riescono evidentemente a immaginare. Sono certo che allora capirebbero.