Un’enorme banca dati transnazionale di riconoscimento facciale: è ciò su cui starebbe lavorando l’Unione europea, secondo un rapporto reso noto da The Intercept. Secondo quanto riporta la testata americana, un rapporto dello scorso novembre elaborato dalle forza di polizia nazionali di 10 Stati membri dell’Ue, guidati dall’Austria, chiede l’introduzione di una legge europea per interconnettere i database di ogni singolo Stato membro. Tale rapporto è stato prodotto nell’ambito delle discussioni sull’ampliamento del sistema Prüm,  un’iniziativa a livello Ue che mette in sinergia database dei singoli stati su Dna, impronte digitali e immatricolazione dei veicoli. Un vero e proprio registro virtuale europeo.

L’iniziativa potrebbe però andare ben oltre i confini europei e coinvolgere anche Washington. Un sistema simile esiste tra gli Stati Uniti e i Paesi dell’Unione europea; accordi bilaterali potrebbero dunque consentire alle agenzie statunitensi ed europee di accedere reciprocamente alle impronte digitali e ai database del Dna. La nuova legislazione europea è attualmente in fase di elaborazione.

Già stanziati le risorse per ampliare il sistema Prüm

Come riporta The Intercept, informazioni fornite dalla Commissione europea al Parlamento europeo lo scorso novembre mostrano che quasi 700.000 euro (circa 750.000 dollari) sono stati stanziati a una della società di consulenza che si occupa di possibili modifiche al sistema Prüm. La Commissione europea ha inoltre, separatamente, pagato 500.000 euro a un consorzio di agenzie pubbliche guidato dall’Istituto estone di scienza forense per “mappare la situazione attuale del riconoscimento facciale nelle indagini penali in tutti gli Stati membri dell’Ue”.

Per le forze di polizia, i vantaggi di un database di riconoscimento facciale europeo sono evidenti. Il rapporto redatto su iniziativa di Vienna vede la tecnologia come uno strumento biometrico “altamente adatto” per identificare i sospetti sconosciuti e suggerisce che i database dovrebbero essere creati e collegati “il più rapidamente possibile”. Secondo The Intercept, già nel 2004, l’ambasciata degli Stati Uniti a Bruxelles chiedeva una relazione con l’Ue che consentisse “ampi scambi e condivisione di tutte le forme di dati, compresi i dati personali”. Negli ultimi anni, gli sforzi per raggiungere questo obiettivo si sono intensificati. E proprio su questo Vienna è in prima linea. L’Austria ha iniziato a controllare le impronte digitali nei database delle impronte digitali criminali dell’FBI nell’ottobre 2017, ha spiegato Reinhard Schmid, un alto funzionario del servizio di intelligence criminale austriaco. Da allora, circa 12.000 persone sono stati sottoposte a controlli incrociati.

Il nuovo ente dell’intelligence europea

La volontà di creare un nuovo database di riconoscimento facciale è perfettamente coerente con la nascita, pochi giorni fa, dell’Intelligence College in Europe (Ice). Come già illustrato da Inside Over, anche se è ben lontano dall’essere una CIA dell’Unione europea o un nuovo servizio segreto europeo, il 26 febbraio a Zagabria, in Croazia, 23 Paesi europei hanno firmato una lettera d’intenti per la creazione dell’Intelligence College in Europe (ice). Alla presenza del primo ministro croato Andrej Plenković, i rappresentanti dei 23 paesi hanno firmato il documento, che definisce gli obiettivi del nuovo ente e il suo campo d’azione. Per l’Italia, riporta La Stampa, c’era il direttore del Dipartimento informazioni e sicurezza, Gennaro Vecchione, accompagnato dai vicedirettori di Aise e Aisi. L’Ice avrà sede a Parigi, e la presidenza sarà a turno, su base volontaria degli Stati e durerà un anno.