diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

In Algeria il flusso di proteste contro l’attuale classe dirigente non si è mai arrestato. Spesso le manifestazioni sono state dipinte come “anti Bouteflika”, ma in realtà il malcontento dei cittadini algerini non era soltanto contro l’ex capo dello Stato oramai fuori dal contesto politico da quasi due anni. Ad Algeri è cambiato il presidente, il Paese si sta preparando anche a nuove elezioni parlamentari, la popolazione però è rimasta in piazza. I nodi sociali ed economici da cui è stata avviata la protesta nel febbraio 2019 non si sono mai del tutto affrontati. E dopo una sospensione temporanea delle manifestazioni per via del Covid, i disordini sono ripresi ma con una preoccupazione in più: sull’ondata di malcontento pesa infatti il timore per una repressione.

L’appello delle Nazioni Unite ad Algeri

Nei giorni scorsi il dossier Algeria è arrivato ai piani alti del Palazzo di Vetro. Qui l’Alto Commissario per i Diritti Umani, Rupert Colville, ha espresso preoccupazione per il comportamenti delle autorità del Paese nordafricano: “Siamo molto preoccupati – si legge in una nota ripresa anche dall’agenzia marocchina Map – per il deterioramento della situazione dei diritti umani in Algeria e per la continua e crescente repressione contro i membri del movimento pro-democrazia Hirak“. Quest’ultimo è il nome dato all’insieme di associazioni ed enti che dal febbraio del 2019 hanno iniziato ad organizzare le proteste. Nel 2021 alcuni suoi rappresentanti, è la denuncia di Rupert Colville, avrebbero subito intimidazioni o carcerazioni di natura politica. Accuse in parte respinte da Algeri, ma che non hanno fatto placare le preoccupazioni delle Nazioni Unite: “Sono stati registrati – ha proseguito la nota – numerosi casi in tutto il Paese in cui le forze di sicurezza hanno usato violenza inutile o eccessiva e hanno effettuato arresti arbitrari per reprimere proteste pacifiche”.

“Secondo informazioni attendibili – ha continuato Colville – centinaia di persone sono state arrestate da quando le proteste sono riprese il 13 febbraio 2021”. Attualmente, fonti riconducibili all’Onu parlando di 32 persone detenute “per aver legittimamente esercitato i loro diritti umani e alcune di loro rischiano lunghe condanne mentre altre sono ancora in custodia cautelare”. Non mancherebbero denunce di violenza e torture praticate durante gli interrogatori: “Esortiamo le autorità algerine a rilasciare immediatamente e incondizionatamente tutti coloro che sono stati arrestati – ha concluso la nota dell’Alto Commissario – o detenuti arbitrariamente per aver sostenuto Hirak e ad abbandonare tutte le accuse contro di loro”.

Cosa sta succedendo in Algeria

Tutto è nato quando nel febbraio del 2019 Abdelaziz Bouteflika, presidente in carica dal 1999, ha annunciato l’intenzione di candidarsi per le imminenti presidenziali. La decisione ha suscitato una immediata condanna da parte di una fetta importante della società civile algerina. Bouteflika infatti, oltre ad aver già concorso per quattro mandati, dal 2013 soffriva per gravi problemi di salute a seguito di un ictus e non sembrava avere la giusta forza per guidare il Paese. A questo occorre aggiungere una congiunta economica non favorevole all’Algeria, con le fasce più povere della popolazione sempre meno tutelate. Da qui le proteste che ben presto hanno raggiunto gli angoli del territorio nazionale. L’allora capo dell’esercito, Ahmed Gaid Salah, non ha mosso i propri uomini contro i manifestanti. Stretto dalle proteste di massa, in buona parte inizialmente pacifiche, Bouteflika è stato costretto alle dimissioni nell’aprile 2019. Si è aperto così un periodo di transizione, in cui però le tensioni non si sono placate.

Anche perché le presidenziali fissate nel dicembre di quell’anno, sono state viste da molti cittadini come un tentativo del “pouvoir” di ottenere ulteriore legittimazione. Il nuovo presidente Abdelmadjid Tebboune, considerato uomo di Salah (deceduto per infarto poco dopo le presidenziali) non è mai entrato nelle simpatie dei manifestanti proprio per questo motivo. Da allora i manifestanti non hanno mai abbandonato la piazza e il movimento Hirak è rimasto come presidio per tutti i cittadini che vorrebbero portare a termine il definitivo cambio di potere in Algeria. I disordini sono esplosi nuovamente nel febbraio 2021, questa volta il governo algerino potrebbe usare una linea ancora più dura.