Il mondo intero è trincea della guerra tra Ucraina e Russia. L’Africa colpita dalla militarizzazione delle esportazioni di beni cerealicoli. L’Europa che ha armato Kiev e sanzionato Mosca. Le Latinoameriche che hanno inviato combattenti volontari ad ambi i belligeranti. L’Asia delle triangolazioni commerciali e dei colpi di stato. Gli oceani dei tubi e dei cavi tagliati e sabotati.

La lusosfera, lo spazio geoculturale e pluricontinentale dei popoli che parlano la lingua portoghese, nel corso del secondo anno della guerra in Ucraina ha seguito il destino delle altre regioni del pianeta. Finendo tra due fuochi, quello russo e quello ucraino, condensati nel bizzarro sogno di Volodymyr Zelensky: entrare nella CPLP.

L’Ucraina vuole entrare nella CPLP

La Comunità dei Paesi di lingua portoghese, altresì nota come CPLP, è l’organizzazione internazionale con sede a Lisbona che dal 1996 funge da piattaforma di dialogo, incontro e raccordo per i lusiadi, ossia i popoli che parlano la lingua di Luís Vaz de Camões. E l’Ucraina ha intenzione di accedervi come membro osservatore.

La presidenza Zelensky ha dimostrato ai lusiadi, nel corso del 2023, di avere intenzioni serie. In settembre ha pilotato un bilaterale portoghese tra il segretario esecutivo dell’organizzazione, Zacarias da Costa, e l’ambasciatrice ucraina a Lisbona, Maryna Mikhailenko. In ottobre ha organizzato un vertice angolano tra il vicepresidente del parlamento ucraino, Oleksandr Korniyenko, e uno dei pesi massimi della piattaforma, Virgílio de Fontes Pereira, per esprimere il desiderio di Kiev di ottenere lo status di membro osservatore della CPLP.

La CPLP, che oltre a Portogallo ed ex colonie africane e asiatiche include anche il Brasile, ha manifestato disponibilità a discutere la candidatura dell’Ucraina. I requisiti per entrare nella CPLP, del resto, son tutto fuorché rigidi: non è necessario che il paese sia lusofono o che presenti una minoranza lusofona, ma che le sue università insegnino il portoghese o che esistano delle relazioni diplomatiche con uno o più membri dell’organizzazione. Requisiti che l’Ucraina soddisfa, ma la strada per l’adesione è in salita.

Le ragioni di Kiev

Angola e Guinea Equatoriale sono favorevoli all’ingresso dell’Ucraina nella famiglia lusofona, e probabilmente anche il Portogallo, che ne ha supportato lo sforzo bellico e figura tra i sanzionatori della Russia. L’accettazione, però, dev’essere discussa in sede CPLP e approvata all’unanimità. E scarse sono le probabilità che il Brasile, che alla Russia è legato dal doppio filo Lula-BRICS, sia propenso a invitare Zelensky e successori tra i commensali al tavolo della lusofonia.

Per l’Ucraina, che nell’anteguerra aveva approcciato anche il Consiglio Turco, la CPLP è un mezzo per tre fini: identità, economia e politica. L’identità è l’allontanamento dalla russosfera in favore di nuovi lidi. L’economia è l’aumento dell’import-export con un’area strategica quale lo spazio lusofono. La politica è l’attuazione di operazioni di disturbo indirizzate alla Russia, che del Brasile è alleato e che nell’Africa lusofona è presente con mercenari e corporazioni minerarie ed energetiche.

Forse Kiev non punta a un ingresso vero e proprio. Forse Kiev, che in guerra ha imparato la realpolitik, punta ad altro: colpire gli interessi di Mosca nella lusosfera. E un risultato, a questo proposito, l’ha già ottenuto: la formazione di due blocchi contrapposti nella CPLP in sede di Assemblea generale delle Nazioni Unite al momento delle risoluzioni sulla guerra in Ucraina. Il prossimo passo potrebbe consistere nel corteggiamento dei lusiadi maggiormente filoccidentali, ai quali presentarsi come anticamera di legami più forti con Ue e Stati Uniti. La partita è iniziata.