Sapete qual è la verità, cari amici che fate tanto sfoggio di buoni sentimenti? Che Donald Trump ce lo meritiamo. Anzi, due ce ne meriteremmo. Questa è l’unica morale che si può trarre dalla recente vicenda che ha coinvolto Svetlana Zakharova, la star del balletto classico che era stata scritturata per uno spettacolo (Pas de Deux on Fingers and for Fingers, in programma il 20 e 21 gennaio) del Teatro del Maggio Musicale fiorentino e che si è vista cancellare le date “a causa delle tensioni internazionali in corso, che hanno creato un ambiente che potrebbe compromettere il successo dello spettacolo”. Alle spalle della decisione le proteste dell’ambasciata ucraina in Italia e degli attivisti ucraini che risiedono nel nostro Paese.
Su questo tema, e sui precedenti casi di artisti russi boicottati in Italia, bisogna essere estremamente chiari. È del tutto legittimo che i rappresentanti dell’Ucraina (sia i diplomatici sia gli attivisti) facciano tutto ciò che è legalmente possibile in Italia per contrastare qualunque manifestazione del Paese con cui sono in guerra e dal quale hanno subito, nel 2022, un’invasione militare. Nel caso della Zakharova, già deputata del partito putiniano Russia Unita (anche se molto tempo fa: 2007-2011) e nota per aver approvato la riconquista manu militari della Crimea nel 2014 (anche se negli anni successivi pluripremiata, anche in Italia), il bersaglio era piuttosto evidente. E a nulla vale il fatto che la ballerina sia ucraina di nascita e di prima formazione artistica. Anzi, potrebbe anche sembrare un’aggravante. Nulla quindi da eccepire, ci mancherebbe pure.
Ma tutto il resto, diciamolo senza timori, è una vergogna. La Zakharova, che è una delle più grandi artiste del balletto classico contemporaneo (a 18 anni era prima ballerina del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, e da quelle parti col balletto non si scherza), sarebbe arrivata a Firenze per ballare, non certo per fare un comizio pro-Putin. A meno che in piroette e pas de deux non sia diventato di colpo possibile leggere anche un’ideologia. E di certo “le tensioni internazionali in corso” non avrebbero compromesso il successo dello spettacolo, visto che ora il Teatro deve rimborsare coloro che avevano già comprato il biglietto. A meno che per “compromettere il successo dello spettacolo” si intenda qualche clamorosa contestazione della comunità ucraina, possibile sottinteso che cambierebbe la prospettiva e a cui comunque non vogliamo nemmeno pensare.
Ma poi, con quale faccia tosta si parla delle tensioni internazionali? A Firenze le ipotesi di contestazione al calciatore israeliano Manor Solomon, noto per essere un sostenitore delle operazioni dell’esercito di Israele a Gaza, vengono stigmatizzate dagli stessi benpensanti che, a quanto pare, pensano che in Palestina non ci sia tensione e che i circa 200 mila palestinesi ammazzati finora siano uno scherzetto. Se una grande artista come la Zakharova, già deputata filo-putiniana, viene boicottata, perché nessuno propone di mettere un limite alla venuta in Italia dei deputati della Knesset che sostengono il massacro di Gaza, hanno votato a favore dell’annessione della Palestina e di artistico non hanno nulla?
E ancora: sappiamo quale porcheria, e con quali sanguinose conseguenze, fu l’invasione anglo-americana dell’Iraq nel 2003. Ma allora, oppure dopo, chi propose di escludere gli artisti americani e inglesi dai teatri, o gli atleti dalle competizioni internazionali? Niente tensioni internazionali? E del Venezuela vogliamo parlare? La Casa Bianca si impadronisce di un intero Paese e delle sue risorse e minaccia di fare altrettanto con un pezzo d’Europa come la Groenlandia: al Teatro del Maggio Fiorentino si preparano a tagliare gli artisti americani in nome delle “tensioni internazionali”? O se ne fregano perché hanno troppa paura dell’ambasciata americana, dei giornali di regime e di chi firma le sovvenzioni di Stato? Per esempio i 2,9 milioni di contributo ordinario e l’1,1 milioni di contributo straordinario erogati dalla Regione?
Basta quindi con queste buffonate. Lasciamo giocare i calciatori israeliani e ballare le ballerine russe. Facciamo suonare gli specialisti iraniani del setar e ammiriamo le ballerine del ventre egiziane. E soprattutto, non cerchiamo di coprire le nostre debolezze tirando in ballo questioni drammatiche per cui, ogni giorno, muoiono decine e decine di persone, disarmate o con il fucile in mano che siano.
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