Se non ci fosse da preoccuparsi per l’isteria collettiva che mostra, la notizia del presunto “complotto filo-russo” scoperto in Romania farebbe sorridere. Nella giornata odierna l’agenzia di stampa rumena Digi24 ha vergato la notizia di sei arresti sospettati di “alto tradimento” e di un “complotto per rovesciare l’ordine costituzionale”. Il motivo? Costruire “una struttura di tipo militare” per confrontarsi con “agenti di una potenza straniera”, la Russia, e tramare contro la patria. Un gruppo che sarebbe stato costituito nel 2023 e che tra gli altri avrebbe goduto dell’appoggio di un militare d’alto rango rumeno, il generale Radu Theodoru. Una versione putiniana di “Vogliamo i Colonnelli” in arrivo? Niente affatto, almeno pensiamo noi se guardiamo alla data anagrafica del generale Theodoru: 101 anni.
Theodoru, classe 1924, è figura nota nel mondo dell’estrema destra rumena. Veterano dell’aviazione nella Seconda guerra mondiale, generale durante l’era della dittatura di Nicolae Ceaucescu, da settant’anni ha acquisito soprattutto fama come scrittore: fantascienza, letteratura fantastica, una rilettura epica della storia rumena, tante storie di guerra della Romania e non poche polemiche per la rivalutazione storica del regime di Ion Antonescu, dittatore durante la Seconda guerra mondiale e alleato della Germania nazista, e posizioni scivolose sull’Olocausto e gli ebrei.
Insomma, una figura indubbiamente chiacchierata ma che si fatica, vista la sua ampia esposizione, a pensare come stratega di trame occulte, specie alla sua età. E che fa specie pensare oggi agli arresti, alla sua veneranda età. Nel clima politico tesissimo della Romania, attraversata di recente dall’attacco giudiziario a Calin Georgescu, tribuno nazionalista favorito per le presidenziali di maggio e accusato di frodi nel finanziamento della sua campagna elettorale, un nuovo scossone che mostra tanto il timore delle autorità per possibili ingerenze esterne quanto le conseguenze di manovre politiche che appaiono spesso dettate da indubbia fretta.
Di cosa è accusato il gruppo di cui Theodoru fa parte? La New Voice of Ukraine lo riporta: di aver “reclutato sostenitori attraverso i social media, dove ha chiesto il ritiro della Romania dalla Nato e sostenuto il ripristino dei legami economici e culturali con Russia, Cina e Iran”, mentre “gli investigatori affermano che si sono anche recati in Russia diverse volte per informare i contatti lì presenti dei loro piani per prendere il potere in Romania”. Un incrocio tra l’Armata Brancaleone, la banda del buco e i mitomani dei social, insomma.
Una democrazia che si spaventa per fenomeni tanto marginali appare poco solida alle sue fondamenta: pensare che una figura pittoresca come Theodoru potesse essere lo stratega di una regia d’influenza russa equivarrebbe a dire che anche i russi non sono più quelli di un tempo o che forse certe minacce interne sono sovrastimate. Al contempo, se il messaggio è diretto a terzi, ovvero a Georgescu, c’è molto da riflettere sugli anticorpi democratici nella nostra Europa. E stiamo certi che chi vorrà utilizzare questa storia per danneggiare il front-runner delle elezioni rischia solamente di alimentarne ulteriormente i consensi.
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