La Svizzera paga la crisi delle borse e gli choc che hanno caratterizzato la finanza internazionale, e a entrare in sofferenza è, prima fra tutte, la sua banca-fortino: a dicembre, infatti, sono scese di 20 miliardi di franchi (17,79 miliardi di euro) le riserve della Banca nazionale svizzera (Bns) con un totale – oro escluso – che si attestava a 734,5 miliardi di franchi, pari a poco più di 650 miliardi di euro. Un calo non indifferente ma che mantiene il totale delle riserve della banca centrale elvetica ancora ben superiore all’intero Pil della Confederazione (nel 2017 pari a 595 miliardi di euro).

Tutto questo mentre il Segretariato di Stato dell’Economia (Seco) ha appena rivisto al ribasso le previsioni economiche della Svizzera: la crescita del Pil è scesa al 2,6% nel 2018 (stimata al 2,9% a settembre), invece nel 2019 l’economia dovrebbe espandersi dell’1,5% (2% stimato a settembre). L’incertezza globale colpisce il Paese storicamente associato al concetto di prosperità e stabilità economica, che sotto certi punti di vista non delude le aspettative presentando una crescita più robusta della media dell’Unione Europea ma paga fortemente la sua stretta contiguità ai grandi mercati internazionali.

E la crisi della Bns lo testimonia. L’istituto chiude l’anno distribuendo un dividendo da 47 miliardi di euro, ma paga nel finale la “discesa degli indici di borsa globali, con la picchiata di titoli come Apple e Facebook, di cui l’istituto guidato da Thomas Jordan controlla importanti quote”, come fa notare Adnkronos. Per affrontare una situazione precaria, la Bns sembra volere impostare per la Svizzera un proseguimento di una politica monetaria espansiva in controtendenza con l’azione delle principali banche centrali del mondo.

Il direttore Thomas Jordan ha infatti rilevato il calo della crescita e dell’inflazione e confermato il tasso Libor in quota -0,75%. Non c’è motivo di cambiare la nostra politica monetaria. Abbiamo ancora bisogno di tassi d’interesse negativi e della disponibilità a intervenire sui mercati valutari”, ha dichiarato Fritz Zurbrügg, membro del Consiglio di amministrazione della Bns, citato da Ticino News. “Solo in questo modo possiamo adempiere alla nostra missione e garantire la stabilità dei prezzi”, ha aggiunto. La pressione sui prezzi è ancora bassa e la situazione economica è buona. Ma le incertezze sono aumentate e il franco è ancora molto apprezzato. “I mercati sono fragili. Per noi è chiaro che la politica espansiva è la cosa giusta da fare in questo momento”, secondo Zurbrügg.

La mossa della Bns e la scelta delle autorità svizzere va in controtendenza con quanto fatto dalla grande maggioranza degli istituti centrali globali. Giappone, Stati Uniti, Unione Europea e Gran Bretagna hanno optato per alzare i tassi di sconto, la Bns invece punta a “cavalcare la tigre” sfidando la congiuntura negativa, in larga parte dovuta a fattori esogeni. Il mercato del lavoro, in questo contesto incerto, continua a essere in una fase di teorica piena occupazione, avendo a disposizione un livello di impieghi disponibili nel mercato privato e nel settore pubblico maggiore di quello degli iscritti alle liste di disoccupazione, ridottisi al 2,6% nel 2018 dopo una diminuzione di 25.039 unità (17,5%) rispetto al 2017. 

La Bns può dunque permettersi una fase transitoria di volatilità e incertezza sui mercati internazionali. La solidità consolidata ne consente l’autonomia d’azione e, anzi, in una fase di rallentamento della crescita la scelta di mantenere disponibile una somma notevole di liquidità in una fase di occupazione pressoché piena è comprensibile. Tuttavia, la Svizzera deve adeguatamente ricalibrare il portafoglio della sua banca centrale per essere meno vulnerabile di fronte a shock esogeni. La crescita della Confederazione è stata notevole, ma alcuni dati congiunturali lasciano presagire che alcuni aggiustamenti strutturali nella Bns potrebbero rafforzarne la solidità nel lungo periodo. E scegliere di favorire investimenti a maggiore sicurezza nelle borse globali potrebbe essere un valido punto di partenza.